Craig Sorley. Un ecoevangelista in Kenya

Craig Sorley. Un ecoevangelista in Kenya

novembre 2009
È un missionario statunitense che vive in Kenya. Da una decina d'anni usa la Bibbia per insegnare ai contadini il rispetto dell'ambiente.

Craig Sorley, un americano di 41 anni, alto un metro e novanta, e con i capelli rasati a zero, ascolta e riflette. Ha già chiesto consiglio ad alcuni missionari dello Zimbabwe, che per primi hanno introdotto i metodi di coltivazione di Farming God's way, un'organizzazione che usa la Bibbia per insegnare l'agricoltura conservativa. I suoi colleghi sono stupiti: i topi non sono stati mangiati dai rapaci?

Nel Kenya centrale, dove da sempre i piccoli agricoltori lottano per riuscire ad avere raccolti sufficienti per le loro famiglie, quasi tutti gli alberi sono stati abbattuti e usati come legna da ardere. I pochi eucalipti vicino alle fattorie non sono adatti per farci il nido.

“Se maltrattiamo una parte del creato saremo ripagati con la distruzione di un'altra parte”, dice Sorley, che si è autoproclamato missionario ambientalista. È un rappresentante della Conferenza generale battista degli Stati Uniti, “l'ala conservatrice del movimento evangelico”.

Le chiese evangeliche considerano un mito gli ammonimenti degli scienziati


La maggior parte dei membri della sua chiesa non dà importanza alla salvaguardia dell'ambiente: i cambiamenti climatici sono considerati un mito e la teoria creazionista ha più credito di quella evolutiva. Ma secondo Sorley, il riscaldamento globale, il degrado ambientale e la scarsità delle risorse sono alcune delle sfide principali per l'umanità, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

Sorley ha scoperto la sua vocazione dopo che gli era stato diagnosticato un tumore al cervello. Una volta guarito, ha deciso di cominciare il suo lavoro pionieristico di missionario ambientalista in Kenya. In questo paese le risorse naturali si stanno esaurendo. La rapida crescita della popolazione ha portato a uno sfruttamento intensivo dei terreni agricoli, degli animali e della vegetazione locale.

Ma per Sorley questo è un affronto a Dio, soprattutto in un paese come il Kenya, dove la sua chiesa è tenuta in grande considerazione. Più dei due terzi dei keniani sono cristiani, molti dei quali praticanti. I pastori, però, diffondono un messaggio molto conservatore, puntando soprattutto sulla dottrina della salvezza.

Quando non si sposta lungo le strade dissestate della regione con la sua vecchia Land Cruiser rossa per convincere i contadini a piantare nuovi alberi, a raccogliere l'acqua piovana o ad arricchire i loro terreni in nome di Dio, Sorley tiene seminari teologici.

Anche chi non ha mai letto la Bibbia non ha difficoltà a capire il suo messaggio. “Se voglio parlare di specie in pericolo”, dice, “posso fare l'esempio dell'arca di Noè. Per la cura degli animali c'è la metafora del buon pastore. E poi, tutti conoscono il giardino dell'Eden”.

La scoperta di un tumore al cervello

Sorley ha trascorso gran parte della sua gioventù in Africa orientale. Suo padre era un medico missionario. La sua famiglia ha vissuto in Etiopia finché non ha abbandonato il paese dopo la rivoluzione marxista degli anni settanta. Poi si è trasferita nell'Uganda di Milton Obote.

Alla fine della scuola si è trasferito in Minnesota, negli Stati Uniti, per frequentare un college cristiano. A quei tempi aveva spesso mal di testa. Grazie a una tac, Sorley ha scoperto di avere un tumore maligno al cervello. È stato operato subito e poi si è sottoposto alla radioterapia e alla chemioterapia.

Mentre attendeva i risultati delle cure, ha cominciato a leggere la Bibbia. Sorlev sostiene di averla aperta casualmente alla pagina del salmo 103, che esorta a pregare il Signore che guarisce tutte le malattie, ci salva dalla morte e “rinnova come aquila la tua giovinezza”.

