Tanzania: in forte crisi l’industria dei fiori

Tanzania: in forte crisi l’industria dei fiori

febbraio 2009
Prima l'industria del turismo adesso la produzione di fiori: la crisi economica internazionale sta cominciando a far vedere i suoi concreti effetti anche in Tanzania, ad Arusha in particolare. In questo centro ai piedi del Kilimangiaro, la vetta più alta d'Africa, alla sensibile diminuzione delle presenze turistiche stanno seguendo crescenti difficoltà a vendere i fiori, seconda fonte di reddito per gli abitanti di Arusha.

Sono aumentati i costi del trasporto verso i centri di vendita all’ingrosso dell’Europa, ma anche le spese di produzione locale, in particolare gli insetticidi. Al contrario, i prezzi di vendita dei fiori sono in picchiata. Se non si fa qualcosa immediatamente, le imprese che coltivano i fiori falliranno una dopo l’altra.

Ne dà notizia Valentine Marc Nkwame in un articolo pubblicato sul quotidiano tanzaniano The Arusha Times, che cita un rapporto dell'Associazione di orticultura della Tanzania (Taha): "Da settembre 2008 – scrive Nkwame – i molteplici effetti della crisi hanno avuto drastiche implicazioni per il settore della floricoltura… da ottobre i prezzi sono diminuiti in media fra il 30% e il 50% rispetto all'anno precedente con alcune qualità rimaste invendute".

Negli ultimi anni, fino alla crisi finanziaria mondiale, il mercato dei fiori era in costante crescita. Sono aumentati gli investimenti, e di conseguenza la produzione, per far fronte all’aumento della domanda. Ma i fiori sono tra i beni di consumo che hanno subito un crollo nella domanda negli ultimi mesi.

Un altro fattore che incide sulla crisi è la forte svalutazione delle monete di due paesi che sono grandi importatori di fiori: Gran Bretagna e Russia. Per i compratori di questi paesi importare fiori dalla Tanzania significa pagarli più cari di un terzo, solo per effetto della svalutazione. Tornano perciò competitivi i fiori prodotti localmente.

Il fattore climatico

Bisogna ricordare un ulteriore fattore, più a lungo termine, e non dipendente dall’attuale fase dell’economia mondiale: il fattore climatico. La temperatura si è innalzata anche alle falde del Kilimanjaro, zona di produzione dei fiori tanzaniani. Ciò significa maggior uso di pesticidi, ma anche diminuzione delle qualità dei fiori, che è determinata da una corretta proporzione di colore, profumo, peso, dimensioni, favorita da climi freschi e secchi, con insolazione costante.

Citando dati e testimonianze dei quadri della Taha, il giornalista Nkwame riferisce, inoltre, che nelle grandi aste gli acquirenti tendono a scegliere in primo luogo i fiori coltivati in Europa, per passare poi a quelli africani; un fatto che va a detrimento della Tanzania che deve anche fare i conti con la concorrenza di Etiopia e Kenya, paesi più attrezzati in termini di infrastrutture e con una produzione superiore.

"Se non si prenderanno provvedimenti - ha detto Jacqueline Mkindi, segretario esecutivo della Taha – migliaia di lavoratori resteranno a casa. Già adesso è più conveniente gettare via i fiori piuttosto che trasportarli, affrontando i costi dell'aereo e trovandosi di fronte a un mercato con prezzi in ribasso. La cosa curiosa è che se nelle aste i fiori restano invenduti siamo tenuti anche a pagare i costi di smaltimento rifiuti".

Attualmente, l'industria dei fiori in Tanzania dà lavoro a 50.000 persone e genera un fatturato pari a 130 milioni di euro.

Dal sito del quotidiano Arusha Times, riportato dall’Agenzia AllAfrica

Giovani africani dalle bidonville alla vetta del Kilimanjaro

Dalla Tanzania ci viene anche una bella notizia: giovani provenienti dai quartieri poveri di città del Kenya, della Tanzania e del Ghana, sono stati invitati a partecipare a un'ascensione del Monte Kilimangiaro, il più alto dell’Africa, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui pericoli legati al cambiamento climatico e al bisogno di proteggere l’ambiente.

L’ascensione, chiamata "rooftop of Africa”, inizia il 28 febbraio e durerà 5 giorni, ed è la quarta organizzata dall’associazione indipendente Kilimanjaro Initiative (fondata dallo svizzero Timothy Challen), che ha sede nella capitale Kenyana Nairobi, con il sostegno di diverse agenzie dell’Onu, tra le quali il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep).

26-02-2009

Leggi un articolo del quotidano francese Le Monde: Il profumo solforoso delle rose keniane Il profumo solforoso delle rose keniane.pdf

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