Donne emarginate perché considerate streghe

Donne emarginate perché considerate streghe

ottobre 2009
Al recente sinodo parecchi vescovi hanno evocato il tema della stregoneria. Se da un lato segna il persistere di pratiche ancestrali malefiche, dall’altro, in particolari situazioni sociali di tensione e frustrazione, è una valvola di sfogo, per incanalare verso certe vittime designate l’aggressività accumulata nei gruppi sociali.

Il vescovo nigeriano Augustine Obiora Akbuze ha denunciato le violenze perpetrate contro bambini, donne e anziani, le categorie più deboli della società. "Il popolo pensa, a torto, che uccidano i loro figli, che bevano sangue umano e portino rovina e malattia ai loro amici e alle loro famiglie". Per questo, “coloro che vengno accusati si stregoneria vengono portati nelle foreste e massacrati". Alcune sono "immerse nell'acido o avvelenate". Altre "sepolte vive". Tutto ciò , ha spiegato, avviene a volte con la complicità di nuove chiese cristiane.

Il giornalista Jean-Victor Ouédraogo da Ouagadougou (Burkina Faso) ha inviato un articolo alla rivista “Volontari per lo sviluppo”, in cui racconta casi di violenza contro donne del suo paese, accusate di stregoneria. Riprendiamo qui di seguito il suo articolo.

Il cappio delle streghe

Donna, over 50, vedova: questo l'identikit della strega-tipo in Burkina Faso. Ce ne sono a centinaia; emarginate, private di ogni diritto e mezzo per vivere, spesso costrette al suicidio. Un fenomeno in aumento che le istituzioni faticano a contrastare, e che fa a pugni con la proverbiale solidarietà degli africani verso gli anziani.

Il fenomeno delle "divoratrici di anime", chouinba in lingua moore, sta creando una vera psicosi nel villaggio di Yako, provincia di Passoré, a circa 110 km da Ouagadougou. Le mangiatrici di anime sono per lo più donne anziane ritenute responsabili di pratiche di stregoneria e condannate al totale ostracismo sociale. Per loro la sanzione, inappellabile, è una sola: percosse, pubblico linciaggio e messa al bando. L'inizio di una morte sociale che sfocia, nella maggior parte dei casi, nella morte vera e propria.

Senza diritti

«Dopo esser stata accusata di stregoneria, ho vissuto 8 giorni nella brousse, senza nulla da mangiare e da bere. Non volevo più vivere, ho tentato di farla finita mangiando i topi e ho vomitato per tre giorni» racconta Sibidou Bassyam, 50 anni. Alle "divoratrici di anime" è vietato soggiornare presso le proprie famiglie, sono cacciate di casa e private di ogni assistenza.

Qualunque gesto di solidarietà nei loro confronti è formalmente proibito, si rischia l'esclusione sociale. «Senza la nostra ospitalità queste donne sarebbero votate a morte certa» spiega suor Rita Tankoano, da 4 anni direttrice di un centro d'accoglienza per presunte streghe nel dipartimento di Tema Bokin. II centro ospita 42 donne, molte vedove. Secondo suor Rita l'accusa di stregoneria sarebbe un pretesto per privarle dei beni avuti in eredità dai mariti.

Tutte le presunte streghe nel Passoré affrontano sofferenze simili: alcune si sono viste distruggere i campi, altre sono state private dei figli. «Per farmi andar via si è data indicazione a ogni abitante del villaggio di non rivolgermi più la parola. Così sono rimasta senza cibo e acqua» racconta Jacqueline Yili, vedova da 10 anni, costretta ad abbandonare le sue tre bambine e ad andarsene dal paese. E Aminata Zirla, 72 anni, dice: «Quel che non mi dà pace è che dovrò morire senza rivedere i miei figli. Ho dovuto lasciarli 20 anni fa».

Reiette post mortem

Secondo le ospiti del centro di Tema Bokin, alcune autorità dei villaggi indurrebbero addirittura le "divoratrici di anime" al suicidio. «Un vecchio mi ha consigliato di farla finita, se avevo un briciolo di pudore» dice Marcelline Konkobo, 68 anni. E Suzanne Bamogo, 50enne, piange ricordando la brutalità con cui è stata cacciata via. «Mi hanno picchiata con quello che trovavano a portata di mano, ho ricevuto colpi sul viso e ho perso molto sangue».