“È stato il momento più spirituale della mia vita”, afferma Sorley. “Le mie paure sembravano scomparse e dagli esami non risultava più nessun segno della malattia”. Allo stesso tempo, racconta, “il Signore mi ha chiesto di prendermi cura dell'ambiente”.

In Kenya, dove si trovava in convalescenza, Sorley ha detto a un amico che voleva usare la chiesa per trasmettere un messaggio ambientalista. L'amico gli ha risposto che i cristiani non si interessavano all'ambiente. “Era un'accusa, una sfida”, dice Sorley.
Un dovere cristiano interessarsi ai cambiamenti climatici globali

Un nuovo giardino dell'Eden


Studiando scienze ambientali all'Università del Minnesota, Sorley ha cercato di trovare la prova che il suo amico aveva torto. Ma non ci è riuscito. La posizione della chiesa evangelica era ancora più insostenibile di fronte alle prove scientifiche del fatto che i cambiamenti climatici sono causati dalle attività umane. Sorley ha inoltre accettato l'idea che l'universo ha milioni di anni e non solo diecimila, come sostengono i creazionisti. Inoltre, riteneva che fosse un dovere cristiano fare qualcosa per aiutare le vittime del cambiamento climatico. La Bibbia era l'unica arma di cui aveva bisogno.

A Limuru, vicino a Nairobi, la mattina c'è spesso la nebbia e le piogge sono abbondanti. Sono le condizioni ideali per coltivare il tè. Brackenhurst, che sorge tra campi di tè color smeraldo, è un centro conferenze della chiesa battista che si sviluppa su quaranta ettari di terreno. Gli alberi e gli uccelli sono così tanti che i visitatori paragonano la tenuta al giardino dell'Eden. A Brackenhurst Sorley ha il suo ufficio, un vivaio di alberi locali e una piccola casa d'epoca coloniale dove vive con la moglie, i due figli, il cane e una poiana.

Dopo essersi trasferito a Brackenhurst nel 2003, Sorley ha studiato per un anno le foreste keniane, facendo scoperte interessanti. L'ecosistema, basato su una varietà di oltre mille alberi, è in pericolo a causa della deforestazione massiccia realizzata per fare spazio alle coltivazioni e per ottenere legna da ardere. I nuovi alberi che vengono piantati appartengono a specie importate. Con questo sistema si riduce non solo la diversità delle piante, ma anche quella di uccelli, mammiferi e insetti.

Nel 2000 Sorley ha inaugurato a Brackenhurst un programma che ha lo scopo di sostituire cinque ettari di alberi da legna con piante locali. Il suo tentativo sta dando risultati promettenti: in pochi anni le specie di uccelli sono triplicate, mentre antilopi, manguste, scimmie e genette sono tornate a vivere nella foresta.

Ventimila nuovi alberi piantati ogni anno

Nel 2005, Sorley ha fondato Care of creation Kenya, per cercare di ripetere quel successo. Oggi coltiva ventimila alberi all'anno di 72 specie locali diverse. Gli alberelli sono donati o venduti alle comunità locali, alle scuole o alle chiese a un prezzo che va da 40 centesimi a 1,70 curo.

In una mattina piuttosto fredda andiamo alla All Saints Church a Limuru. Due anni fa questa chiesa ha comprato da Sorley cinquanta alberelli. Da allora gli uccelli tessitori sono tornati a fare il nido. Alla Ngecha primary school, il preside Joseph Mathenge ci accompagna nei campi della scuola dove dal 2007 sono stati piantati oltre seicento alberi. Mentre bambini in jeans rovinati e scarpe malconce giocano con una palla di stracci, Mathenge ci spiega che questi alberi formeranno presto un “parco boschivo” che offrirà riparo a oltre ottocento alunni durante le lezioni all'aperto.

