Combattere le malattie africane col satellite

Combattere le malattie africane col satellite

giugno 2009
I satelliti intorno alla Terra raccolgono un'enorme quantità di dati, sempre più dettagliati. Che possono rivelare dove e quando si diffonderanno le malattie. Nel dicembre del 1997 morirono migliaia di mucche, capre e pecore nel distretto di Garissa, nel Kenya nordorientale. Un mese dopo toccò anche alle persone.

All'epoca fu la più grande epidemia di febbre della Rift valley mai registrata in Africa orientale. Morirono circa centomila capi di bestiame, furono contagiate novantamila persone in cinque paesi e ci furono centinaia di decessi.

Nel dicembre del 2007 è successa la stessa cosa, o meglio, stava per succedere. La differenza è che la seconda volta è stato dato l'allarme. A settembre i ricercatori del Goddard space flight centre di Greenbelt, in Maryland, che fa parte della Nasa, hanno avvertito le autorità kenyane che c'era un problema. Hanno ridato l'allarme a ottobre. E di nuovo a novembre.

L’allarme del satellite ha salvato migliaia di vittime in Kenya


Quando l'epidemia è scoppiata, il ministero della sanità kenyano ha mandato nella zona colpita delle équipe per distribuire zanzariere e per esortare i capi villaggio e le autorità religiose a non far macellare e mangiare il bestiame. Anche se tra Kenya, Somalia e Tanzania sono comunque morte trecento persone, poteva andare molto peggio. Secondo Kenneth Linthicum, del dipartimento per l'agricoltura americano, senza l'allarme le vittime potevano essere più del doppio.

L'allerta è stata possibile grazie al modello della diffusione della malattia che il dottor Linthicum ha contribuito a mettere a punto. E i dati inseriti nel modello venivano dai satelliti.

All'epoca della prima epidemia, i ricercatori del Goddard avevano notato che nei mesi precedenti la temperatura della superficie della zona equatoriale dell'Oceano indiano era salita di mezzo grado. L'aumento aveva causato delle forti e lunghe piogge, una copertura nuvolosa e la presenza di aria più calda su buona parte del corno d'Africa. Le zanzare si erano moltiplicate in fretta, vivendo abbastanza a lungo da permettere al virus responsabile della febbre della Rift valley di evolversi fino a diventare facilmente trasmissibile. Nel settembre del 2007 i ricercatori hanno notato gli stessi fenomeni nell'oceano e hanno ipotizzato che ci sarebbero state le stesse conseguenze.

La mosca tse-tse e il livello della fotosintesi rilevato dal satellite

I tentativi di prevedere le epidemie come queste si sono sempre basati sulla raccolta di informazioni sul campo, che spesso è lenta e costosa. Elaborare i dati dei satelliti, invece, è molto più economico. I satelliti raccolgono una grande quantità d'informazioni sulle temperature, le precipitazioni, la vegetazione e perfino sulla salute, il livello d'umidità e la produzione della clorofilla delle piante. Come spiega David Rogers, esperto in ecologia e malattie dell'università di Oxford, queste tecnologie forniscono un'utilissima combinazione di variabili.

La sua ricerca ha messo in relazione i livelli di fotosintesi individuati dai satelliti con la dimensione di una venatura sulle ali della mosca tse-tse dell'Africa occidentale. La misurazione della vena indica la salute e l'estensione delle popolazioni di mosche e fornisce indicazioni sull'eventualità della comparsa di epidemie della malattia del sonno. Questa malattia parassitaria è diffusa dalla mosca tse-tse e uccide ogni anno decine di migliaia di persone in Africa. I dati dei satelliti sulla fotosintesi possono quindi essere usati per prevedere le epidemie senza dover raccogliere le mosche sul campo.

Anche la malaria può essere prevenuta col satellite


Ma le potenzialità del monitoraggio satellitare non si fermano qui. Jacques André Ndione, ricercatore del Centre de suivi écologique, un ente per la salute pubblica senegalese, cita uno studio che ha dimostrato come in Africa occidentale la malaria tenda a diffondersi più in fretta nei quartieri periferici che nelle città e nelle baraccopoli. Il motivo, rivelato dal satellite, è che nei giardini di periferia ci sono più stagni e più pozze. I satelliti possono non solo contare queste piccole masse d'acqua, ma anche misurarne la longevità, la salinità e il contenuto di fango, e capire quindi se sono ambienti adatti alle zanzare.

A trarne beneficio non è solo l'Africa. Per Renaud Lancelot, capo del progetto Eden, che riunisce laboratori e agenzie di salute pubblica di 24 paesi europei e africani, la ricerca satellitare rivela che c'è un "rischio significativo" che la febbre dengue, la malaria e la febbre della Rift valley arrivino in Europa. Il chikungunya, un virus diffuso dalle zanzare endemico della fascia tropicale di Africa e Asia, è già arrivato in Albania e in Italia.

È forse un assaggio di quello che succederà?

Da: The Economist, Londra

12-06-2009

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