Industria mineraria: brutte notizie

Industria mineraria: brutte notizie

marzo 2009
I paesi africani ricchi di risorse minerarie stanno passando un brutto momento, a causa del crollo dei prezzi sul mercato mondiale.

Dopo quattro anni di euforia, e di escalation degli investimenti nel settore minerario, ora il settore attraversa una profonda crisi. In media si è verificata una riduzione del 50% nei prezzi dei prodotti, e in molti casi, prezzi così bassi non coprono le spese di estrazione. Per questo molte miniere sono state temporaneamente chiuse. Proviamo a fare un giro nei vari paesi, per vedere come è la situazione.

RD Congo: 930 milioni di dollari in meno dall’esportazione di rame e cobalto

Rispetto ad un anno fa 60% in meno il prezzo del rame. Più brutale la caduta del cobalto: oggi si vende a 9 dollari la libbra, cioè un quinto rispetto ai massimi del 2008. Il Congo detiene il 35% delle riserve mondiali di cobalto, e il 10% di quelle del rame: è logico che la sua economia risenta del crollo dei prezzi. 40 delle 70 imprese minerarie del Katanga sono ferme; 20.000 minatori sono in mobilità. Dicono gli operatori del settore che l’estrazione del cobalto dà dei guadagni quando il prezzo è al di sopra di 15 dollari al libbra. Anche l’estrazione artigianale di questo minerale è crollata. La crisi si sente anche nell’economia informale che anima le città minerarie.

Niger: 200 milioni in meno dall’esportazione di uranio

Da giugno 2008 a gennaio 2009 la libbra di uranio è passata da 140 a 53 dollari. Ma ciò non preoccupa la multinazionale francese Areva, che ha annunciato che non diminuirà la produzione, anzi continua nel suo obiettivo di farla crescere fino a 12.000 tonnellate nel 2012. La miniera di Arlit, la maggiore in Niger, manterrà la sua produzione attuale, che è di 3100 tonnellate annue. E i lavori per cominciare lo sfruttamento della nuova miniera di Imouraren continuano.
Chi però si lamenta è il governo del Niger, che ricava dall’esportazione dell’uranio il 50% delle sue entrate. Se il corso mondiale del’uranio si mantiene su questi bassi livelli, le entrate statali del 2009 saranno dimezzate rispetto al 2008.

Guinea: 20% in meno di ricavi dalla bauxite

Tale è la diminuzione del prezzo mondiale di questo minerale, da cui si produce l’alluminio. La Guinea è il secondo esportatore mondiale di bauxite, da cui ricava il 30% delle entrate statali. Le sue riserve sono immense (20 miliardi di tonnellate) e garantiscono risorse finanziarie per molti anni a venire. Ciò che preoccupa, però, non è solo il prezzo, ma anche i nuovi piani del governo militare che ha preso il potere con le armi: non è ancora chiaro che atteggiamento vorrà adottare con le 3 multinazionali straniere che dominano la produzione e l’esportazione. E non si sa ancora se andrà in porto il loro mega-progetto di costruire una fabbrica di alluminio, che vale 3,2 miliardi di investimenti, e che darà lavoro a decine di migliaia di guineani.

Mauritania: le esportazioni di ferro divise per tre

Le previsioni per il corso del ferro sono tetre: riduzione del 60% del prezzo sul mercato mondiale. Chi soffre di più è la Mauritania, per la quale il ferro rappresenta il 50% delle esportazioni. Il 2009 sarà un anno duro, se continuerà come è cominciato: ricavi del governo divisi per tre rispetto al 2008. Anche il Senegal piange: contava molto sulla nuova miniera di Falémé, che Arcelor Mittal prevedeva di far entrare in produzione nel 2011. Ma con prezzi così bassi tutto è rimesso in questione.

Gabon: i guadagni dal manganese ai livelli di due anni fa

Anche per il manganese si calcola una caduta del 60% del prezzo, e il Gabon, secondo produttore mondiale, ne fa le spese. Come prima conseguenza, la miniera di Moanda, la principale del paese, ha deciso di tagliare al produzione di 600.000 tonnellate. Il governo deve rivedere i suoi bilanci, e dimenticare i fasti del 2008. Il settore minerario ritorna al livello del 2006, ma resta pur sempre una delle potenzialità che il Gabon vuole sfruttare, per diversificare le sue entrate, e non dipendere solo dal petrolio.

Madagascar: il prezzo del titanio vacilla

Nonostante le forti oscillazioni del prezzo, che mediamente si è abbassato del 50%, la multinazionale anglo-australiana Rio Tinto mantiene il suo impegno in Madagascar. Vuole che il primo carico di ilmenite-titanio, proveniente dalla miniera di Mandena, arrivi già alla fine di marzo 2009 in Canada, nella sua fabbrica per la sua trasformazione. Finora sono stati investiti 1,2 miliardi di dollari dalla joint venture creata dalla multinazionale con il governo malgascio, e quest’anno si prevede di estrarre 750.000 tonnellate. Il governo prevedeva di ricavare 20 milioni di dollari di royalties, ma ora dovrà rivedere i calcoli.

Botswana e Angola: chiuse miniere di diamanti

Debswana, posseduta dalla De Beers e dal governo del Botswana, ha chiuso in febbraio due miniere. Una spera di riaprire in aprile; l’altra rimarrà chiusa per tutto l’anno. I lavoratori sono invitati a godere del prepensionamento o a lavorare in altre unità di produzione. I prezzi delle gemme preziose nelle maggiori gioiellerie, come l’americana Tiffany, sono scesi del 25%. La crisi economica mondiale spinge i consumatori a ridurre l’acquisto di beni di lusso.
Anche in Angola 4 società di media grandezza hanno annunciato che interromperanno la produzione di diamanti nella Lunda Norte e Sul. Tra di esse figura l’anglo-sudafricana Chitotolo, presente nel paese da 15 anni. Anche il gigante Catoca (capitali russi e brasiliani) ha già annunciato una forte diminuzione della produzione.

17-03-2009

Approfondimenti:


Due articoli recenti sull'attuale congiuntura che attraversa l'economia del continente africano:

- "Africa senza difese di fronte alla recessione": un articolo di P.L.Natalia su L'Osservatore Romano africa senza difese.pdf

- "Africa: sviluppo o recessione?": un'analisi di C. Zappa sull'Avvenire sviluppo-recessione.pdf


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