Zimbabwe: segnali positivi di cambiamento

Zimbabwe: segnali positivi di cambiamento

aprile 2009
Il giornalista tedesco T. Scheen è stato di recente in Zimbabwe. È stato colpito dai cambiamenti trovati: inflazione in calo, stipendi pagati, meno corruzione. Li attribuisce al nuovo governo di unità nazionale, nel quale l’opposizione ha un buon margine di manovra. Ma Scheen ha sperimentato che la violenza contro i nemici del presidente Mugabe non si ferma. Proponiamo il reportage di Scheen.

Il poliziotto di guardia alla borsa di Harare sorride felice rispondendo alla mia domanda. "Finalmente posso permettermi di nuovo una birra, spiega, commentando le buone notizie che arrivano da quando Morgan Tsvangirai è diventato primo ministro del governo di unità nazionale dello Zimbabwe. A febbraio, per la prima volta dopo anni, è stato pagato con denaro che non era solo carta straccia. Il nuovo governo ha dato a tutti gli uomini in uniforme cento dollari in buoni acquisto da spendere nei supermercati, dove gli scaffali sono di nuovo pieni.

Il dollaro americano e il rand sudafricano hanno sostituito completamente la moneta locale, privata di ogni valore dall'inflazione. Tra i rifiuti, nei canali di scolo e nelle discariche e di Harare si trovano ancora banconote da 10 miliardi di dollari dello Zimbabwe. La popolazione sembra aver accolto con gioia la fine della vecchia moneta. L'introduzione di una divisa straniera per i pagamenti correnti è stato il primo successo del nuovo ministro delle finanze, Tendai Biti.

I ministri del Mdc in poco tempo hanno cambiato il volto del paese

E oggi tutti collegano i pochi soldi che hanno in tasca alle scelte del Movimento per il cambiamento democratico (Mdc), guidato da Tsvangirai. A dare legittimità politica al suo partito è stato soprattutto il pagamento degli stipendi alle forze dell'ordine. Biti è riuscito a sottrarre i soldi per gli stipendi alla banca centrale e li ha fatti transitare per i canali paralleli gestiti dal suo partito. "Kai kai" (essere svegli), come si dice da queste parti.

In questo modo il ministro si è guadagnato il consenso della popolazione. Se il governo continuerà su questa strada ancora per qualche mese, tra poco nessuno si ricorderà più del vecchio presidente Robert Mugabe.

L'Mdc, con il nuovo premier e i suoi quindici ministri, in pochissimo tempo ha già cambiato molte cose. Il piano d'emergenza per il salvataggio dell'economia è partito. La zecca è ferma e l'uomo che forniva il denaro a Mugabe, il presidente della banca centrale Gideon Gono, è rimasto senza potere. La legge che imbavagliava la stampa sta per essere cancellata e Trevor Ncube, il magnate delle comunicazioni sudafricano di origine zimbabwiana, vuole aprire un nuovo giornale ad Harare.

Inoltre, gli articoli più sfacciati e pieni d'odio sono improvvisamente scomparsi dal foglio di propaganda controllato dallo stato, The Herald. Ormai per strada si può perfino parlare di politica con i poliziotti senza poi dover fare la spiacevole conoscenza dei servizi di sicurezza.

Robert Mugabe si reinventa una seconda giovinezza politica

In questo nuovo scenario politico Robert Mugabe ha un ruolo particolare. Per certi versi sembra davvero sostenere il governo di unità nazionale. Dopo la morte in un incidente stradale della moglie di Tsvangirai, Susan, il presidente ha perfino partecipato al lutto del suo ex nemico. Il gesto, che potrebbe essere stato il frutto di un cinico calcolo politico, ha comunque contributo ad avvicinarlo, almeno sul piano umano, all'opposizione.

"Mugabe è il politico più fortunato a sud del Sahara", afferma John Makumbe, eminenza grigia dell'Mdc. Secondo lui, il vecchio presidente, destinato a diventare il paria d'Africa, è riuscito a reinventarsi una seconda giovinezza politica grazie a Tsvangirai. Eppure, ancora oggi molti si chiedono se sia il primo ministro a dipendere dal presidente o viceversa. Isolato e con alle spalle il suo partito, lo Zanu-Pf, schiacciato dalla forza dell'Mdc, Mugabe non ha potuto far altro che legare la sua sopravvivenza politica a quella del governo Tsvangirai.

Piani per assassinare il premier e alcuni ministri?


Da settimane, però, ad Harare gira voce che il premier, Tendai Biti e il nuovo ministro per la pianificazione economica, Elton Mangoma, potrebbero presto essere assassinati: a quanto pare i capi dell'esercito, della polizia e dei servizi segreti si rifiutano di riconoscere Tsvangirai e vogliono decapitare i vertici dell'Mdc in un solo colpo.

Gli uomini delle forze di sicurezza si sentono traditi da Mugabe: per anni hanno eseguito i suoi ordini, perseguitando, torturando e assassinando gli oppositori, e oggi si ritrovano ai margini del potere, con il rischio di finire sotto processo. Anche per questo la richiesta dell'Mdc di liberare tutti i prigionieri politici rimane inascoltata.

