L’Angola dischiude i suoi tesori ai paleontologi

L’Angola dischiude i suoi tesori ai paleontologi

agosto 2009
L’Angola, sinonimo di petrolio e di diamanti, offre oggi altre ricchezze inesplorate ai paleontologi: ossi rari di dinosauri che la lunga guerra civile ha mantenuto per tanto tempo nascosti alla curiosità scienziati.

“L’Angola è l’ ultimo territorio sconosciuto per i paleontologi”, afferma Louis Jacobs, dell’ Università Metodista di Dallas, Texas (USA), membro d’ un gruppo internazionale di cacciatori di dinosauri venuto ad esplorare questo paese d’ Africa australe.

“A causa della guerra (1975-2002), poche ricerche sono state condotte finora, ma finalmente è arrivata la pace, e ci rendiamo conto di quanto è grande il campo della ricerca e delle scoperte”, si entusiasma.

“In alcune regioni, i fossili scaturiscono letteralmente dalla roccia. È una specie di museo sotto terra.” Le prime ossa di dinosauri erano state scoperte in Angola negli anni 1960. Ma la guerra d’indipendenza dai colonizzatori portoghesi, e poi una guerra civile durata circa trenta anni, hanno lasciato un paese devastato, seminato di milioni di mine.

La prima importante scoperta risale al 2005. Un membro del gruppo internazionale Paleo-Angola, il portoghese Octavio Mateus, aveva allora riportato in superficie cinque ossa della parte anteriore sinistra di un sauropode, un gigante fra i dinosauri, vicino alla costa atlantica a Iembe. Da allora, la maggior parte dei frammenti di scheletri reperiti ha permesso di registrare animali acquatici - tartarughe, squali, plesiosauri (rettili del giurassico) e mosasauri (cretaceo superiore), più vicini ai serpenti che ai dinosauri. A un esemplare unico di essi, mai scoperto in precedenza, è stato dato il nome di Angolasauro.

Ma Mateus, che lavora con specialisti del museo di Storia naturale di Maastricht (Paesi Bassi), ritiene che le ossa del sauropode finora ritrovate siano l'anticipo di una serie di scoperte di altri nuovi dinosauri. “Alcune regioni dell’Angola appaiono fra le più ricche in fossili al mondo”, sottolinea lo scienziato. Questa parte della placca continentale africana ha conosciuto decine di milioni d’anni fa degli sconvolgimenti drammatici, che hanno trasformato questo vecchio deserto in foreste tropicali. Il paese oggi passa da un clima tropicale al nord, vicino al Congo-Kinshasa, ad una zona arida al sud, vicino alla Namibia.

I ricercatori sperano che i fossili potranno permettere di ricostituire i movimenti delle placche tettoniche, e di datare con più precisione la formazione dell’Oceano Atlantico, che a un certo punto della preistoria ha separato l’attuale America Latina dall’Africa. “Possiamo rintracciare il momento esatto in cui gli animali terrestri non sono stati più in grado di circolare da una parte all’altra del territorio spaccato in due dal mare”, spiega Mateus.

Il progetto Paleo-Angola mira anche a formare degli scienziati locali. “L’Angola dovrebbe poter gestire le sue risorse, i suoi musei, per raccontare la sua storia alle generazioni futuri”, è dell’opinione il paleontologo dell’Università di Dallas, Jacobs. “ E, chissà, a lungo termine tutto ciò diventerà un’attrazione turistica.”

26-08-2009

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