Bill Gates e la rivoluzione verde in Africa

Bill Gates e la rivoluzione verde in Africa

febbraio 2009
Il giornalista David Rieff ha pubblicato sul The New York Magazine un’inchiesta sul ruolo che svolge la fondazione di Bill Gates nel rilancio dell’agricoltura africana. Essa finanzia centri di ricerca molto seri, come l’Agra. Ma ci sono voci discordi sulle sue politiche. Ne riportiamo alcuni brani.

Rajiv Shah è agronomo, e lavora nella Fondazione Bill e Melinda Gates, occupandosi di agricoltura nei paesi in via di sviluppo. Shah mi ha spiegato cos'è che non ha funzionato nell'agricoltura africana.

Negli anni cinquanta e sessanta, la cosiddetta rivoluzione verde aveva trasformato la produzione alimentare dell'Asia e dell'America Latina con l'introduzione delle colture intensive e l'aumento dell'uso di pesticidi e fertilizzanti. Ma non aveva coinvolto l'Africa: le poche colture intensive realizzate nel continente non avevano tenuto conto degli equilibri locali africani, e non avevano dato buoni risultati.

In quegli anni, in Africa il cibo costava relativamente poco, la popolazione era scarsa e gli aiuti per lo sviluppo erano diretti soprattutto verso le zone industriali urbane. La Banca mondiale e altre organizzazioni internazionali avevano puntato tutto sui pareggi di bilancio, spingendo i governi locali a tagliare i fondi per l'agricoltura.

La rivoluzione verde mancata


Quando, negli anni settanta, la situazione è peggiorata drasticamente, i governi africani e i donatori stranieri avevano perso ogni interesse nello sviluppo agricolo del continente. Negli anni ottanta, ha proseguito Shah, l'ortodossia della Banca mondiale ha imposto un’agricoltura di esportazione, concentrata su un numero ridotto di prodotti, e questo ha ulteriormente emarginato i piccoli proprietari agricoli, che in Africa sono la maggioranza. A quella situazione già critica, ha concluso Shah, "si sono aggiunti gli effetti destabilizzanti del cambiamento climatico".

Joseph DeVries è un genetista delle piante e ha lavorato per molti anni alla fondazione Rockefeller. Oggi è uno dei responsabili dell'Alleanza per una rivoluzione verde in Africa (Agra) di Nairobi, dove guida il programma di ricerca sulle sementi creato dalla fondazione Gates e dalla fondazione Rockefeller.

Durante la visita a un produttore di sementi in Tanzania gli ho chiesto perché la situazione dei piccoli agricoltori africani sia così peggiorata. "Guardi", mi ha risposto mentre lasciavamo Dar es-Salaam diretti alla sede di una cooperativa agricola, "in Africa la terra è abbondante. In passato, però, la popolazione era poca e riusciva a sopravvivere. Ma adesso è stato raggiunto il limite ed è cominciato questo ciclo negativo".

Poi la sua voce è diventata più secca: "O aumenta la resa delle terre coltivate, oppure la bassa produttività, unita all'incremento demografico, costringerà i piccoli agricoltori ad abbattere le foreste per coltivare nuovi terreni. Non ci sono altre alternative praticabili".

Agra, Allenza per l’agricoltura africana, con i soldi di Bill Gates


L'Agra è il principale beneficiario dei finanziamenti della fondazione Gates, che finora ha stanziato a suo favore 264 milioni di dollari. Fondata nel 2006, l'Agra è salita agli onori della cronaca nel giugno del 2007, quando l'ex segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan è diventato il suo presidente. I principali finanziatori sono le fondazioni Gates e Rockefeller. Quando ho visitato la sua sede, a Nairobi, si respirava un'aria di ottimismo. "Usando sementi di alta qualità (e non parlo di sementi geneticamente modificate) con un serio programma di rinnovo dei terreni possiamo ribaltare la situazione dei piccoli agricoltori africani", mi ha detto Namanga Ngongi, il direttore camerunese dell'Agra.

