Uganda: voci contrastanti sulla pena di morte

Uganda: voci contrastanti sulla pena di morte

febbraio 2009
Si continua a discutere in Uganda sulla decisione della Corte di Cassazione di mantenere la pena di morte. Con una sentenza del 20-01-2009 la Corte Suprema ha, infatti, riconosciuto che la pena di morte non è in contraddizione con la costituzione ugandese.

Ha inoltre stabilito che i condannati a morte devono essere impiccati entro tre anni dalla conferma definitiva della condanna, trascorsi i quali la condanna verrà commutata in ergastolo. uganda carcerato pLa sentenza è stata emessa dopo che 417 detenuti nel braccio della morte, assistiti dall’organizzazione per i diritti umani “Foundation for Human Rights Iniziative”, hanno scritto alla Corte per mettere in questione la costituzionalità della pena capitale, e per protestare contro il lungo tempo trascorso nel braccio della morte e il metodo disumano dell’impiccagione.

I giudici della Corte hanno però chiesto al Parlamento di “riaprire il dibattito su quanto sia opportuno e, desiderato dalla popolazione, che la pena di morte sia contemplata nella nostra Costituzione”.

La sentenza ha suscitato unìondata di critiche. Il 22 gennaio è intervenuto l’ordine degli avvocati e una delegazione degli attivisti per i diritti umani. Il 4 febbraio, il presidente dell’Uganda Law Students' Society, Brian Bwesigye, ha ribadito che nessuno si può arrogare il diritto di uccidere un’altra persona. Ha ricordato anche che la pena di morte contraddice la ratifica da parte dell’Uganda di convenzioni internazionali sui diritti umani, e che il primo dei diritti è quella alla vita.

Il giudice Joseph Nyamihana Mulenga, che ha dichiarato ai giornalisti: “Io non credo nella pena di morte; non credo che sia utile, ma sono consapevole che molte persone continuano a pensare che sia un deterrente, altrimenti il numero di persone che sono state impiccate nel corso del secolo sarebbe state sufficiente per dissuadere chiunque dal commettere un omicidio”. Un altro giudice, Egonda Ntende, ha riconosciouto che la maniera con la quale la pena di morte è eseguita costituisce un trattamento crudele, inumano e degradante, che è contrario agli articoli 24 e 44(a) della Costituzione.

Anche i leader religiosi dell’Uganda si sono dichiarati dispiaciuti per la sentenza della Corte suprema. Il vescovo della diocesi di Lugazi, Mathias Ssekamanya, ha detto che uccidere chi commette un reato non è una soluzione.

Il presidente Museveni al contrario, ha lodato i giudici per essersi rifiutati di eliminare la pena di morte. In un discorso pubblico a Kololo il 25 gennaio, Museveni ha detto che chi uccide degli innocenti non merita altro che la morte. “Qualcuno chiede alla Corte Suprema di abolire la pena capitale. Non è compito della Corte Suprema ma del Parlamento. Sono contento che anche le corti se ne siano accorte.” Cinque giorni prima, però, aveva concesso la grazia a 3 candannati a morte, Due di questi erano ministri di governi di Idi Amin e Obote, che erano stati incarcerati per omicidio.

Il 4 febbraio i media hanno riportato la notizia che il Ministro della Giustizia e degli Affari Costituzionali dell’Uganda, Fred Ruhindi, ha deciso di esaminare alcune recenti condanne a morte, e si è impegnato a trovare una soluzione politica alla questione della pena di morte.

10-02-2009

Approfondimenti:


La scheda dell’Uganda del movimento “Nessuno tocchi Caino”, che promuove nel mondo la campagna di abolizione della pena di morte

Le ultime notizie sulla pena di morte in Uganda dal sito di Sant’Egidio

Una Gallery di Repubblica sulle prigioni del Nord dell'Uganda

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