Angola-Congo: Espulsioni reciproche di immigrati

Angola-Congo: Espulsioni reciproche di immigrati

ottobre 2009
Comincia a profilarsi una crisi umanitaria che colpisce le decine di migliaia di persone espulse da parte della Repubblica Democratica del Congo (RDC) verso la vicina Angola.

“È stato confermato il timore di vedere sorgere una situazione umanitaria”, ha dichiarato Bohdan Nahajilo, rappresentante dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dopo essersi recato nella regione interessata, nel nord dell’Angola, per procedere a una stima. Le persone espulse hanno bisogno, in primo luogo, di tende, di cibo, di medicine e di strutture sanitarie.

Perché queste espulsioni reciproche?

Dall’agosto 2009, il governo dell’Angola e della RDC procedono a un crescendo di espulsioni reciproche: più di 32.000 Angolani sono stati rimpatriati nel loro paese, e circa 18.800 cittadini congolesi sono stati espulsi dall’Angola. In seguito a dei negoziati, il 13 ottobre a Kinshasa, la capitale congolese, i due paesi hanno accettato di “metter immediatamente fine alle espulsioni dei cittadini dei loro rispettivi Stati”.

Secondo Nahajilo, l’aiuto umanitario ai profughi diventa una vera e propria corsa contro il tempo, poiché l’arrivo imminente della stagione delle piogge rischia di bloccare le strade che portano a Luanda, la capitale angolana, e inoltre non si può contare sull’aeroporto di M’banza Congo, nella provincia dello Zaire, nel nord dell’Angola, poiché chiuso per ristrutturazione.

Ha anche aggiunto che a Lendi, più di 5000 rifugiati hanno costruito in gran fretta dei rifugi precari. “L’acqua è data loro direttamente dai secchi – e sono già stati segnalati casi di diarrea e di vomito”.

Ha inoltre dichiarato che l’esatto numero dei profughi verso l’Angola resta sconosciuto, perché è possibile che alcuni angolani siano fuggiti verso Cabinda, enclave congolese nella RDC nota per la sua ricchezza di petrolio o verso altre zone di frontiera.

Famiglie divise

L’UNHCR in passato aveva già recensito 43.000 ex-riugiati angolani in Congo, desiderosi di ritornare nel loro paese, e stava organizzando il loro rimpatrio ordinato. Ma ora la situazione è precipitata. Nahajilo ha ancora detto che “oltre a rispondere ai bisogni immediati di aiuto umanitario e di protezione, noi dovremmo anche prepararci ad accogliere un flusso continuo di Angolani” che ritornano nel loro paese, spinti dalla paura e dalla speranza di ritrovare in Angola la loro famiglia.

Egli ha anche aggiunto che le espulsioni sono state tanto rapide che alcune persone hanno dovuto partire dal loro luogo di lavoro senza poterne informare la famiglia; in caso di coppie miste, i cittadini congolesi non sono stati autorizzati ad accompagnare il loro congiunto in Angola e le famiglie sono state divise e i figli ripartiti tra i loro genitori.

Durante la guerra civile in Angola, durata circa tre decenni e terminata nel 2002, la RDC ha accolto più di 100 000 rifugiati angolani. Ma, nel senso inverso, negli ultimi 20 anni centinaia di migliaia di emigranti congolesi hanno attraversato illegalmente la frontiera angolana, per andare a fare i cercatori di diamanti nelle province del Nord.

Il flusso delle reciproche espulsioni è diventato oggetto di discordia ricorrente tra i due paesi vicini. Secondo il Bureau delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), sei ondate di espulsioni hanno avuto luogo dal 2003, nel corso delle quali in totale 140 000 Congolesi sono stati respinti dall’Angola,

Le recriminazioni dei congolesi rientrati


Willy Iloma presiede un’organizzazione di difesa dei diritti umani e coordina le ONG nel territorio di Manda, alla frontiera con l’Angola, nella provincia del Bas-Congo, nella RDC. Intervistata, ha dichiarato: “Non c’è struttura d’accoglienza per dare asilo ai congolesi respinti dall’Angola. Queste persone sono oggi sparse in chiese o in famiglie di accoglienza; alcune sono ripartite verso Kinshasa e altre città.”

Secondo l’OCHA, nei territori di Manda e di Tshela, si possono distinguere due gruppi di congolesi espulsi: “Le persone obbligate a lasciare volontariamente il paese, partite in seguito a minacce, e quelle che sono state fisicamente ricondotte alla frontiera. La maggior parte di questi profughi sono piccoli commercianti, o donne e bambini. Benché queste persone respinte abbiano dei bisogni umanitari, al presente la situazione è sotto controllo.”

Secondo Iloma, i Congolesi espulsi “hanno conosciuto un calvario, cominciato in Angola, quando sono stati arrestati e detenuti in cella per tre giorni. Molte donne sono state violentate e gli uomini molestati, i loro beni confiscati prima che passassero la frontiera. Alcuni si sono messi a mendicare: altri hanno venduto al mercato i pochi oggetti che ancora possedevano.”

Simon Mbatshi, governatore della Provincia Bas-Congo, ha annunciato che erano stati presi dei provvedimenti per rispondere ai bisogni umanitari, come vaccinare tutti i bambini che attraversano la frontiera.

Testimonianze di missionari

Un missionario che lavora nella periferia di Luanda, capitale dell’Angola segnala che, in ritorsione all’espulsioni di angolani dal Congo, “c'é stata un’esplosione di violenza e di saccheggi nel grande mercato all’aperto di Kicolo (quartiere a nord di Luanda): infiltrazioni di delinquenti che hanno devastato e rubato tutto il settore di solito occupato dai commercianti congolesi”. I congolesi rimangono nascosti in casa, hanno paura di uscire, perché temono aggressioni da parte di giovani angolani esaltati.

Episodi di intolleranza verso immigrati congolesi sono segnalati anche in altre località angolane.

23-10-2009

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