La più nota coltivatrice di alberi in Kenya è l'ambientalista Wangari Maathai. Poche settimane prima di ricevere il premio Nobel per la pace nel 2004, Wangari aveva seguito un workshop organizzato da Sorley e ne era rimasta impressionata. Anche lei aveva cercato di coinvolgere le istituzioni religiose nella causa ambientalista ma non c'era riuscita.

La pioggia, dono di Dio e frutto dell’opera dell’uomo

Elizabeth Nyanga Mugo sembra contenta. Il suolo sotto i suoi piedi è umido grazie all'acquazzone della notte precedente, il più copioso dell'anno. Le prime piogge erano state scarse. Per colpa della siccità non era riuscita a seminare i campi. “Noi lavoriamo duro”, dice Mugo, 48 anni. “Ma solo Dio può portarci la pioggia”.

Mugo possiede quattro ettari di terreno su cui crescono mais, fagioli, patate e banane. In parte li usa per dar da mangiare alla sua famiglia, in parte per la vendita. Suo marito pascola il bestiame. La loro non è stata sempre un'esistenza felice. In Kenya i piccoli agricoltori sono una delle classi più basse nella scala sociale. Sorley racconta che i coltivatori come Mugo sono spesso disperati per gli scarsi raccolti e per le condizioni umili in cui vivono. Per questo lui e il suo collaboratore, Francis Githaigah, un simpatico chimico di 49 anni, cercano anche di ristabilire l'autostima degli agricoltori attraverso la Bibbia.

“Oggi sono orgogliosa di essere un agricoltore”, dice Mugo. Intorno alla sua casa si aggirano spesso babbuini e antilopi. “È un miracolo. Questa terra è il nostro paradiso”. Ma un paradiso che ogni anno offre un po' di meno ai suoi custodi. Molti coltivatori denunciano raccolti pari a un quarto di quelli di venticinque anni fa. La colpa è in parte delle piogge scarse, in parte del suolo poco fertile, messo a dura prova dalle coltivazioni intensive.

Sorley ha creato degli appezzamenti di terreno che usa per dimostrare ad agricoltori come Mugo e Thuo come prendersi cura della terra. Se useranno i suoi metodi, promette, e con l'aiuto della volontà di Dio, i raccolti aumenteranno in modo significativo. “I metodi di Farming in God's way hanno un fondamento scientifico e offrono un ritorno economico”, dice Sorley. “I piccoli coltivatori, però, sono riluttanti a metterli in pratica e preferiscono dare da mangiare agli animali quei fusti secchi di mais con cui noi gli consigliamo di proteggere e concimare il terreno. Riusciamo a convincerli ad adottare le nostre tecniche solo quando gli spieghiamo che la buona amministrazione delle risorse è raccomandata anche dalla Bibbia e si accompagna a un guadagno economico”.

I poveri, principale vittima dei cambiamenti climatici

Dalla chiesa statunitense arrivano segnali di un cambiamento di direzione, in parte determinato dalla constatazione che le prime vittime del riscaldamento globale sono i poveri. “La nostra reticenza a occuparci di questi temi potrebbe essere scambiata per disinteresse”, hanno dichiarato i rappresentanti del movimento Southern baptist environment and climate initiative. “Possiamo fare di più. Sono finiti i tempi in cui evitavamo di discutere i temi della creazione divina”.

Questo, però, è solo un piccolo passo. In Kenya, dove Sorley chiede che tutti i seminari e gli istituti religiosi tengano dei corsi obbligatori sulla tutela del creato, i leader religiosi continuano a non mostrare molto interesse per le sfide ambientali che il paese deve affrontare.

Sorley è convinto che un cambiamento generale nella mentalità della chiesa richieda ancora del tempo. Nel frattempo sogna di aprire nuovi uffici di Care of creation in Kenya e in tutta l'Africa orientale, ma sa che ottenere finanziamenti dalla chiesa per queste campagne sarà più difficile di quanto succede con i progetti per gli orfani di genitori vittime dell'aids o per i bambini di strada. “Ma questa”, afferma Sorley, “è la nuova frontiera del lavoro missionario”.

Xan Rice, The Observer

28-11-2009

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