C. Ngozi Adichie: Diario della mia visita a Lagos

C. Ngozi Adichie: Diario della mia visita a Lagos

aprile 2009
La giovane scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie, divenuta una rivelazione mondiale con il suo romanzo Metà di un sole giallo, ormai vive la maggior parte del suo tempo negli Stati Uniti. Recentemente è ritornata a Lagos, la capitale economica del suo paese. Ha scritto un diario del suo viaggio, nei quali racconta le emozioni contrastanti che le suscita la megalopoli caotica e affascinante. Il Times di Londra ne ha pubblicato una parte.

Nessuno di noi sa nuotare – né io né i miei amici Chioma e Chinwe né mio fratello Okey – e mentre ci mettiamo i giubbotti di salvataggio al circolo nautico, mi chiedo come mai. C'era una piscina nel campus dell'Università della Nigeria a Nsukka, dove siamo cresciuti, ma i miei genitori pensavano che fosse pericolosa, soprattutto dopo che un ragazzo si era tuffato, aveva battuto la testa sul fondo ed era morto. Ogni anno decido di imparare a nuotare. E ogni volta che sono su una barca mi ritrovo a fare la parte di quella terrorizzata perché non sa nuotare. Lo faccio anche stavolta. Mi spavento quando il motore della barca si spegne e dobbiamo togliere della spazzatura rimasta incagliata tra le pale dell'elica.

L'unico che sa nuotare è il mio amico Michiel, un olandese che vive a Lagos e se ne sta tranquillo senza giubbotto di salvataggio. Tra un'onda e l'altra passiamo accanto a un cartello che avverte di fare attenzione alle violente maree provenienti dall'Atlantico del sud. E proprio in quel momento Michiel osserva che il ponte di Eko Marina sopra le nostre teste potrebbe benissimo crollare. Una densa scia di lattine e sacchetti di plastica galleggia poco lontano, poi viene spazzata via e per qualche minuto vediamo il mare sgombro dai rifiuti: un miraggio di pulizia.

Superiamo dei bagni, semplici baracche di paglia su palafitte. Superiamo un'enorme barca talmente scintillante e psichedelica che sembra un'astronave. I nigeriani ricchi amano le barche grandi, anche se qui sono totalmente fuori luogo. Una barca da crociera, troppo grande per le acque basse di Lagos, è perennemente ancorata alla banchina. Superiamo Apapa, il più grande porto commerciale, dove gli spedizionieri e le autorità portuali litigano, i container si accatastano e i camion aspettano avviliti in colonna.

Siamo diretti verso una casa sulla spiaggia che si trova in una zona di Lagos insolitamente verdeggiante. Lagos, per me, è un insieme di irragionevole fretta urbana, traffico, gente, umidità, energia, creatività e rumore di generatori. Perciò, quando raggiungiamo la casa sulla spiaggia dopo venti minuti in barca e camminiamo sulla vasta distesa di sabbia color topazio, quella quiete così rasserenante mi rende sospettosa.

Mi sdraio all'ombra e leggo Next, un nuovo giornale nigeriano. Finalmente un quotidiano che ha voglia di fare un giornalismo lucido e d'inchiesta. Molti giornali erano così prima di essere controllati dai governi militari, prima di cominciare a pubblicare supposizioni invece di notizie, prima di riempire le pagine di pubblicità redazionale. Mangiamo cocomero e un pollo insapore.

Parliamo della segretezza che circonda la salute del nostro presidente. Parliamo del governatore della banca centrale, duramente criticato perché non è stato un buon profeta: aveva detto che la crisi finanziaria internazionale non avrebbe colpito la Nigeria, mentre le multinazionali stanno tagliando il personale e una banca ha già dimezzato gli stipendi.

La brezza fresca della sera è arrivata e noi ci prepariamo ad andarcene. I bambini del villaggio, per i quali questa è la vita di tutti i giorni e non una giornata di vacanza al mare, si riuniscono per salutarci. Si aspettano dei soldi, secondo la classica tradizione del dash nigeriano, e quando glieli diamo hanno un'aria incantevole e furba. Mi chiedo cosa pensino di noi. Mentre ci allontaniamo, un ragazzino ci saluta ridendo. Lo salutiamo anche noi.

Il giorno dopo io e Muhtar, il mio editore, ci incontriamo per parlare dell'organizzazione non-profit che abbiamo fondato qualche settimana fa, il Farafina Trust. Raccogliamo fondi per organizzare iniziative letterarie e temiamo che le perdite della borsa nigeriana e il pessimo umore della gente possano far diminuire le sovvenzioni. Ma il giorno dopo un'azienda si offre di sponsorizzare il nostro laboratorio di scrittura creativa a settembre. Siamo euforici.

chimamanda ngAnche se mi dispiace lasciare Lagos, due giorni dopo sono su un aereo per Baltimora. Sono stata via per sette mesi dagli Stati Uniti, la mia seconda casa, e forse è solo la mia immaginazione, ma all'ufficio immigrazione non sento la solita tensione allo stomaco. Questo è un paese nuovo. Barack Obama è presidente. Sono colpita da come tutto sembra scintillare. Sono colpita dalla forza di questo paese: malgrado i suoi problemi, il mondo compra ancora i buoni del tesoro americani. I telegiornali hanno una prospettiva inesorabilmente ristretta: sembra che l'unica cosa successa in tutto il mondo è che l'Aig ha pagato dei bonus ad alcune persone. Sono contenta di essere tornata. Mi mancavano le prugne.

Le foto: Il ponte di Eko Marina, e la scrittrice

Chimamanda Ngozi Adichie, da un articolo pubblicato sul Times, ripreso da Internazionale n° 792

27-04-2009

La scrittrice nigeriana è nata in Nigeria nel 1977. In Italia ha pubblicato L'ibisco viola (Fusi orari 2006) e Metà di un sole giallo (Einaudi 2008).
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