Costa d’A.: La gioventù bruciata di Rue Princesse

Costa d’A.: La gioventù bruciata di Rue Princesse

marzo 2009
Dopo 5 visite in Costa d’Avorio, e avere vissuto le realtà africane nei pressi delle varie missioni, ho voluto gustare l’altra parte della medaglia che non avevo ancora scoperto ma soltanto visto nei reportage televisivi. Un confronto pieno di attriti, colmo di incongruenze, due realtà opposte che apparentemente convivono in pace sullo stesso piano.

rue princesse pUn bizzarro effervescente divertimento sembra dilagare nelle nottate nei locali prospicienti la famosa rue Princesse di Abidjan, teatro della vita notturna della capitale. Motivo che mi ha spinto ad una formula di viaggio nuova, almeno per me. Favorito dall’amicizia consolidata nel tempo con una famiglia Ivoriana residente nel popolare quartiere di Yopougon, mi sono tuffato nella quotidianità dividendo con loro le varie fasi della giornata e della nottata in particolare.

Ed ecco la famosa Rue Princesse: una lunga strada rettilinea del quartiere Yopougon. Effettivamente la movimentata attività notturna balza immediatamente agli occhi, stridendo da ogni giuntura con la dilagante povertà riscontrabile in ogni altro angolo della città. Ma siamo in rue Princesse mi dicono, (per tutti semplicemente Rue) qui è diverso.

Una via che di notte sembra avere dimenticato i problemi del resto della città. Qui si viene per tutti i tipi di divertimento, il ballo, il bere e le donne presenti in grande numero. Ai lati di questa strada è tutto un fiorire di attività di divertimento; dai climatizzati night club, bar, ai music maquis che fino alle luci dell’alba assordano i clienti con ritmi africani sparati a volumi impossibili, il tutto intercalato dai tradizionali banchetti che offrono ai clienti cibarie di vario genere cotte al momento, sigarette, dolciumi, preservativi.

Il buio è interrotto dai grandi slam che reclamizzano, a vivaci colori, i tanti ritrovi. L’intermittenza colorata delle luci sembra animare la grande folla di clienti che arriva per lo più in gruppetti a bordo dei taxi sgangherati. I più fortunati con un auto di grossa cilindrata riciclata da qualche paese europeo. Veramente pochi quelli che giungono con fiammanti SUV. Tutti cercano divertimento in Rue Princesse. Tutti accomunati dai vestiti griffati, poco importa se originali o meno. La griffe omologa e consolida, facendo della folla un tutt’uno.

Distribuiti secondo tendenza e gusto nei vari locali, iniziano le danze. Si balla e forte. I ritmi sono incalzanti come sempre nella cultura africana. Movenze sensuali e ancheggiamenti vistosi condiscono il tutto mentre gli addetti continuano incessantemente a servire alcolici in generose dosi. I prezzi decisamente elevati, rapportati alla retribuzione media, non scoraggia gli avventori che incessantemente chiedono l’intervento dei camerieri.

Birra per i più e superalcolici per i più facoltosi. Tutti sono sorridenti mentre si esagera e si ostenta. Ostento dunque ho, ho dunque sono qualcuno. La possibilità di essere notati da una avvenente ragazza aumenta con la quantità di merce sul tavolino. Sguardo assente da divo e un buon passo di danza originale completano l’opera.

E la nottata avanza, le musiche proseguono alte e senza sosta e i camerieri continuano a togliere i vuoti sostituendoli con freschi rimpiazzi. La notte in Rue Princesse non conosce fine, se non quella naturale dettata dall’arrivo della luce. L’evento spinge gli avventori accaldati a letto e ripristina il chiasso veicolare che pian piano sostituisce quello delle casse musicali.

La notte è finita, o meglio il mattino l’ha scacciata e si fa rientro. Le strade percorse da migliaia di persone appiedate rapresentano tutte le povertà che si conoscevano. Rue Princesse è andata a letto e non si rialzerà fino alla prossima notte.

Matteo Sanavio


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