Guinea Bissau: uno stato in via di fallimento?

Guinea Bissau: uno stato in via di fallimento?

maggio 2009
L’assassinio del presidente Nino Vieira e del capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, il generale Tagme Na Waie, ha confermato la tragedia della Guinea Bissau come stato fallito – una delusione per chi difendeva l’indipendenza del paese e soprattutto, un dramma per gli stessi guineani.

Nel novembre dell’anno scorso, alcuni soldati guineani ammutinati si sono diretti verso la casa del presidente João Bernardo Vieira, uccidendo una delle sue guardie e lasciando qualche persona gravemente ferita. Ma la persona che cercavano non era sul posto. Vieira riuscì così a sfuggire alla furia assassina, alimentata dall'odio accumulato negli ultimi mesi dai soldati. Ma il giorno 2 marzo il presidente Vieira era in casa, e il suo destino si è compiuto: è morto in circostanze particolarmente crudeli, e rivelatrici di profondi sentimenti di vendetta.

Una bomba uccide il Capo di Stato Maggiore dell'esercito

Alcune ore prima, una potente bomba controllata a distanza e di probabile origine tailandese, aveva distrutto l’edificio dello Stato Maggiore dell'esercito guineense e lasciato morto sotto le macerie il rispettivo capo, generale Batista Tagme Na Waie, di etnia balanta, che rappresenta circa il 30% di tutta la popolazione della Guinea Bissau.

Queste due morti sono le più recenti di una lunga serie di assassini politici: Amílcar Cabral, Paulo Correia, Viriato Pã, Ansumane Mané e Veríssimo Correia Seabra. La Guinea Bissau, paese violento, del tutto diverso da quello desiderato da Amílcar, che sogna un mondo nuovo nell'epoca del post-colonialismo. Questo piccolo paese di 36.544 kmq, con un milione e mezzo di abitanti, è al giorno d’oggi uno dei più poveri e infelici del mondo, autentico paradigma di tutte le calamità che in questo ultimo mezzo secolo hanno caratterizzato l’Africa, e rivelato che il colonialismo non era l’unico dei suoi mali.

Il regime dittatoriale di Nino Vieira

Da quando Inocêncio Kani uccise Amílcar Cabral a Konakri, nel 1973, le lotte fratricide non sono mai cessate tra tutti coloro che dicevano di volere "una Guinea libera, indipendente e prospera". Nino Vieira sconfisse il presidente Cabral, fratello di Amílcar, il 14 novembre 1980, e dopo di ciò fece uccidere il vice presidente Paulo Correia, il procuratore generale Viriato Pã e molti altri. Nino era un despota senza scrupoli, assetato di potere.

Nel 1999, fu messo da parte, e riuscì a salvarsi solo grazie al Portogallo che gli offrì asilo politico. Ma non seppe capire che la sua epoca era terminata, e ritornò in Guinea nel 2005 per riprendersi la presidenza sfruttando circostanze a lui propizie. In quel momento era al potere Kumba Yalà, eletto dal popolo al termine del regime di Vieira. Ma la sua presidenza si era rivelata un autentico disastro. Kumba Yalà era profondamente radicato nella sua cultura tribale balanta, ed era refrattario ad ogni dottrina o iniziativa di unità nazionale, del tipo propugnato da Amílcar e Luís Cabral. Si era instaurata così una certa tribalizzazione, il contrario di ciò che invece la Guinea avrebbe dovuto essere.

Presentatosi alle elezioni, inaspettatamente Nino Vieira le vince

Trovandosi tra i 10 paesi più poveri e sottosviluppati del mondo, con una speranza di vita sotto i 45 anni e un reddito pro capite che non raggiunge i 740 dollari, la Guinea ha mancato in pieno alla sua funzione di stato, e ha aperto le sue frontiere ad ogni specie di traffico, come quello della cocaina sud-americana, molto richiesta in Europa.

Colombiani, venezuelani, e altri cittadini dell’emisfero occidentale hanno comperato politici, militari e politici guineani, per aprire piste di atterraggio per gli aerei della droga, alla vista di tutta la gente. Hanno fatto tutto ciò che hanno voluto in questi ultimi quattro o cinque anni.

Il regno della coca

Con il Golfo di Guinea trasformatosi in "Costa della Coca", Nino Vieira e il suo omologo della Repubblica della Guinea-Konakri, Lansana Contè, che è morto in dicembre scorso, sono stati partners e soci che hanno portato quella parte della costa occidentale africana al discredito totale, trascinando i loro paesi nella situazione vergognosa di anarchia e mancanza del diritto, che hanno conosciuto la Liberia e la Sierra Leone.

Secondo alcune voci che sono circolate in queste ultime settimane, Tagme Na Waie e Nino Vieira potrebbero essere stati vittime di una rete di narcotraffici, che volevano farla finita con quel poco di autorità statale o militare ancora esistente, e sentirsi così completamente liberi.

Alcuni giorni prima del duplice assassinio a Bissau, nella capitale dello stato vicino, Konakri, era stato arrestato un figlio del defunto Lansana Conté, Ousmane Conté, che ha poi confessato davanti alle nuove autorità del paese, una giunta militare, gli enormi loschi traffici nei quali era coinvolto, con frequenti viaggi a Bissau, dove incontrava trafficanti di armi, di diamanti o di stupefacenti.

Ci sono vie di uscita?

Già da alcuni anni si sapeva che la moglie di Nino, Isabel Romano Vieira, era riuscita a farsi collocare nel consolato della Repubblica della Guinea a Bruxelles, in modo da facilitare la vita a quell'associazione mafiosa che si era stabilita tra suo marito e il presidente Conté.

È estremamente difficile che la Guinea Bissau possa avere elezioni presidenziali all’inizio di maggio, come prescrive la costituzione. Ed anche se le avesse il ricorso alle urne è una piccola panacea che non risolve per niente risolve i problemi di un paese completamente destrutturato.

La prima e fondamentale condizione per il ritorno alla democrazia è l’alfabetizzazione di tutta la popolazione, in modo dargli una cultura civica, basata su principi di sana convivenza tra tutti i cittadini, siano essi fulani, balanta, mandingo o meticci, cristiani o mussulmani.

Foto: il porto di Bissau, dove passa la droga del Sudamerica diretta in Europa.

Jorge Heitor su Além-Mar di aprile 2009

1-05-2009

SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova