Uganda: la febbre di Internet contagia i giovani

Uganda: la febbre di Internet contagia i giovani

marzo 2009
«Mia sorella ha conosciuto suo marito, olandese, in chat, su Internet - racconta David Okello, 30 anni, tecnico di computer -. È circa un anno che vive in Olanda, e non sappiamo quando ritornerà. Mio padre ha persino smesso di parlarle». La sorella di cui David preferisce non rivelare il nome ha 26 anni e si è sposata con un olandese di 50. Si sono conosciuti in una chat, mentre lei, a circa settemila chilometri di distanza dal suo futuro marito, scriveva da uno degli Internet cafè di Gulu (Uganda).

Fino a due anni fa Gulu era al centro di una guerra ventennale, nota per i massacri e le amputazioni di labbra, mani e orecchie inflitte da decine di bambini-soldato arruolati a forza dai ribelli ugandesi. Da quando però, nell'agosto 2006, sono iniziati i negoziati tra il governo di Kampala e i ribelli, la situazione si è calmata al punto che nella cittadina si è sviluppata una delle più dinamiche economie del Paese.

In due anni sono stati aperti almeno sei Internet cafè. Solitamente sono locali con un'unica stanza dove sono ospitati una decina di computer, coperti dalla polvere onnipresente in Africa. È in uno di questi cyber-cafè, dalla connessione lenta, ma che funziona anche quando si rimane senza elettricità (i proprietari si organizzano con generatori che alzano il costo della connessione del 30%), che centinaia di giovani e adulti, provenienti da tutti i villaggi intorno, si connettono al Web.

Sfida alle tradizioni

La sorella di David è una di questi. Dopo alcuni mesi in chat e un viaggio in Olanda, ha deciso di rimanere in Europa e di sposarsi. La sua famiglia, comunque benestante, fa parte di una delle tribù più tradizionaliste in Uganda, quella del Mahdi, che ha origine nel vicino Sudan e che è costituita da poche centinaia di persone che vivono soprattutto nell'area di Arua, nella zona nordoccidentale del Paese.

Prima di ogni scelta definitiva, il capo famiglia dovrebbe incontrare il pretendente per dare inizio a una cerimonia che prevede la conoscenza, l'accettazione e, infine, il matrimonio tradizionale. Questo processo può durare mesi, ma Internet ha accorciato i tempi e la rete ha stravolto le antiche abitudini. Da poco, anche all'università Makerere di Kampala gli studenti possono usare Internet e, secondo Robert Opira, un consulente nella risoluzione dei conflitti, una volta tornati ai villaggi non vi rinunceranno facilmente e cambieranno così anche la mentalità della loro famiglia e della loro comunità.

«Internet aiuta le persone a imparare molto sulle altre culture del mondo, permette di svagarsi con la musica e, soprattutto, con lo sport - osserva Robert -. Molti di noi non leggono le notizie locali, ma seguono con interesse lo sport e, in particolar modo, il campionato di calcio inglese». Robert crede che la cultura africana sia ancora chiusa a queste cose, ma in futuro sarà destinata a cambiare.
«Nell'era della globalizzazione - aggiunge Dan Odiambo, appassionato di informatica -, le nostre abitudini cambieranno di certo.

Vorrei solo che tali mezzi costassero un po' meno». Dan guarda con interesse ai progetti per portare in Africa connessioni Internet veloci. Dan lavora a Telephone Solution, un Internet cafè di Malindi, sulla costa kenyana e dice che il Web è per lui già molto conveniente: «La comunicazione si fa sempre più vicina, veloce e le informazioni sono molto più facili e meno costose da ottenere rispetto ad altri mezzi. I piccoli imprenditori se ne stanno accorgendo e iniziano a fare pubblicità sul Web se devono promuovere le loro attività commerciali. Grazie a Internet, finalmente, possono raggiungere tutto il mondo. Investono poco e ci guadagnano molto».

Arrivato da poco, ma già non si può fare a meno di Internet

«Internet è relativamente nuovo in Uganda - continua Robert -. Ma alcuni ormai non potrebbero farne a meno. Sono circa cinque anni che il Web è arrivato in queste zone e ora persino i bambini di otto anni lo usano. Ogni giorno mi connetto e controllo un certo numero di siti. Ormai non riuscirei rei a stare nemmeno un giorno senza collegarmi».

«Chiunque naviga in Internet: ricchi e poveri, lavoratori e disoccupati», gli fa eco Jeff Nakana che, con un suo amico ugandese di base in Inghilterra, ha aperto dieci mesi fa l'Ace Computing Center, uno dei migliori Internet cafè di Gulu. I computer sono nuovi, puliti, e la connessione è tra le più veloci del posto. «Molti abitanti del distretto di Gulu lavorano con organizzazioni umanitarie che operano in questa zona. Vengono qui quando devono cercare informazioni, leggere articoli, o preparare rapporti. Fanno di Internet un uso soprattutto professionale. La vita è diventata più facile per loro. Ma ci sono anche ragazzi che non lavorano e vengono qui solo per chattare o navigare».

Secondo Jeff gli abitanti di Gulu non sono ancora molto esperti. Per esempio, le telefonate internazionali attraverso Internet non sono usate tanto quanto in Europa o negli Stati Uniti, nonostante siano particolarmente economiche. Ma lui e alcuni suoi colleghi hanno iniziato a informare chi non è esperto sulle potenzialità dei computer. «Molti miei clienti hanno amici e parenti all'estero - spiega Jeff -, quindi vogliono contattarli scrivendo loro e-mail, anche se alcuni vengono da noi senza sapere come si fa. Noi li aiutiamo a imparare».

