Somaliland. Una Somalia che funziona

Somaliland. Una Somalia che funziona

agosto 2009
Nel nord della Somalia c'è ancora un posto vivibile: è il Somaliland, indipendente dal 1991. Ma senza il riconoscimento internazionale, rischia di non farcela.

Il terminal degli arrivi dell'aeroporto di Hargeisa è una scatola di cemento inghiottita dalla polvere, su una torrida e arida pianura coperta di sterpi. Dalle porte malandate si accede a una sala con le pareti fatiscenti e qualche immagine della Mecca appesa qua e là. Una targa di ottone commemora l'inaugurazione dell'edificio alla presenza del principe Henry, primo duca di Gloucester, nel 1958. La placca ossidata sembra un ricordo fuori luogo della dimenticata colonia britannica. Mentre il resto della Somalia si è imposto all'attenzione mondiale come uno stato anarchico e fallito, dove sta nascendo una nuova generazione di pirati, l'ex protettorato britannico del Somaliland continua a chiedere pacificamente il riconoscimento internazionale.

Un paese che rappresenta il segreto più prezioso dell'Africa

A est confina con la regione del Puntland, i cui porti sono diventati la base di diversi gruppi di pirati. Più a sud, a Mogadiscio, ci sono le tracce di una colonia italiana che oggi è tra i posti più pericolosi del mondo. A sudovest c'è l'Etiopia, autoritaria e armata fino ai denti. Abdillahi Duale, il ministro degli esteri del Somaliland, la definisce con rassegnazione un "vicino scontroso".

Duale è seduto sotto una cartina del suo paese. Sembra gentile, anche se esasperato. Comincia a elencarmi i successi del Somaliland: il governo funziona, le elezioni sono democratiche, ci sono una guardia costiera e una forza di polizia. Tutto piuttosto normale in gran parte del mondo, ma non da queste parti. Il ministro dice che il suo paese rappresenta il segreto più prezioso dell'Africa".

Duale sottolinea che il Somaliland ha un territorio più esteso e una popolazione più popolosa di almeno una decina di stati africani. Il riconoscimento, perciò, non "aprirebbe in Africa nessun vaso di Pandora". Né stabilirebbe un precedente, come è avvenuto per Timor Leste o per il Kosovo. " È giusto che la comunità internazionale aiuti la Somalia. Chiediamo solo che diano una mano a chi finora è stato in grado di aiutarsi da sé".

I percorsi divergenti dei somali, spiegati dalla storia

Oratore raffinato, Duale usa la storia per spiegare i percorsi divergenti dei somali. Quando nel 1960 il Somaliland britannico e la Somalia italiana ottennero l'indipendenza, fu stretto un patto di unità che diede vita alla Repubblica di Somalia. Ma questa unione non funzionò, e degenerò nella violenta dittatura di Siad Barre e, in seguito, nella guerra civile. Quando il regime di Barre cadde, nel 1991, il nord del paese creò un suo stato entro gli ex confini coloniali, mentre il sud precipitò nelle mani dei signori della guerra.

Secondo Duale entrambi i percorsi nascono dall'esperienza coloniale. La Gran Bretagna voleva solo che il suo protettorato rafforzasse il controllo navale del golfo di Aden, e per questo lasciò al loro posto i leader anziani locali. L'Italia, invece, trattò la zona costiera orientale della Somalia come una vera e propria colonia, e smantellò le autorità locali. Così, quando nel 1991 i combattimenti si interruppero per un breve periodo, il nord aveva un punto da cui ripartire, il sud no.

Un paese con propria moneta, ma senza seggio all’Onu

Nonostante questo, i 3,8 milioni di abitanti del Somaliland dipendono da un governo, quello di Mogadiscio, che in pratica non esiste. L'ex protettorato britannico ha una sua moneta, i suoi servizi di sicurezza, i suoi ministeri e tribunali, ma non un seggio alle Nazioni Unite. E senza il riconoscimento internazionale Hargeisa non può ricevere gli aiuti del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale.

