Guinea Equator.: piccolo paese, crocevia del mondo

Guinea Equator.: piccolo paese, crocevia del mondo

gennaio 2009
La rivista Jeune Afrique non è mai tenera con i paesi africani dominati da regimi poco democratici. Il reportage sulla Guinea Equatoriale, pubblicato recentemente, stupisce per i suoi toni elogiativi. Sono sottolineati i progressi economici ottenuti in questi anni e l’apertura al mondo, che questi hanno indotto. Suggeriamo di accompagnarne la lettura con il profilo stilato da “Peace Reporter”.

Quest’anno la Guinea Equatoriale ha celebrato a Bata, la seconda città del paese, il 40 anniversario della sua indipendenza. Sotto una pioggia battente, gli uomini e le donne, come dei bravi ragazzi, hanno sfilato per dimostrare l’eccezionalità della giornata.

Tra la folla, Ana, sulla cinquantina, ha gli occhi puntati sulla tribuna ufficiale. Sgranando i suoi ricordi, volge il suo sguardo all’intorno e si anima, un tremolio alla voce: “Quando vent’anni fa arrivai a Bata, al ritorno dal Gabon, non vi era praticamente nulla. Oggi la metamorfosi è tale che non credo ai miei occhi”.

Ciò è condiviso da quasi tutti i guineani dell’Equatore, testimoni dell’accelerata trasformazione del loro paese. Questo cambiamento è stato possibile solo grazie alla manna petrolifera, è innegabile. Ma vi è stata anche la volontà politica di dotare la Guinea Equatoriale di quelle infrastrutture di base, che le mancavano totalmente.

Dieci anni fa, questa ex colonia spagnola era considerata dai paesi vicini una quasi nullità. Nell’ottobre 1968, all’epoca dell’indipendenza, le cose andavano male: il cacao, sua principale ricchezza non era sufficiente per assicurare grandi guadagni. E poi il regime brutale del presidente del paese, Francisco Macias Nguema, aggrava la situazione.

Non contento di rompere le relazioni con l’occidente espellendo gli spagnoli, non risparmiò neppure gli operai agricoli originari in gran parte della Nigeria. La ferocia del regime fu tale che più di un terzo della popolazione, essenzialmente dei quadri, partirono in esilio, lasciando un paese esangue.

Nel 1979, Teodoro Obiang Nguema, nipote del presidente, e tenente colonnello dell’esercito si impadronì del potere. “Il colpo di stato della libertà”, si disse. Senza risorse la Guinea Equatoriale è costretto a riallacciare rapporti con il resto del mondo. Il nuovo potere cerca una nuova politica per rassicurare la popolazione traumatizzata dal regime precedente.

La scoperta del petrolio alla metà degli anni 1990, e soprattutto il suo sfruttamento effettivo a partire dal 1995, cambia radicalmente il quadro. La Guinea diventa rapidamente una destinazione privilegiata per gli imprenditori del mondo intero. Il un lasso di tempo molto corto, i suoi redditi raggiungono somme inimmaginabili. Chi governa il paese comprende che per approfittare dello sviluppo, si deve praticare una politica di apertura totale. La logica è semplice: gli affari sono affari e bisogna che tutti ne siano avvantaggiati.

Nella scelta dei partners strategici, il paese opera a tutto raggio. Diversificazione per evitare la dipendenza e profitti mutui, queste sembrano le grandi linee della diplomazia equatoriale guineana. La Spagna ha delle relazioni spesso conflittuali con la sua ex-colonia. Si sente esclusa dai ricchi contratti petroliferi. Ed è accusata dal regime di Malato di accordare asilo politico a oppositori del regime, come Severo Moto.

Gli Stati Uniti, le cui imprese hanno scoperto il petrolio e provveduto alla produzione, occupano la vetta della piramide. Subito dopo vengono i cinesi, presenti soprattutto nella costruzione delle grandi infrastrutture. E poi la Corea del Sud e Cuba, che si è occupata soprattutto della formazione dei medici, e fornisce molti insegnanti nelle discipline scientifiche.

E la Francia? La Guinea Equatoriale è diventata membro dell’Organizzazione Internazionale della Francofonia nel 1989, e ha adottato il francese come lingua ufficiale, allo stesso titolo dello Spagnolo nel 1997. I francesi occupano, dunque, una posizione privilegiata.

Malabo conserva anche degli ottimi rapporti con l’Egitto, le cui imprese ottengono in cambio dei grossi contratti, con la Arabo Contractas nel settore della costruzione stradale. Lo stesso avviene con il Marocco, che si è visto attribuisce importanti cantieri (particolarmente il porto di Malabo), oltre che occuparsi della sicurezza presidenziale.

Il Sud Africa, interessato dallo sfruttamento del petrolio, anch’esso un alleato importante. Come prova della volontà delle autorità guineane di consolidare le relazioni con Pretoria, il nuovo Leader dell’ANC, Jacob Zama, è stato invitato alla festa nazionale di Bata e trattato come un capo di stato.

Un altro segno della volontà d’apertura diplomatica, economica e culturale della Guinea: la sua domanda di adesione alla Comunità del Paesi di Lingua Portoghese (CPLP), che le permetterebbe di approfondire le sue reazioni con il Brasile.

Anche in seno a organizzazioni regionali come la Comunità Economica degli Stati dell’Africa centrale e la Comunità Economica e Monetaria dell’Africa Centrale, la Guinea Equatoriale fa sentire la sua voce. Vuole approfittare del suo peso finanziario per condizionare le decisioni da prendere. Un atteggiamento non sempre ben visto dagli altri paesi, meno fortunati della Guinea in risorse minerali, che parlano già di “arroganza dei nuovi ricchi”.

Il paese non esita neppure a mostrare i suoi muscoli, come accaduto nella sfilata della Festa Nazionale del 12 ottobre, in cui l’esercito ha messo in mostra un arsenale ultramoderno.

Ormai da più di 15 anni il dinamismo della Guinea Equatoriale stupisce i vicini e gli stessi organismi internazionali. Ecco come sintetizza la situazione un rappresentante dell’Onu a Malabo: “Abbiamo sempre lavorato in uno schema che consiste nel trovare le vie di sviluppo per un paese povero di risorse. Qui invece ci troviamo in un paese dotato di grandi mezzi finanziari e capace di finanziare il suo proprio sviluppo. Ci sentiamo completamente spiazzati!”.

Foto: la nuova sede dell'impresa petrolifera statale GE Petrol

Da Jeune Afrique n° 2501

4-01-2009

Confronta ora con il profilo del paese presentato dal sito Peace Reporter.


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