Il risveglio della protesta nelle township sudafricane

Il risveglio della protesta nelle township sudafricane

novembre 2009
Negli ultimi mesi, alcune cittadine sudafricane sono animate da una nuova ondata di malcontento. È come se riemergessero da un passato non tanto lontano battaglie per il riconoscimento dei propri diritti fondamentali.

Gli abitanti di diverse township del Mpumalanga, regione nord-orientale del Sudafrica, hanno manifestato per ottenere migliori condizioni nei servizi pubblici, promessi dall’ex presidente Jacob Zuma e dall’establishment dell’ANC. Alla fine di settembre, la polizia per disperdere i dimostranti ha utilizzato gas lacrimogeni. Sembrava quasi fossero riapparsi i lugubri fantasmi del controllo sociale tipici del periodo di apartheid. Nonostante la pesante risposta degli agenti, il malcontento nelle township non si placa, nemmeno le iniziative per affermare una più equa giustizia sociale, come dimostra ciò che sta accadendo a Soweto.

Negli ultimi anni, la ben nota township alle porte di Johannesburg ha conosciuto un intenso sviluppo, grazie al risveglio culturale e a programmi governativi di riqualificazione. Rimangono comunque profondi problemi e la povertà non è stata affatto debellata, anzi, in alcuni quartieri si è accresciuta a causa della crisi economica e della mancanza di lavoro.

Di fronte alle difficoltà, per fortuna in molti casi e in diversi contesti dell’Africa, riemerge quell’innato senso di solidarietà che permette agli indigenti di sopravvivere e di reagire, attraverso appunto l’aiuto reciproco.

Ridistribuzione gratuita dell’elettricità ai più poveri

s-091122 soweto elettr2Uno dei servizi di cui molte township sono carenti è l’elettricità, talvolta perché non ci sono i collegamenti adeguati, spesso perché gli abitanti non sono in grado di pagarla e quindi la fornitura viene interrotta. Per ovviare a questo problema, è particolarmente attivo negli ultimi anni il Comitato di crisi di Soweto per l’elettricità (SECC), associazione militante radicale che con operazioni fai date, ma efficaci, dei suoi “tecnici” ridistribuisce gratis l’elettricità ai poveri.

Il meccanismo è semplice: bastano dei cavi, maneggiati da un buon conoscitore negli allacciamenti, che vengono agganciati al contatore in loco della compagnia pubblica per l’elettricità sudafricana, la Eskom. Con questo semplice gesto, molti abitanti di Soweto si sono nuovamente riappropriati di energia e luce. Il SECC è sorto nel 2000 con l’intento di rubare energia “ai ricchi” per distribuirla ai poveri, in base alla ferrea convinzione dei suoi promotori che debba essere un servizio pubblico gratuito per tutti.

L’aspetto paradossale è che nessun militante del SECC sia stato finora perseguito penalmente. Altrettanto paradossale è il fatto che l’ufficio del Comitato si trovi proprio di fronte all’agenzia della Eskom in via Chris Hani (nome che rievoca memorabili battaglie per la rivendicazione dei diritti civili; Hani fu infatti un importante figura anti-apartheid, assassinato per il suo impegno politico).
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I rappresentanti del SECC e della Eskom tengono inoltre di frequente riunioni, piuttosto infruttuose per la compagnia pubblica non avendo ancora ricevuto alcun risarcimento per le perdite di elettricità subite.

Sconti sulla bolletta alle imprese, ma non ai cittadini privati poveri

Bisogna sottolineare che l’85% dell’elettricità del Paese è utilizzata dalle compagnie economiche per operazioni di business. Le grandi società pagano solo 8 centesimi per kilowatt all’ora, mentre i comuni cittadini per gli usi domestici circa 26 centesimi.

Le difficoltà o gli impedimenti a pagare l’elettricità da parte di migliaia di famiglie sudafricane non sono certo una novità. Già nel 2001, Virginia Setshedi del SECC sentenziò: “Noi non chiediamo quando o perché alla gente è stata tagliata la luce, ci limitiamo a ripristinarla. Tutti dovrebbero avere la corrente elettrica”.

Questa frase, riporta l’attenzione dal Sudafrica all’Italia. È ancora vivo il ricordo di Elvis, bimbo di 6 anni, morto intossicato a causa delle esalazioni di monossido di carbonio emesse da una piccola e vecchia stufa. La madre fu costretta a utilizzarla per riscaldare l’ambiente perché − impossibilitata a pagare le bollette − le hanno tagliato la luce.

Questo è un caso emblematico che ha fatto scalpore. Ma gli indigenti anche nel Belpaese stanno aumentando. Forse sorgerà anche qui un’associazione radicale come il SECC. Forse tra Italia e Sudafrica ci sono più analogie di quanto non si pensi… (anche in materia di politiche del lavoro neoliberiste).

Silvia Turrin

22-11-2009

Approfondimenti:

Il quotidiano sudafricano Mail&Guardian, nell'edizione online, ha dedicato alcuni articoli al problema della mancanza dell'elettricità nelle township:



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