Alla guida di questo limbo c'è Dahir Rayaale Kahin. "Abbiamo rispettato tutti i criteri internazionali, ma nessuno ci ha ancora riconosciuto", spiega con calma il presidente. "Eppure, non si può negare il nostro contributo nella regione: stiamo combattendo la pirateria e abbiamo arrestato molti terroristi". Kahin sottolinea che da un referendum del 2001 è emersa una maggioranza schiacciante a favore dell'indipendenza, e che nel 2005 un rapporto dell'Unione africana sul riconoscimento del territorio ha raccolto molti consensi. "Da anni ci sentiamo ripetere la stessa frase: `Se qualcun altro vi riconosce, noi saremo i secondi'. Ma chi sarà il primo?".

Legittimità o violenza

Gli abitanti del Somaliland sperano nella Gran Bretagna, che ha riconosciuto il Somaliland già nel 1960, al momento dell'indipendenza. Ribadendo questa posizione, però, Londra rischierebbe di mettersi contro alcuni importanti alleati, come l'Egitto. Per il Cairo, infatti, una Somalia forte è innanzitutto un baluardo contro l'Etiopia in un futuro conflitto per le vitali risorse del Nilo. Per questo l'Egitto continua ad appoggiare chi sogna una grande Somalia, che riunisca i somali di Etiopia, Kenya e Gibuti a quelli delle ex colonie britannica e italiana sotto la stella della bandiera somala. "Ma è un sogno irrealizzabile", spiega Kahin. "Potremmo invece essere come gli arabi: divisi in molti paesi anche se condividono la stessa lingua e la stessa religione".

A maggio avrebbero dovuto tenersi le elezioni. Sarebbe stato un altro passo importante verso la creazione di un vero stato, ma il voto è stato rimandato a settembre. Secondo l'opposizione, il governo cerca di evitare una sconfitta sicura.

Tutte le forze politiche ammettono però che il Somaliland ha un suo insieme "unico" di pesi e contrappesi, che garantisce l'equilibrio democratico. Mohamed Rashid Sheikh Hassan, ex giornalista della Bbc e ora politico dell'opposizione, spiega che il vero potere è nelle mani di un consiglio di anziani, che opera come una seconda camera. Sono stati loro a decidere di rimandare le elezioni.

Governo e opposizione desiderosi di preservare la democrazia

Governo e opposizione condividono le stesse preoccupazioni. Poiché nel paese non esiste un vero sistema economico, quasi tutti gli abitanti sono disoccupati. Il tempo dell'esperimento democratico in Somaliland, quindi, potrebbe essere agli sgoccioli. "La generazione dei funzionari pubblici nati durante il protettorato britannico ha fatto il suo tempo", spiega Hassan, "e nessuno è in grado di sostituirli. Se la democrazia non porterà al riconoscimento dell'indipendenza, le persone si rivolgeranno altrove".

Senza un cambiamento, il Somaliland potrebbe sprofondare nella violenza. A ottobre 2008 una serie di attacchi suicidi ha causato 28 morti, scuotendo la relativa stabilità di Hargeisa. Said Adani, l'addetto stampa del presidente, ha svolto senza volerlo un ruolo importante nel contrastare uno degli attacchi. La sua macchina era parcheggiata vicino al cancello del palazzo presidenziale quando un camion bomba, che voleva raggiungere l'edificio, l'ha sfondata.

La piccola automobile ha fermato il camion poco prima che arrivasse sul bersaglio. Adani si trovava all'interno del complesso e si è salvato. Il comandante di polizia Abokar Subub non è stato così fortunato. Mentre parliamo, Adani solleva la camicia e mi mostrale cicatrici provocate dalle schegge. Secondo lui, l'attacco era un chiaro avvertimento a chi dà per scontata la sicurezza in quest'angolo della Somalia.

Il ministro Duale sostiene che l'offensiva della pirateria potrebbe aiutare il processo di riconoscimento: "P, la dimostrazione di quanto possiamo essere importanti nella regione. Non siamo un branco di inaffidabili. Siamo gente con cui si può lavorare".

Ma il tempo stringe. A pochi passi dalla targa del duca di Gloucester c'è un misero chiosco che vende biscotti. Il giovane dall'aria annoiata indossa una T-shirt con una scritta particolare: è il nome di Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah in Libano.

Daniel Howden, The Indipendent, tradotto da Internazionale n° 799

21-08-2009

Alcune immagini:

- Foto 1: Il territorio del Somaliland
- Foto 2: Dahir Rayaale Kahin, presidente del Somalland
- Foto 3: Veduta della capitale Hargeisa

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