In carcere sono ancora detenuti un assistente personale di Tsvangirai, il capo della sicurezza del l'Mdc e un fotografo che lavorava per il partito. Di altri dieci attivisti non si sa più nulla. "Non sappiamo dove sono né se sono ancora vivi", racconta Harrison
Nkomo, un avvocato che si occupa di diritti umani. "Da questo punto di vista non si può dire che le cose siano cambiate".

Roy Bennett, vice-ministro bianco

Sul tema dei diritti umani Roy Bennett potrebbe scrivere un libro. Il viceministro dell'agricoltura ha da poco passato un mese dietro le sbarre: arrestato con l'accusa di alto tradimento, in carcere si è visto cambiare il capo d'imputazione in sabotaggio, possesso illegale di armi e terrorismo. Il 13 marzo è stato rilasciato su cauzione, dopo che la corte suprema aveva bocciato un ricorso della procura contro la sua scarcerazione.

Bennett, un ex proprietario terriero, se ne sta seduto sul divano della sua casa spoglia. Ha l'aria stanca. Di recente la polizia lo ha preso di nuovo di mira, con il pretesto di alcune irregolarità legate alla proprietà immobiliare che aveva lasciato come garanzia per la cauzione. "Stanno cercando un modo per incastrarmi", afferma.

La storia di Bennett è un esempio dell'accanimento degli sgherri del vecchio regime contro i protagonisti dei recenti cambiamenti politici. Bennett è stato a lungo proprietario di una delle più redditizie piantagioni di caffè del paese, dove lavoravano più di 4.000 persone. Oggi al suo posto c'è un lacchè del regime, che non sa cosa farsene della terra.

Scegliere Bennett, bianco e proprietario terriero, per il posto di viceministro dell'agricoltura è stato uno schiaffo al regime. Secondo Nkomo, le accuse contro Bennett non hanno nessun fondamento. Il testimone principale dell'accusa, l'ex trafficante di armi e poliziotto Mike Hitchman, ha dichiarato di aver comprato armi su incarico del viceministro, fornendo come prove due email con nomi falsificati.

C'è chi sostiene che Hitchman è stato torturato per mesi finché non si è deciso a firmare una dichiarazione contro Bennett e altri cinque membri dello Zanu-Pf. "Sono così disperati che hanno cominciato a sbranarsi a vicenda", commenta il viceministro, che tuttavia non si fa illusioni sulla sua reale capacità di cambiare le cose. "So che non potrò rivoluzionare nulla, ma porterò in quest'ufficio più trasparenza possibile".

Il paese ha bisogno di aiuti, ma i soldi finiscono in tasca al partito di Mugabe

A quanto pare, il ministro dell'agricoltura Joseph Made, del partito Zanu-Pf, ha una gran paura del suo vice. Ma se la revisione della vecchia e controversa riforma agraria voluta da Mugabe non è ancora decollata, la colpa è soprattutto dell'Mdc. "È una questione delicata", spiega Heneri Dzinotyeweyi, il nuovo ministro perla tecnologia. "E al momento combattiamo solo le battaglie che possiamo vincere". Il problema più urgente è il rischio che l'intero paese finisca in bancarotta. A febbraio il gettito fiscale è stato di 30 milioni di dollari.

Il ministro delle finanze, Tendai Biti, ha chiesto più volte aiuti all'estero per non far cadere il nuovo governo. Ma in genere i soldi non arrivano perché, con Mugabe ancora presidente, lo Zimbabwe non può contare su una piena legittimità democratica. Secondo John Makumbe, dirigente dell'Mdc, il paese si trova in una situazione paradossale. Senza i soldi stranieri il nuovo governo è destinato a cadere. Ma se i finanziamenti arrivassero, potrebbero finire in mano alle persone sbagliate, cioè Mugabe e lo Zanu-Pf.

Ad Harare alcuni diplomatici occidentali sono al lavoro per convincere le Nazioni Unite ad aprire una missione politica in Zimbabwe, che dovrebbe accompagnare il paese fino alle prossime elezioni, previste per il 2011. Una cosa è certa: se si rendesse conto di non avere nessuna possibilità di vittoria, lo Zanu-Pf saboterebbe senza dubbio il voto. Ma le elezioni potrebbero essere minacciate anche dal partito di Tsvangirai. Nei prossimi due anni i nuovi ministri dell'Mdc potrebbero ottenere così tanti vantaggi dai loro incarichi governativi da accettare un rinvio del voto.

Thomas Scheen, su Frankfurter Allgemeine Zeitung (ripreso da Internazionale, n. 791)

20-4-2009

Approfondimenti:

- La BBC si è occupata dell'economia dello Zimbabwe, che dopo aver toccato il fondo, sta ripartendo. Leggi l'articolo: Zimbabwe economy 'starting from zero'

- Anche IRIN-News ha dedicato un articolo all'impulso dato all'economia la decisione di adottare il dollaro americano: ZIMBABWE: Les rayons des magasins se remplissent, mais les clients sont encore rares

- L'agenzia AFP riporta che i prezzi nello Zimbabwe hanno invertito la tendenza: dopo anni di aumenti vertiginosi, da due mesi stanno calando: Zimbabwe: chute des prix confirmée après l'abandon de la monnaie locale

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