Il Mali sfida la siccità con le piogge artificiali

Il Mali sfida la siccità con le piogge artificiali

novembre 2009
Più di 32 milioni di euro investiti, tre anni di studi ed esperimenti, ma alla fine il governo del Mali ce l'ha fatta: ha portato la pioggia nel Sahara.

Grazie al cloud-seeding (inseminazione delle nuvole), tecnica usata da decenni per innevare le piste da sci, gli scienziati di Bamako sono riusciti a far piovere nelle regioni centrali del Paese, quelle più colpite dai cambiamenti climatici e dalla desertificazione, dove il 13 per cento dei bambini sotto i cinque anni soffre di malnutrizione. E, secondo le stime del ministero dell'Agricoltura, nelle zone interessate la produzione di cereali è salita in effetti del cinquanta per cento.

Il cloud-seediug funziona così: gli aerei bombardano le (poche) nuvole presenti con ioduro d'argento, che provoca la condensazione dell'acqua e quindi la caduta della pioggia. «Ma, per evitare danni alle coltivazioni» spiega Mamadou Adama Diallo, coordinatore del progetto, «al posto di sostanze chimiche abbiamo usato microparticelle di comune sale da tavola, capaci di attirare l'acqua e produrre le gocce».

Un risultato importante, visto che, come riporta il ministero dell'Ambiente, dagli anni Settanta in Mali le piogge sono diminuite del venti per cento e il livello dei fiumi è sceso della metà. La novità, però, ha scombussolato i ritmi dei contadini. Per colpa dell'allungamento della stagione delle piogge, non sanno più quando piantare c quando raccogliere.

Difficile far loro capire che si tratta di cambiamenti dovuti alla mano dell'uomo. Quando gli scienziati hanno spiegato la tecnica, gli agricoltori li hanno accusati di bestemmiare, dicendo che solo Dio può governare la natura.

8-11-2009


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