Il giorno che in Liberia terminò l’impunità

Il giorno che in Liberia terminò l’impunità

luglio 2009
Pubblicazione del rapporto della Commissione verità e Riconciliazione

Un gran giorno il passato 29 giugno 2009. Per un piccolo Paese attraversato da anni di guerre e di tradimenti. Un giorno che dovrei iniziare con una confessione. Lasciando Monrovia nel giugno del 2007 pensavo che la Commissione non avesse né i mezzi né la volontà di continuare il suo lavoro. La pervasiva corruzione del sistema giudiziario,la fragile situazione politica,la precaria vita economica ed un senso di generale spossatezza congiuravano per affossarne gli scopi .
Difficile scomodare la verità quando per troppo tempo essa si è coniugata con la menzogna e la sopraffazione dei potenti.

E invece no. Alcuni hanno decretato la fine dell’impunità che si perpetuava fin dal fondazione della Liberia,unico Paese africano a non essere stato colonizzato. Era stato semplicemente tradito e venduto molte volte. Ancora meno che per 30 denari. Mentre veniva evacuato il presidente Tayor da Monrovia si stava ultimando l’accordo di pace ad Accra, in Ghana, lo stesso mese di agosto del 2003. Fu durante la lunga conferenza di pace, sospesa durante l’assedio di Monrovia, che la società civile impose la decisione di creare una Commissione di verità e riconciliazione (TRC). Essa fu istituita dall’allora governo di transizione nel 2005.

Per un cammino di guarigione sociale

Un lavoro di oltre 3 anni, la raccolta di 22 mila testimonianze scritte,decine di interviste ed oltre 500 deposizioni pubbliche, costituiscono la trama su cui si sviluppa il rapporto finale. La TRC ha preso ispirazione da altre Commissioni analoghe e particolarmente da quella, molto più nota, del Sudafrica. La sfida era quella di tradurre senza ‘tradire’ gli anni di guerra civile e di inenarrabili sofferenze che avevano trasformato la Liberia in un grande ‘campo profughi’.

In effetti,con circa 15 mila caschi blu questo Paese è stato condotto attraverso la transizione a libere elezioni che sono culminate con la presidenza di Ellen Jonhson Serleaf, prima donna eletta presidente dell’Africa. Ciò che viene definita ‘transitional justice process’, processo di giustizia in transizione, è stata intesa come contributo della Commissione per un cammino di ‘guarigione’ della società liberiana attraverso la coniugazione di verità e riconciliazione.
Non è mancata l’attenzione a ricuperare elementi di trasformazione del conflitto presenti nelle culture tradizionali del popolo liberiano (palava hut), centrati sul dialogo e la riconciliazione di cui la noce di cola spezzata e condivisa era il simbolo più pregnante.

La TRC è stata concepita come spazio per incontrare le condizioni nelle quali le vittime e gli oppressori potessero raccontare le loro storie. La ricostruzione della verità dei fatti accaduti, la domanda di perdono (richiesta dalla Commissione e frutto di una scelta personale), assieme alla richiesta di riparazione morale e fisica delle vittime, sono state intese come contributo alla guarigione del tessuto sociale ed alla ‘riscrittura’ di un’altra storia.

Alle radici della guerra civile

Lo ricorda il presidente della Commissione, Jerome Verdier,il quale presentando il rapporto finale ai mezzi di comunicazione afferma che…’la TRC non è un tentativo perfetto e difficilmente potrà soddisfare tutti i segmenti della società liberiana…aspettative, paure e ansietà…il rapporto finale è la cartina (road map…)per un cammino di liberazone e di pace durevole’.
Fra gli scopi della Commissione si trovava quello di cercare di identificare le radici del conflitto in Liberia e la determinazione delle responsabilità per gli autori dei crimini commessi.

Comunque notevole il tentativo di trovare il consenso su un’interpretazione condivisa della storia della Liberia alla luce delle ingiustizie che hanno accompagnato il Paese fin dalla sua fondazione avvenuta nel 1847 ad opera di schiavi liberi dagli Stati Uniti.
La povertà, la centralizzazione (a Monrovia,la capitale),l’esclusione socio-politica degli autoctoni, la repressione e la corruzione hanno gradualmente contribuito a creare le condizioni perché avesse luogo una sanguinosa guerra civile che ha coinvolto quasi tutti i gruppi etnici del Paese.(Dal 1989 al 1996 e dal 1999 al 2003).

Un Tribunale Speciale per i Crimini nel Paese

Il rapporto si conclude con varie raccomandazioni. Tra queste spicca l’invito a creare un ‘Tribunale Speciale per i Crimini in Liberia’, con lo scopo di accertare le responsabilità delle persone accusate per crimini contro i diritti umani, crimini di guerra, uccisioni, stupri,lavori e recrutamenti forzati di bambini.I nomi di queste persone sono elencati nel rapporto finale. Tra questi spicca in primo luogo quello dell’ex presidente Taylor. Egli è già sotto accusa presso il tribunale speciale dell’Aia per i crimini commessi durante la guerra civile nella confinante Sierra Leone.

Altre persone invece,tra cui l’attuale presidente della Liberia, la signora Ellen Johnson, sono state raccomandate per una sospensione di ogni ufficio pubblico per 30 anni, al termine del regolare mandato. Quest’ultima indicazione ha creato alcune difficoltà visto il clima politico liberiano estremamente sensibile ad ogni tentativo destabilizzante.

Rimane diffusa la consapevolezza che l’impunità,compagna inseparabile della storia della Liberia finora, non sarà più considerata ineluttabile. Forse si è rivestita di bianco come le centinaia di donne che durante la dittatura scelsero di andare sulle strade della capitale e sfidare i segni del potere col potere dei segni…

Il finale della storia non è ancora stato scritto. Il rapporto finale della Commissione rappresenta un tentativo di onestà nei confronto del popolo liberiano e delle sofferenze che lo hanno accompagnato per troppo tempo.
Tra verità e dignità si trova l’oceano Atlantico. C’è chi ha rischiato di camminarvi in mezzo, come nel Mar Rosso, per una terra che si trasforma in promessa.

22-07-2009

P. Mauro Armanino

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