Eufor: mantenere pace e sicurezza in Ciad

Eufor: mantenere pace e sicurezza in Ciad

gennaio 2009
La jeep si apre il cammino in mezzo a degli asini che trainano delle cisterne arrugginite. Sopra il tettuccio, una rete mimetica color sabbia. Arrivati al campo Ciara, quartier generale del contingente irlandese dell’Eufor, la piccola unità di soldati d’élite francesi si riuniscono con i commando olandesi, in partenza per il distretto di Dodgoré, dove le Ong “Medici senza Frontiere” e “Azione contro la Fame” hanno dovuto interrompere le loro attività da alcune settimane.

In questo distretto sguarnito di protezione militare, banditi di tutti i tipi agiscono indisturbati e infieriscono sulla popolazione e sugli agenti umanitari. Per questo la direzione dell’Eufor, la Forza dell’Unione Europea per in mantenimento della pace in Ciad e Repubblica Centrafricana, ha deciso di inviarvi delle pattuglie mobili ben armate. Vi partecipano anche 100 soldati italiani.

È un’ora cruciale per l’Eufor. Il 15 marzo 2009 scade il mandato dei 3700 soldati europei dispiegati nell’est del Ciad e nel nord-est del Centrafrica. Una missione dell’Onu dovrebbe prenderne il posto, con un contingente di 5000 soldati. Così ha deciso il Consiglio di Sicurezza il 15 dicembre scorso. Il presidente ciadiano ha dato il suo accordo, ma a New York si tergiversa.

Per questo aumentano le pressioni sull’Unione Europea, affinché la maggioranza dei loro contingenti rimanga in Ciad sotto la bandiera dell’Onu. “Noi lavoriamo in stretto contatto con l’Onu” conferma il generale irlandese Patrick Nash, comandante supremo dell’Operazione Eufor. “Non posso garantire che tutti gli europei accetteranno di assicurare la transizione, ma ho delle buone speranze”.

La Polonia resterà probabilmente con una parte dei suoi 400 soldati. Lo stesso hanno promesso Albania, Croazia e Russia, che partecipano alla Forza di pace, pur non essendo membri dell’EU.
La presenza di una forza di pace, sotto l’egida dell’Onu o dell’Unione Europea, è di importanza vitale per la popolazione del Ciad. Soprattutto che la stagione secca attuale, fino alla fine di marzo, è propizia alla ripresa della violenza.

Banditi di ogni genere, ribelli ciadiani finanziati dal Sudan o soldati di ventura abituati a vivere dei saccheggi ai danni della popolazione, possono attaccare e fuggire con più facilità durante questo periodo. Ci si ricorderà che fu proprio nel mese di febbraio dell’anno scorso, in piena stagione secca, che gli oppositori armati del regime ciadiani avevano attaccato la capitale N’Djamena, e per poco non riuscivano a rovesciare il regime di Déby.

L’Eufor, fedele al suo mandato di stretta neutralità, avrebbe tutto da perdere se il passaggio di consegne avvenisse nel caos. “La nostra forza di dissuasione riposa sulla nostra solidità e sulla nostra credibilità. Finora abbiamo dato prova che la nostra missione non era impossibile”, continua il generale Nash.

Ma non tutti condividono l’ottimismo del capo dell’Eufor. A Abéché, dove è basata la maggior parte delle Ong, le critiche all’Eufor non sono velate. Le si rimprovera di restare troppo accantonata nei suoi accampamenti, e di non saper garantire una protezione efficace nei distretti lungo la frontiera con il Sudan, dove recentemente delle incursioni di miliziani hanno bruciato sei villaggi.

Ma nonostante tutto, la presenza degli europei ha avuto effetti positivi. Sono riusciti a preservare una neutralità che sembrava compromessa dalla presenza al suo interno di 2100 soldati francesi (più della metà del totale), in un paese dove sono mal visti. In giugno un’incursione dei ribelli ciadiani a Goz Béida è stata bloccata dai soldati irlandesi, in collaborazione con i colleghi austriaci e svedesi. La popolazione è stata protetta.

L’importante ora è di tenere gli occhi aperti. Il Sudan non desiste nel perseguire il suo piano di destabilizzare il regime di Déby, e il caos del Darfur può rapidamente propagarsi anche al Ciad.

Da un articolo pubblicato su Tchad Actuel


6-01-2009

Informazioni sulla presenza dei militari italiani dell’Eufor in Ciad su Irpina News

La pagina della Missione Eufor nel sito dell’Unione Europea

Il punto di vista delle Ong impegnate in Ciad e Centrafrica


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