Etiopia: la siccità e le responsabilità del governo

Etiopia: la siccità e le responsabilità del governo

marzo 2009
La siccità che imperversa in Etiopia ha già distrutto, per il secondo anno consecutivo, gran parte dei raccolti, e più della metà dei capi di bestiame è andata persa. 13 milioni gli etiopi a rischio, cioè un sesto della popolazione che è afflitta da gravissimi problemi di malnutrizione.

Come si è arrivati all’attuale situazione? Innanzi tutto l’inefficienza del governo di fronte alle previsioni negative da parte dei centri di meteorologia e ai segnali di allarme: piogge molto scarse nella prima parte del 2008, che hanno compromesso i raccolti; l’assenza di precipitazioni nella stagione breve delle piogge, nei mesi di settembre e ottobre. Segni chiari che la carestia sarebbe stata particolarmente violenta. E poi il brutto inizio della stagione delle piogge del 2009.

Il governo non ha preso sul serio gli inviti delle agenzie internazionali di aiuto a predisporre fin da aprile dell'anno scorso un piano di emergenza. Queste ultime si sono date da fare, e nel corso del 2008 hanno assistito quasi 3 milioni di persone. Il governo ha continuato a minimizzare le conseguenze della crisi, ripetendo che era in grado di tenere la situazione sotto controllo. Ma oggi la situazione è sfuggita di mano sia al governo, che alle agenzie, e il numero degli etiopi colpiti dalla carestia è stimato in 13 milioni.

Le riserve alimentari destinate alle emergenze, che avrebbero dovuto contare quasi 400 mila tonnellate di cibo, già prima della fine dell’anno scorso erano quasi finite, e i depositi a tutt’oggi sono vuoti.

Malgrado che dall’inizio della carestia i centri di distribuzione ed assistenza siano aumentati di sette volte, e in dieci mesi l’Etiopia abbia importato più di un milione e trecentomila tonnellate di cibo, gli aiuti non sono stati sufficienti a far fronte ad una catastrofe umanitaria che sta rapidamente assumendo proporzioni sempre più simili a quella che colpì il paese del Corno d’Africa nel 1984.

L’inefficienza della stato etiope di fronte all’emergenza della carestia rivela tutte le falle di uno stato-partito. Un solo partito, il Fronte di Liberazione del Tigray del premier Meles Zenawi, controlla i posti chiave dello Stato, e il potere tutto concentrato nelle mani di una sola etnia, i Tigré, che rappresentano solo il 7% della popolazione.

Non è quindi solo un problema di pioggia insufficiente, ma di uno stato reso incapace di svolgere il suo ruolo a favore dei cittadini da un regime dittatoriale, e di una società che rischia di inabissarsi nel trialismo.

31-03-2009

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