Internet ha quindi grandi potenzialità, ma anche alcuni lati negativi. «La pornografia e la violenza di alcuni siti - aggiunge Jeff - rappresentano il lato oscuro del web. Ma non sono l'unica minaccia. Ci sono, per esempio, gli scam, siti che ti truffano facendoti credere di aver vinto denaro. Molti non sanno che questi siti servono solo a rubare soldi. Da parte nostra cerchiamo di mettere in guardia i clienti».

Queste truffe spesso hanno successo. In Uganda, per esempio, sono frequenti le e-mail con le quali si raccolgono fondi per le famiglie di vittime morte in incidenti stradali. Gli incidenti sono frequenti in Africa e la popolazione per solidarietà è disposta a sborsare soldi in conti bancari fasulli, perdendoli per sempre. Dan Odiambo però insiste. Secondo lui i vantaggi sono molto più numerosi degli svantaggi: «Quotidianamente ricevo clienti che non sanno niente di Internet e vogliono imparare, e questo vuol dire che il fenomeno si sta espandendo di giorno in giorno, con gran rapidità. Il mondo è davvero diventato piccolo».

Internet in Africa in costante crescita


Ngli ultimi anni l'utilizzo di Internet in Africa è cresciuto in modo esponenziale. Secondo le rilevazioni di Internet World Stats (un'organizzazione che elabora le statistiche sull'utilizzo del Web nel mondo) nel 2000 in Africa gli utenti della rete erano 4,5 milioni (su una popolazione di 955 milioni di persone), nel 2008 erano 51 milioni, con un incremento di oltre il 1.000% in otto anni (solo il Medio Oriente, nello stesso periodo, ha fatto meglio con un incremento di più del 1.100%). Nonostante questa performance però, gli africani nel 2008 rappresentavano solo il 3,5% degli utenti totali nel mondo.

Nel continente, sono i nigeriani i più assidui navigatori (10 milioni di utenti), seguiti da egiziani (8,6 milioni), marocchini (7,3 milioni), sudafricani (5,1 milioni) e algerini (3,5 milioni). In fondo alla fila: Repubblica Centrafricana (13mila utenti su una popolazione di 4,5 milioni di abitanti), Repubblica Democratica del Congo (230mila su 66,5 milioni) e Niger (40 mila su 13 milioni). Secondo Internet World Stats, è l'Asia ad avere il primato dei Web con 578 milioni di utenti (il 39,5% del totale), seguita da Europa (384 milioni), America settentrionale (248 milioni) e America latina (139 milioni).

In arrivo WiMax e banda larga


Se è vero che l'Africa è ancora il fanalino di coda nel mondo del Web, è altrettanto vero che gli Stati africani non stanno a guardare. Negli ultimi anni sono stati avviati tre grandi progetti per realizzare una dorsale per la banda larga nell'oceano indiano. Entro pochi mesi verrà terminata la posa dei cavi dell'East african submarine cable system, un progetto finanziato da Banca mondiale e Banca per lo sviluppo dell'Africa meridionale con il quale verrà collegato Mtunzini (Sudafrica) a Port Sudan (Sudan).

Nel frattempo il Kenya ha lanciato un progetto simile che si chiama The East Africa submarine system che collega Mombasa (Kenya) a Fujairah negli Emirati Arabi Uniti. II terzo progetto è denominato Seacom e si prevede verrà completato entro il giugno. Si tratta di una realizzazione complessa: la dorsale principale collegherà Sudafrica, Mozambico, Madagascar, Tanzania e Kenya. Una seconda collegherà il Kenya al Sudafrica.

Due ulteriori dorsali uniranno il Kenya alla Francia e la Tanzania all'India. Entro il 2010 anche sulla costa occidentale sarà poi ultimato il progetto West Africa Festoon system che prevede la posa dei cavi sottomarini in fibre ottiche per collegare alla rete i Paesi costieri dalla Nigeria al Sudafrica. Una volta fatta arrivare la fibra ottica sulla costa, rimane il problema di come diffondere Internet nell'entroterra. Qui i tecnici si devono confrontare con problemi strutturali non indifferenti.

Nel continente la rete di telefonia fissa è limitata: solo il 3% delle 400mila comunità rurali è collegato con una linea di telefonia fissa e lo 0,4% ha accesso a Internet). In molti Paesi poi questa rete è in cattive condizioni e ciò determina anche la pessima qualità delle connessioni. Si è pensato allora di affidarsi alle reti senza fili che permetterebbe una capillare diffusione di Internet sfruttando anche le reti di telefonia mobile (che, a differenza di quella fissa in Africa, sono avanzate).

Sperimentazioni in questo senso sono state fatte in Kenya, Nigeria e Ruanda. A questo si aggiunge un progetto lanciato da Google, che ha deciso di investire nelle connessioni Internet ad alta velocità in Africa, America Latina e Asia attraverso l'uso di satelliti che si collegheranno alle torri usate dai telefonini. Il progetto è stato chiamato "03b Network», sarà attivo dal 2010.

Matteo Fraschini Koffi, su Popoli di marzo 2009

16-03-2009

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