Somalia: i civili in fuga senza una meta certa

Somalia: i civili in fuga senza una meta certa

giugno 2009
La crisi umanitaria in Somalia, giunta a livelli terrificanti, è la peggiore di tutta l’Africa negli ultimi decenni. Lo afferma, Hassan Noor, coordinatore della Ong inglese Oxfam in Somalia. E lancia l’allarme: centinaia di migliaia di sfollati sono senza cibo e senza riparo. I dintorni di Mogadiscio ospitano la più alta concentrazione di rifugiati al mondo.

Dopo che i ribelli islamisti sono stati ricacciati indietro, e l’assedio sembra allentato, la gente approfitta ora per scappare dalla capitale. Il governo annuncia di controllare quasi tutti i quartieri, ma nonostante ciò, le autorità keniane fanno sapere che ogni giorno 200 rifugiati somali traversano la frontiera, e vanno a ingrossare i campi profughi del Kenya.

Aden Mohamed Nur, un somalo di 80 anni, racconta alla BBC la sua tragica storia: “Ho resistito per 18 anni ai conflitti che si sono ripetuti nella mia città, Mogadiscio. Ma alcuni giorni fa i ribelli hanno rapito mio figlio. Lo hanno rilasciato dopo 5 giorni, dopo innumerevoli trattative. Ho capito che era tempo di lasciare il paese. La decisione mi è costata: ho abbandonato tutto ciò che possedevo. Cosa troverò al mio ritorno?”

Il giornalista della BBC, Mohamed Olad Hassan, riferisce che a Mogadiscio la gente ha approfittato di un breve momento di tregua il passato 2 giugno per fuggire dalla città portando con sé qualche masserizia non ingombrante e di poco peso. Sembra che decine di migliaia di persone siano concentrate a Afgooye, a qualche km a sud di Mogadiscio, in condizioni disperate: senza acqua, senza tende, le fronde degli alberi come unico riparo. Il coordinatore di Oxfam afferma che centinaia di bambini soffrono già di disadatrazione, di diarrea acuta e colera.

E ha dichiarato: “Ho visto la situazione del Darfur, del Nord dell’Uganda e nell’Est del Congo, ma ciò che sta avvenendo attualmente in Somalia è la peggiore crisi umanitaria in Africa da parecchi anni a questa parte”.

Dall’inizio di maggio le milizie islamiste Hisbul-Islam e al-Shabab ingaggiano con le forze governative scontri dagli esiti altalenanti, e ciò ha provocato l’esodo di circa 60.000 abitanti della capitale. Il governo annuncia che la sua offensiva ha come obiettivo di sloggiare gli islamisti dal sud e dal centro del paese. Ma non si hanno notizie certe sul successo dell’offensiva.

Con l’intenzione di guadagnarsi il favore dei gruppi islamisti moderati, il nuovo governo ha introdotto la Sharia. I gruppi islamisti radicali sono accusati di essere espressione di al-Qaeda.
Una forza di pace di 4.300 soldati ugandesi e burundesi, con mandato dell’Unione Africana, è dispiegata a Mogadiscio, ma senza poter perseguire i ribelli fino alle loro basi.

Guarda il video del New York Times sulla guerra fratricida tra gruppi di islamisti radicali
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L'opinione di un quotidiano del Kenya:

Il governo somalo è sempre più esposto agli attacchi dei militanti islamici di Al Shabaab. Nata come braccio armato delle Corti islamiche e considerata dagli Stati Uniti una cellula della rete di Al Qaeda, l'organizzazione è alla guida dell'offensiva ribelle insieme agli alleati del gruppo combattente Hizbul islam.

A Mogadiscio, la capitale somala devastata da diciotto anni di guerra civile quasi ininterrotta, gli scontri si sono intensificati dall'inizio di maggio. Nelle ultime settimane le vittime sono almeno duecento e più di 60mila abitanti sono stati costretti a fuggire. I guerriglieri hanno conquistato il controllo di buona parte della città e stanno procedendo all'attacco delle sedi chiave del governo.

