Costa d’Avorio: il cacao porterà benessere?

Costa d’Avorio: il cacao porterà benessere?

marzo 2009
I coltivatori di cacao della Costa d’Avorio quest’anno sono beneficati dagli alti prezzi sul mercato mondiale. Alla borsa di Londra, il future del cacao ha toccato le più alte quotazioni, come non avveniva da 25 anni: potrebbe persino raggiungere il prezzo record di 3000 dollari la tonnellata. Una grande notizia per centinaia di migliaia di piccoli coltivatori, in un paese che produce cacao più di ogni altro.

Qualcosa è cambiato nella loro vita quotidiana? Il giornalista John James della BBC è andato ad incontrarli, per raccogliere la loro opinione. Bisogna inoltrarsi nella fitta foresta del sud-ovest del paese, affrontando piste fangose e ponticelli di legno precari, ed arrivare nei piccolissimi villaggi, dove i coltivatori vivono a ridosso delle loro piantagioni di cacao.

I coltivatori di cacao in Costa d’Avorio hanno dovuto abbattere foreste centenarie per ottenere piantagioni di cacao molto estese. Attualmente la stagione della raccolta del cacao sta volgendo al termine. Dopo un lungo viaggio, su piccoli camion o pick-up, superando il fango e le buche delle piste, il cacao della foresta ivoriana arriva al porto. Una volta trasformato, lo ritroviamo nei nostri bar e supermercati sotto forma di cioccolato.

cocoa podsDopo aver tagliato il cacao dagli alberi, i coltivatori lavorano seduti in gruppo su uno spesso tappeto di foglie. Mentre conversano tra di loro, prendono in mano una grossa noce gialla di cacao, che ha la forma di una piccola palla da rugby. Con una mano tengono la noce, e con l’altra la spaccano con un machete. Devono essere abili per non ferirsi.

La noce si apre, ed appaiono i semi di cacao, coperti da una gelatina dolce e cremosa. I grani sono prima ammucchiati, e quindi lavati e messi a seccare su delle stuoie a più riprese, prima di essere messi in grossi sacchi che viaggeranno fino al porto di San Pedro.

È una vita dura, quella del coltivatore di cacao, che si deve addentrare nella fitta foresta per creare la piantagione. La sua casa è una misera capanna, senza nessun conforto. “Qui la gente più che vivere, deve mettercela tutta per sopravvivere”, afferma uno di loro.

Nelle foreste del sud-ovest della Costa d’Avorio vivono fianco a fianco un miscuglio di etnie e religioni. La maggioranza sono giovani, che sono emigrati qui, provenienti da una vita di povertà.

Uno dei villaggi visitati dal giornalista della BBC si trova a tre ore di jeep dalla strada principale, e lo si raggiunge per mezzo di una dissestata pista di foresta. Gli abitanti sono tutti immigrati dal Burkina Faso. Negli anni scorsi, durante la fase acuta della guerra civile, questi immigrati erano diventati bersaglio di attacchi xenofobi. Centinaia di migliaia erano dovuti ritornare precipitosamente in Burkina, per salvare la vita. Altri, invece, si erano nascosti nei piccoli villaggi isolati della foresta.

Su queste piste di foreste sono rimasti ancora i posti di blocco istituiti durante la guerra civile. Sulle grandi vie di circolazione, invece, sono già spariti. Non servono ad altro che spillare soldi ai coltivatori stranieri.

La vita è dura tra le piantagioni di cacao, ma se il raccolto è stato buono e i frutti tropicali sono cresciuti in abbondanza, c’è una pace e un piacere particolare in questi posti remoti, dove il segnale dei cellulari non arriva. Così almeno pensa un giornalista occidentale.

Ma a parte ciò, non si nota ancora nessun cambiamento in meglio nella vita dei coltivatori di cacao.

5-03-2009

Approfondimento:


- Il ruolo del cacao nella guerra civile ivoriana

- La speculazione del cacao nel mercato globale. Un articolo di Avvenire (segui il link o scarica il testo in pfd: cacao globale.pdf)


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