RD Congo: per uscire dall’emergenza

RD Congo: per uscire dall’emergenza

aprile 2009
I tre eserciti governativi di Rwanda, Uganda, Rd Congo sono impegnati per estirpare le bande di ribelli e miliziani. Alcuni di questi vengono integrati nell'esercito regolare o nella Polizia. Poche le informazioni che trapelano su tutto ciò. La popolazione locale che era fuggita, al suo ritorno scopre che le loro terre sono state confiscate. Le miniere di coltan, oro, cassiterite sono ancora un Far West. Queste le preoccupazioni di un gruppo di missionari nelle riflessioni che seguono.

Dal 20 gennaio 2009 il Rwanda e la RD Congo sono impegnati in un’operazione militare congiunta sul territorio congolese per neutralizzare le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (Fdlr), gruppo armato presente nella regione dopo il genocidio del ‘94 in Rwanda, e per integrare nelle Fardc (esercito Congolese) i miliziani del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (Cndp), comandato da Laurent Nkunda, arrestato il 23 gennaio.

Preoccupa il silenzio con cui sono state condotte le operazioni militari guidate dal Capo dello Stato Maggiore rwandese, James Kabarere, e dall’Ispettore generale della Polizia congolese, John Numbi. Le popolazioni civili sono state spesso vittime di rappresaglie (es. massacro di Minova) e attacchi ai convogli.

Oltre a ciò, nel Nord-Est del Paese (RD Congo) i ribelli ugandesi dell’esercito di Resistenza del Signore (LRA) hanno massacrato centinaia di civili, sequestrato bambini, e causato 200.000 sfollati. A questi attacchi, sono seguite le operazioni militari congiunte degli eserciti ugandese e congolese. L’obiettivo dichiarato era l’arresto del capo di ribelli LRA, Joseph Kony.

L’integrazione degli ex ribelli del Cndp con i loro ufficiali nell’esercito governativo congolese desta preoccupazione tra la gente. Si ha paura che la forte organizzazione militare dei gruppi ribelli, condizioni pesantemente, fino ad arrivare al suo controllo totale, l'esercito regolare che, di fatto, è debolissimo. Con la conseguenza che il controllo effettivo dei territorio sia lasciato nelle mani delle stesse persone che fino a qualche settimana fa erano gli oppressori.

Varie componenti della società civile, ma anche dell’opposizine in parlamento, hanno manifestato forte dissenso sul modo con cui è stata condotta l'operazione.

Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione in cui si chiede: che ai gruppi armati (regolari e ribelli) sia impedito l'accesso alle miniere, soprattutto di zinco, coltan, cassiterite diamanti e oro; di mettere in atto un piano che permetta di conoscere l'origine delle risorse naturali, come avviene per i diamanti nel processo di Kimberly; di vigilare perché le imprese europee non importino più prodotti minerari congolesi ottenuti illegalmente. L’attuazione di tali misure toglierebbe la fonte di finanziamento ai gruppi armati, e garantirebbe un reddito consistente alle casse dello Stato.

Il coinvolgimento della Comunità internazionale è fondamentale, e deve contribuire all’addestramento dell’esercito nazionale, di un corpo di polizia professionale, e al superamento degli antagonismi locali nel Kivu e in tutto il Congo orientale, dove nel 2009 sono previste le elezioni politiche locali.

Dopo tanti anni di guerra che hanno di fatto trasformato la geografia degli insediamenti, si pone fortemente il problema della proprietà delle terre. È importante assicurare un’equa ripartizione della terra, delle risorse minerarie e dei loro proventi tra le varie etnie. E questo è possibile garantendo la partecipazione, la rappresentanza politica e la co-decisione a tutte le minoranze locali. La prevalenza di un gruppo etnico sugli altri e la mancanza di rispetto dei diritti di proprietà avvelena la pace.

Testo inviato da un gruppo di missionari che lavorano nell’Est del Congo

13-04-2009

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