L’unione doganale: progressi troppo lenti

L’unione doganale: progressi troppo lenti

ottobre 2009
A tutti i colleghi che incontrava all'Agoa Forum, a Nairobi, lo scorso agosto, il primo ministro del Kenya, Raila Odinga andava ripetendo, come un mantra: costruire il commercio regionale. «Dobbiamo concentrarci sugli scambi inter-africani».

E non solo per sfruttare la crescita del Continente nero, ma anche, e soprattutto, per negoziare meglio con i big del pianeta.
L'Unione europea, con la moneta unica, è un miraggio lontano.

Ma nell'agenda sub-sahariana la questione del libero scambio è balzata nelle prime posizioni. Il salto va di pari passo all'aumento degli investimenti esteri: l'arrivo di capitali internazionali è più facile quando alle merci e ai servizi che essi portano con sé vengono opposte meno barriere frontaliere.

«La creazione di blocchi regionali permette anche di avere più voce in capitolo nel dialogo con gli investitori - aggiunge Marina Mira d'Ercole, project leader del Progetto Africa di The European House-Ambrosetti - L'Africa non ama il modello Cina, che arriva e decide l'agenda degli investimenti. Ora vuole decidere del suo sviluppo, e presentarsi più unita al tavolo le consentirà di farsi valere meglio».

La scorsa settimana l'Eac, la Comunità dell'Africa orientale - che riunisce Kenya, Uganda, Tanzania, Ruanda e Burundi - ha annunciato che a novembre firmerà una partnership economica con l'Unione europea che eliminerà progressivamente i dazi e le quote sugli scambi tra i due blocchi. Ma chi corre di più nella direzione unitaria sono i 14 paesi della Sadc, la Comunità per lo sviluppo dell'Africa del Sud: qui l'area di libero scambio esiste da un anno, e già c'è un calendario istituzionale che fissa al 2012 l'unione doganale e al 2016 l'arrivo della moneta unica.

Che la punta più avanzata del laboratorio per un'Africa interconnessa si trovi al Sud non è un caso: capofila del progetto è infatti il Sudafrica, l'economia più avanzata di tutta l'area sub-sahariana, che da sola vale 277 dei 412 miliardi di Pil annuale della Sadc.

«La Nigeria, l'Angola e il Congo, per certi versi, si candidano a diventare capofila dello sviluppo, ciascuna per la propria area - sottolinea Marina Mira d'Ercole - ma nessuna può presentare all'esterno del continente una stabilità politica pari a quella sudafricana».

Il Kenya di Raila Odinga è un altro dei paesi che ci prova, ma sconta il fatto di rimanere tagliato fuori dal piano per il grande corridoio infrastrutturale che collegherà il continente da nord a sud: sarà l'architrave di tutti i commerci africani, tanto che vi hanno già investito enti internazionali e singoli paesi interessati, come la Francia, la Gran Bretagna, il Giappone, la Finlandia e l'Olanda.

Il sogno dell'unità è dunque più vicino? Presto, troppo presto per dirlo. Perché di comunità economiche l'Africa sub-sahariana ne ha diverse e, per una che accelera un po', le altre arretrano.

Il 29 ottobre l'Ecowas, che riunisce 15 paesi dell'Africa occidentale, avrebbe dovuto siglare una partnership economica con la Ue, ma i suoi membri sono talmente divisi sulle condizioni, che la firma slitta a data da destinarsi. La stessa Eac, che invece con Bruxelles dovrebbe firmare a novembre, al suo interno non brilla per apertura: il protocollo per avviare un mercato comune slitta da quest'anno al prossimo.

Persino l'avanzata della Sadc, in cui sono riposte le speranza del continente, venerdì ha subito un duro colpo, con il Sudafrica che in piena trattativa d'area per un accordo di partnership economica con la Ue, ha preferito rinnovare il suo vecchio Trade, development and cooperation agreement con il blocco Ue. Troppe le dispute interne, meglio andare per conto proprio.

E che ne è dell'unificazione fra le tre maggiori aree di libero scambio sub-sahariane, Comesa, Eac e Sadc, tanto sbandierata nell'ottobre del 2008? Il memorandum per stabilire le tappe della fusione doveva essere redatto entro il mese prossimo. A oggi, si parla solo di un meeting a marzo 2010. Che, forse, fisserà la prossima data.

Micaela Cappellini, adattato da “Il sole 24 ore”

2-10-2009

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