L'ultima offensiva contro Mogadiscio dimostra una strategia ben pianificata: i combattenti impiegano ordigni esplosivi improvvisati, facili da piazzare lungo strade sterrate e piene di buche, e usano come detonatore a distanza i telefoni cellulari. È lo stesso tipo di armi usate dalla guerriglia in Iraq.

Hassan Dahir Aweys, ex leader delle Corti islamiche, ha dichiarato che il governo eritreo sta appoggiando la battaglia per cacciare il governo del presidente Sheikh Sharif Ahmed. L'Eritrea nega ogni interferenza nel conflitto somalo e il 19 maggio, con una comunicazione del suo ambasciatore presso le Nazioni Unite, Araya Desta, ha smentito tutte le accuse. L'Unione africana (Ua) ha chiesto comunque alle Nazioni Unite d'imporre delle sanzioni ad Asmara e di istituire una no fly zone sulla Somalia, con il blocco di porti e aeroporti per impedire l'arrivo di armi e combattenti.

Aweys ammette che "alcuni arabi" combattono a fianco degli islamisti. Il loro obiettivo è espellere dal paese la missione di pace dell'Ua in Somalia (Amisom). Il contingente dell'Amisom è composto da circa 4.300 soldati provenienti da Uganda e Burundi, e ha il compito di proteggere il presidente Ahmed, il parlamento e l'ufficio del primo ministro.

Il presidente ha chiesto l'aiuto internazionale per cacciare le centinaia di guerriglieri che guidano l'offensiva contro i suoi uomini: "Non permetteremo che la Somalia diventi un rifugio per gruppi animati da ideologie importate dall'Iraq e dall’Afghanistan". Sono proprio l'aeroporto, l'università e le basi dell'Amisom a Villa Somalia i principali bersagli dei combattenti islamisti.

L'Onu continua a non volersi schierare nel conflitto: secondo il segretario generale Ban Ki-moon non è il momento giusto per inviare truppe. Molti somali, d'altra parte, non vogliono il ritorno delle Nazioni Unite - che 14 anni fa dovettero ritirarsi dal paese dopo una pesante sconfitta - e considerano il governo di transizione somalo un regime fantoccio, imposto alla popolazione da potenze straniere. L'Onu preferisce guidare la crisi somala dal punto di vista politico usando l'Amisom come braccio militare.

Ma Ma vuole imporre la sua agenda al paese, ribadendo che il continente deve imparare a trovare una "soluzione africana" ai suoi problemi. Durante i festeggiamenti per la Giornata dell'Africa presso la residenza dell'ambasciatore algerino a Nairobi, il vicepresidente keniano Kalonzo Musyoka è stato duro: "È terribile che l'Ua non sia riuscita a dare una risposta militare adeguata per difendere la repubblica somala". Musyoka ha chiesto ai paesi africani di inviare altri soldati, per permettere al governo di sconfiggere la minaccia delle milizie islamiche.

Musyoka ha ricordato che l'instabilità in Somalia resta un pericolo per la pace e la sicurezza in tutto il Corno d'Africa e ha chiesto uno sforzo per fermare i pirati somali che stanno mettendo in difficoltà il commercio nel golfo di Aden. 

Il governo federale di transizione (Gft), composto da rappresentanti dei vari clan somali, è nato nel 2004 come primo tentativo di ripristinare le istituzioni del paese dopo lo scoppio della guerra civile. Sheikh Sharif Ahmed è stato eletto presidente dal parlamento federale di transizione il 31 gennaio 2009 a Gibuti. A febbraio il presidente si è insediato a Mogadiscio e da allora sono ricominciati gli attacchi delle milizie di Al Shabaab contro il Gft. II 7 maggio è cominciata una battaglia per il controllo di Mogadiscio.

Henry Owuor, Daily Nation, Kenya

5-06-2009

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