Queste donne non hanno diritto al perdono neppure dopo morte. «Dobbiamo seppellirle nei cimiteri cristiani perché anche da defunte sono rifiutate dai parenti» spiega suor Rita. Nel 2006 un'inchiesta di Albert Ouedraogo sull'esclusione sociale delle anziane in Burkina Faso ha mostrato che il 78% di loro vive con meno di 500 franchi (0,76 centesimi) al mese. Le donne in grado di spostarsi campano raccogliendo escrementi animali e legname, coltivando e rivendendo miglio, sorgo, legumi, verdure e cotone; ma a quelle che per l'età avanzata non possono muoversi non resta che affidarsi a dio.

L'inchiesta del professor Ouedraogo ha confermato che l'emarginazione per stregoneria riguarda soprattutto le donne, il 98% contro il 2% degli uomini. Tra quelle incontrate nei centri d'accoglienza di Tema-Bokin e Yako (che ne ospita al momento 12), la più giovane ha 55 anni, la più vecchia 100. Le ospiti soggiornano nei centri per periodi dai due mesi ai 30 anni. Tra le accuse contro di loro, varie infrazioni al costume tradizionale: l'omicidio attraverso pratiche magiche, l'incesto, la zoofilia, l'adulterio.

Gli esorcisti

I cristiani credono all'esistenza della stregoneria. Nel villaggio di Bingo, dipartimento di Arbollé, un reverendo organizza preghiere di guarigione per liberare chi ha stretto un patto con le confraternite di stregoni. Da 14 anni il pastore Jérémie Zoundi conduce un'offensiva contro i divoratori di anime e dichiara che su 100 stregoni, dopo ripetuti digiuni e preghiere, due si sarebbero convinti ad abbandonare le loro malvagie pratiche: «Alcuni stregoni hanno ammesso che usavano bere sangue umano».

II pastore ha poi raccontato la storia di uno stregone che utilizzava uno strumento musicale di zucca per accompagnare i fedeli nelle lodi a dio. Nell'estasi della preghiera, l'uomo che teneva in mano lo strumento è crollato a terra, e i fedeli hanno visto saltar fuori denti umani in quantità. Lo stregone ha ammesso che appartenevano a vittime uccise da lui. Una "strega" ci ha spiegato che i giovani e le ragazze sarebbero le prede preferite dei divoratori di anime, perché «le anime fresche si vendono meglio al mercato degli stregoni». Secondo Paul Tenoanga, capo tradizionale di Sancè nella provincia di Bam, per essere reclutati nella confraternita degli stregoni occorrono specifiche caratteristiche fisiche e sociali. Solo dai 45 anni in su è possibile far parte del gruppo, ma le ragazze possono essere iniziate fin dai 10 anni.

Anziani abbandonati

In media ogni anno 36 "streghe" si impiccano, un altro centinaio tenta il suicidio. La persecuzione nei loro confronti è in crescita e, secondo fonti della gendarmeria e della polizia, nella sola provincia di Passoré si verificherebbero almeno 5-6 casi di impiccagione ogni mese. Il fenomeno ha raggiunto una soglia tale da spingere Lamourdia Thiombiano, Alto commissario del Passoré, a svolgere un giro d'ispezione nei 9 dipartimenti della sua giurisdizione. Nello stesso periodo a Yako sono state scacciate ben dieci donne accusate di stregoneria. «Per arginare il fenomeno occorre un intervento di lungo respiro, attraverso la sensibilizzazione e la repressione di ogni forma d'esclusione.

Ma non bisogna farsi illusioni sullo sradicamento rapido di questa piaga» ha dichiarato Thiombiano. Negli ultimi tempi, di fronte all'ampiezza del fenomeno anche le donne hanno iniziato a difendersi e a far sentire la propria voce interpellando i leader tradizionali e le autorità politiche e religiose. Il coordinamento delle associazioni femminili di Passoré promette manifestazioni di protesta contro una pratica degradante che distrugge centinaia di donne in tutto il paese. Malgrado queste iniziative e l'impegno della chiesa cattolica per accogliere le vittime dell'esclusione, il loro numero è così elevato che gli aiuti restano insufficienti.

L'allontanamento dai villaggi delle donne accusate di stregoneria va a indebolire il tessuto sociale e mette a dura prova la proverbiale solidarietà degli africani. Se non si riuscirà a porvi rimedio, il rischio è che venga decretata una sorta di "indegnità generazionale" per cui le persone anziane verranno abbandonate, e affidate ad autorità amministrative, parrocchie e ong.

Jean-Victor Ouédraogo da Ouagadougou

30-10-2009

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