I rifugiati ambientali e il diritto internazionale

I rifugiati ambientali e il diritto internazionale

novembre 2009
Un accordo internazionale africano ha aperto il dibattito sui diritti e sulla tutela delle persone profughe a causa di disastri naturali, dovuti anche ai cambiamenti climatici.

La Convenzione di Kampala, adottata dall’UA (Unione Africana), promette di proteggere e assistere milioni di africani sfollati all’interno della loro nazione. In modo significativo il trattato riconosce anche i disastri naturali oltre i conflitti, e la violenza generalizzata come motivo di sradicamento delle popolazioni.

Jean Ping, presidente della Commissione dell’UA, ha dichiarato che “sarà sempre più probabile che delle persone debbano migrare poiché l’Africa è soggetta più frequentemente a siccità, inondazioni causate da mutamenti climatici”. L’inserimento delle migrazioni dovute a disastri naturali nel dibattito è nato dalla necessità di sviluppare una struttura per i diritti dei rifugiati, sradicati dalle loro terre e in movimento verso altre nazioni a causa di questo problema che minaccia la loro sussistenza. Il trattato chiede anche ai governi di varare leggi, trovare soluzioni per impedire questi spostamenti.

Nel 1969 la Convenzione che si occupava di aspetti specifici dei problemi dei rifugiati in Africa, adottata dalle Organizzazioni allora appartenenti all’UA, aveva fatto un passo in avanti nella Convenzione del 1951 definendo “rifugiato” non solo le persone che migravano a causa di persecuzioni, ma anche a causa di guerre o seri problemi di ordine pubblico. Ping vede il riferimento alle migrazioni legati al degrado ambientale come un “tentativo interessante” per trovare “adeguate risposte a problemi nuovi”.

Nel 2008, venti milioni di persone furono obbligate a lasciare le loro case a causa di disastri climatici naturali (siccità, uragani, inondazioni), mentre 4,6 milioni a causa di conflitti.

Il rappresentante del Segretariato Generale delle Nazioni Unite sui Diritti Umani delle persone sfollate in una presentazione dei lavori nella Convenzione Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ha rilevato che le persone sradicate dalle loro case per disastri naturali hanno fruito della protezione attraverso le leggi esistenti sui diritti umani e i principi guida sulle migrazioni interne.

Lo stesso rappresentante ha detto che c’è bisogno di chiarire e sviluppare una struttura legale per aiutare le persone che si spostano internamente o esternamente al loro paese a causa del degrado ambientale, non solo inondazioni ma anche cambiamenti più lenti come la desertificazione, la salificazione del suolo e delle falde acquifere che rendono il territorio inabitabile.

Moussa Idriss Ndele, Presidente del Parlamento Pan-africano, l’organismo legislativo dell’UA, non è totalmente soddisfatto dei risultati raggiunti sul problema migrazione/clima, perché molti ancora ritengono che siano i conflitti la principale causa scatenante delle migrazioni.

Le previsioni dell’IPCC (pannello di controllo intergovernativo sui cambiamenti di clima) prevedono per il futuro in Africa, inondazioni più frequenti e intense che richiederanno che il dibattito in corso non solo continui ma sia intensificato.

15-11-2009

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