DeVries è d'accordo, come mi ha spiegato durante una visita insieme a Shah a uno dei beneficiari del programma, un produttore di sementi della Tanzania occidentale. "Sono decenni che non sappiamo come risolvere i problemi agricoli dell'Africa", ha detto. "La risposta è una seconda rivoluzione verde", che serva a diffondere colture adatte a questi terreni e in grado di assicurare alte rese senza l'uso di grandi quantità di pesticidi e di fertilizzanti troppo costosi per i piccoli agricoltori. Poi DeVries ha aggiunto: "Non saranno i nostri avversari a spiegarmi cos'è andato storto nella prima rivoluzione verde. Non intendiamo ripetere quegli errori". Infine, tornando al suo argomento, ha concluso: "La soluzione sta nelle sementi e in un migliore nutrimento del suolo. Oggi sappiamo come fare".

Voci critiche

La fondazione Gates si è trovata quasi all'improvviso a dominare un settore molto sensibile della politica economica dei paesi in via di sviluppo. E questo le ha procurato dei nemici. Senza dubbio gioca un ruolo l'ostilità che circonda qualsiasi cosa abbia a che fare con la Microsoft. Ma anche i metodi applicati dalla fondazione attirano le critiche. Uno dei suoi avversari più accesi è Raj Patel, autore di I padroni del cibo (Feltrinelli, 2008).

Patel mi ha raccontato di essere uscito da una riunione con Shah a Berkeley con la netta sensazione che fosse "impossibile ottenere una risposta chiara su quello che stanno facendo". E ha aggiunto: "Mi è parso tutto molto teorico. Un'istituzione pubblica sarebbe tenuta alla trasparenza. Loro invece no. Si ha l'impressione di trovarsi di fronte a una fondazione che vorrebbe sostituirsi a Dio in Africa".
Le critiche di Patel riguardano soprattutto l'eccessiva fiducia in soluzioni basate sulla tecnologia e sul mercato, cioè a quello che lo stesso Bill Gates ha definito "capitalismo creativo".

Secondo Patel e altri esponenti del movimento agroambientalista, le iniziative di Gates ottengono il risultato di presentare questa impostazione tecnica come l'unica risposta alla crisi alimentare dell'Africa. "Sicuramente Gates e i suoi agiscono con le migliori intenzioni", ha insistito Patel. "Resta il fatto che sono riusciti a imporre le loro condizioni, e questo rafforza lo status quo invece di trasformarlo".

Non tutti sono moderati come Patel. Durante una conferenza del movimento Slow food che si è tenuta a San Francisco dal 29 agosto al 1 settembre 2008, l'ambientalista ed economista indiana Vandana Shiva ha accusato la fondazione Gates di essere "la minaccia più grave per gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo". I critici come Shiva fanno notare che la fondazione ha assunto alcuni ex dirigenti di grandi multinazionali, tra cui spicca Rob Horsch, un agronomo che ha lavorato per molti anni per la Monsanto.

Peter Rosset, esperto di agricoltura di Via Campesina - un movimento internazionale che si batte per la sovranità alimentare - afferma che "Monsanto controlla già una larga quota del mercato mondiale delle sementi, e l'Agra (quindi, per estensione, anche Gates) corteggia grandi imprese come Monsanto e Syngenta".

Durante i miei incontri con i funzionari dell'Agra ho avuto l'impressione che Joseph DeVries disprezzi chi critica la fondazione, e che Ngongi non se ne curi. Rajiv Shah, invece, mi è sembrato dispiaciuto: "Sono andato a Berkeley per incontrare i rappresentanti di Food first e sono tornato con la voglia di lavorare di più con i gruppi agroambientalisti , mi ha detto. "Noi parliamo con chi è disposto a parlare con noi. Altrimenti come potremmo pensare di promuovere una trasformazione?". Ha fatto una pausa e poi ha aggiunto: "Devo dire che non capisco proprio il motivo di tanta ostilità. Io sono davvero convinto che abbiamo qualcosa da imparare da loro”.

7-02-2009

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