Febbre suina: l’Africa si trova impreparata

Febbre suina: l’Africa si trova impreparata

maggio 2009
In tutto il continente si guarda con grande preoccupazione alla nuova minaccia sanitaria che proviene dal Messico. Il Sudafrica ha già registrato due casi sospetti di febbre suina, ma non dispone di riserve sufficienti di medicine antivirali, efficaci contro questa malattia.

Eppure è il Paese aficano più ricco e più sviluppato nel campo sanitario. “So da fonte sicura che non abbiamo costituito delle riserve. Se non si possiedono degli stock nel Paese, è la fine. E non c’è un mezzo per ottenere le medicine in tempi rapidi”, si lamenta Ed Rybicki, virologo dell’Università di Città del Capo.

Dorothy Mwangu portavoce della Roche in Sudafrica, la multinazionale farmaceutica che fabbrica Tamiflu, ha affermato che la sua società ha in magazzino degli stock di medicine per fare fronte alle normali epidemie influenzali stagionali. Tuttavia non ha potuto indicare con precisione le quantità di cui dispone attualmente, e fino a che punto questi antivirali sono efficaci anche contro la febbre suina.

Impossibile rispondere a tutte le richieste di medicinali

La Roche ha in stock alcuni dei principali componenti necessari alla fabbricazione del Tamiflu, ma non è preparata a rispondere a un aumento notevole ed improvviso della domanda. Per il paese, il mezzo più sicuro per potere fare fronte alla crisi, secondo la stessa D. Mwangu, è di procurarsi nel mercato internazionale gli antivirali sufficienti. È da notare, inoltre, che i paesi vicini, come la Namibia, contano sul Sudafrica per far fronte al proprio fabbisogno di medicine, nella eventualità di un'epidemia. Secondo Leonardo Antonio Chavane, assistente del direttore Nazionale della Salute del Mozambico, il suo paese non dispone attualmente di medicine antivirali, e guarda perciò al vicino Sudafrica.

Il Tamiflu è venduto ai paesi in via di sviluppo ad un prezzo ridotto, ed una scatola di 75 pillole si vende a 24 dollari in Sudafrica. Secondo il dott. Rybicki, se la febbre dovesse cominciare a propagarsi in Africa, sarà quasi impossibile arginare la pandemia: le deboli capacità di sorveglianza del continente, la rapidità di diffusione dei virus, più elevata di quella delle regioni sviluppate, e la mancanza di medicine sono una combinazione mortale.

“Penso sarà molto difficile individuarla qui da noi in Africa, vista la mancanza di centri di ricerca specializzati”, ha aggiunto il virologo Rybicki. “Negli aeroporti, non c'è quasi sorveglianza; credo che in Sudafrica, gli scanner termici si contino sulle dita di una mano”. Oltre a ciò, in Africa la popolazione soffre già di molte patologie, come la malaria, e i sintomi di queste si confondono con quelli dell’influenza suina. La combinazione di questa nuova malattia con quelle già endemiche da noi, potrebbe provocare un tasso di mortalità molto più elevato, ha affermato ancora il dott. Rybicki.

L'Africa Orientale cerca di reagire

In Africa Orientale i governi affermano di aver rafforzato le misure di sorveglianza. Ma tutti i Paesi di questa regione sono impreparati a far fronte ad una pandemia. La maggior parte degli abitanti della regione non ha accesso alle cure sanitarie più elementari, ed un buon numero di loro muore per le conseguenze di malattie evitabili. Oltre a ciò, c’è una penuria grave di personale della salute che vanifica ogni tentativo di reazione.

Una riunione è stata organizzata giorni fa ad Addis-Abeba, tra organizzazioni umanitarie africane, rappresentanti della Croce Rossa ed alcuni diplomatici, per discutere delle misure di prevenzione della pandemia. Ha dichiarato Gregory Pappas, specialista in prevenzione per la Ong americana InterAction, che lavora a Nairobi: “Questa regione dell’Africa non riesce neppure ad affrontare epidemie di colera. Un pandemia di febbre suina avrebbe effetti catastrofici”.

Diamo uno sguardo a ciò che si è fatto finora in alcuni paesi della regione


Ruanda: Cliniche mobili sono state attivate per controllare i passeggeri negli aeroporti ed in altri punti d'ingresso del Paese. Le importazioni di carne suina in provenienza dai paesi dell'Europa sono state sospese. La vendita di maiale arrostito nei ristoranti è stata vietata. Specialisti in epidemiologia sono stati inviati nei principali centri di salute per coordinare le misure di prevenzione. Sono stati istituiti dei punti d'informazione in 143 centri sanitari.

Uganda: Tutte le province sono state messe in stato di allerta. “Il Governo ha stabilito una stretta collaborazione tra i Ministeri del turismo, dell'agricoltura e della sanità, per affrontare insieme l’emergenza”, ha dichiarato Paul Kaggwa, portavoce del ministero della sanità. “Abbiamo contattato le compagnie aeree, l'aviazione civile ed il servizio doganali e di controllo delle frontiere a per metterli in stato d’allerta. Metteremo sotto stretta sorveglianza tutti gli ingressi nel paese”.

Kenia: I centri di salute del paese hanno ricevuto l'ordine di segnalare i pazienti che presentano dei sintomi della febbre suina. I controlli a tutte le frontiere ed agli altri punti d’ingresso sono diventati più rigorosi. “Il governo ha formato delle équipe di sorveglianza, partendo dall’esperienza acquisita al tempo della minaccia della febbre aviaria, qualche anno fa. Stiamo rafforzando le capacità di queste squadre, perché diventino più efficaci in caso di arrivo dell’epidemia anche da noi”, ha dichiarato Shahnaz Shariff, direttore della Salute Pubblica del Ministero della Sanità.

Etiopia: La Croce Rossa etiopica ha annunciato che prevede di formare 800 volontari per diffondere delle informazioni semplici e comprensibili a tutti su questa nuova malattia. “In questa fase, i messaggi trasmessi si concentrano sull’igiene, sul lavaggio accurato delle mani, sull'isolamento dei pazienti sospetti, e sulla segnalazione immediata di casi di malattie respiratorie”, ha dichiarato Mesfin Worku, coordinatore nazionale del progetto di prevenzione delle pandemie della Croce Rossa.

4-05-2009

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