Benin: il vudù è incurante dell’AIDS

Benin: il vudù è incurante dell’AIDS

gennaio 2009
Più di metà dei 7 milioni e 500 mila abitanti del Benin hanno legami più o meno stretti col vudù, che è stato riconosciuto religione ufficiale dal governo nel 1996.

I riti vudù del Benin sono sempre stati inaccessibili a chiunque, ad eccezione dei loro sacerdoti e fedeli. Persone estranee alla comunità vudù sono state finora incapaci di penetrare il segreto di queste confratenite. Siccome certe pratiche - come la scarificazione e tatuaggi - sono ad alto rischio di infezione HIV, i responsabili governativi della Salute Pubblica del Benin considerano i praticanti del vudù persone a rischio.

“Si tratta di pratiche che comportano un alto rischio – afferma Paul Boya, uno dei Direttori del Ministero della Salute. Si pratica la scarificazione, cioè tagli sulla pelle, la circoncisione per i maschi e la mutilazione genitale per le femmine. Sappiamo che spesso usano gli stessi strumenti chirurgici non sterilizzati per varie persone.”

Boya aggiunge che un altro rito vudù è pericoloso: quando cioè nelle cerimonie le persone vengono a contatto col sangue altrui, sia per scambio, sia succhiandolo.

Un mondo chiuso


Gli operatori ufficiali della Salute Pubblica si trovano davanti ad una barriera impenetrabile “Impossibile lavorare con i capi del vudù – dice Boya – è un mondo sigillato che rende impossibile ogni collaborazione. I fedeli tengono la bocca ermeticamente chiusa su ciò che avviene nell’iniziazione. E anche se riuscissimo in parte, chi può sapere ciò che avviene dopo l’iniziazione?”

Ma Dah Alligbonon Akpochihala, prete del vudù e presidente di Recades, una Ong locale, non è d’accordo. “E’ vero che i nostri conventi non sono aperti a chiunque. I membri delle Ong dovrebbero passare tramite i responsabili del vudù tradizionale. Purtroppo solo raramente prendono contatti con noi, e solo per rari incontri formativi”.

Akpochihala dice che questo metodo non può essere efficace nell’educare alla lotta contro l’HIV nei conventi; ci vorrebbero più sforzi meglio organizzati e più finanziamenti da parte del Programma Nazionale di lotta contro HIV e AIDS.

La Banca Mondiale ha finanziato la distribuzione di preservativi e corsi di formazione per preti vudù dal 2002 al 2006. “Il Programma governativo ha un contatto molto limitato con i responsabili del vudù” afferma Maria Constance Mélomè. “La situazione è delicata, ed è difficile rompere il segreto di quella società!”

Nel 2008 è stato organizzato un programma formativo per la prevenzione dell’HIV e AIDS; ma solo 20 preti vudù hanno partecipato, molto meno di ciò che si era previsto.

Il tasso ufficiale di infezione di HIV in Benin era del 2% nel 2007; ma nei gruppi a rischio, ad esempio tra i “lavoratori/lavoratrici” del sesso la percentuale sale al 25%, secondo le statistiche del Programma Nazionale di Controllo dell’AIDS e dell’HIV.

22-01-2009

A cura di Renzo Adorni, da un articolo di Irin-news

Un numero della rivista Afriche sulla pandemia dell'Aids nel continente

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