Mauritius, l'Africa che sorprende

Mauritius, l'Africa che sorprende

dicembre 2009
Negli anni '60 era sull'orlo della catastrofe. Oggi è un piccolo miracolo economico.

C'è poco da meravigliarsi: il fatto che una Banca centrale preferisca acquistare oro, in questa fase di debolezza del dollaro, è una scelta comprensibile. L'India, il 2 novembre, ha speso per esempio 6,7 miliardi di dollari per acquistare dal Fondo monetario internazionale 200 tonnellate del metallo prezioso.

Forse però sorprende che lo faccia, sia pure per soli 71,7 milioni di dollari, Mauritius: una piccola isola africana famosa soprattutto per le sue spiagge, che si adagia nel bel mezzo dell'oceano indiano, non lontano dalle Seychelles, note al Fondo monetario per aver chiesto invece, qualche mese fa, un prestito d'emergenza.

Capace di influenzare la quotazione mondiale dell’oro

Può incuriosire vedere il piccolo stato, per una volta, diventare un market mover, capace di incidere sulle quotazioni dell'oro, per una decisione che la pone all'avanguardia dei paesi emergenti: quanti ne seguiranno ora l'esempio?

Occorrerà abituarsi. Mauritius è una promessa, e potrebbe diventare presto la Hong Kong e insieme la Singapore, d'Africa: dietro il turismo, si nasconde un piccolo miracolo economico che, nato attorno alle piantagioni di zucchero, ha fatto crescere un settore industriale e, negli ultimi anni, anche un centro finanziario.

Una storia di successo


Mauritius è una storia di successo. È cresciuta quasi ininterrottamente, dall'indipendenza del 1968 a oggi, con ritmi di sviluppo in accelerazione, fino al 7-8%. La crisi l'ha colpita duramente, ma il paese ha risposto con decisione, e dopo il rallentamento di quest'anno, il 2010 si prospetta decisamente migliore, mentre le riserve valutarie - vicine ai due miliardi di dollari - costituiscono un buon cuscinetto contro gli shock.

La vicenda di Mauritius è davvero unica: negli anni ‘60, il premio Nobel per l'economia James Mead scrisse che l'isola era «in marcia verso la catastrofe»: la popolazione era in rapida crescita, divisa tra francesi, indiani e creoli, e con grandi diseguaglianze economiche. Un accordo tra le élites politiche, da sempre democratiche, e un po' di interventismo economico in stile "fabianesimo asiatico" hanno però sviluppato il paese a ritmi sufficienti a tenerne insieme il melting pot.

Dalle piantagioni di canna all’Information technology

Il governo ha innanzitutto permesso agli ex coloni franco-mauriziani - a differenza di quanto accadeva in altri regimi africani - di continuare a coltivare zucchero, facendo delle piantagioni il trampolino di lancio del suo sviluppo economico. Mauritius ha subito guardato a est, a Hong Kong: ha fatto sbarcare sull'isola gli imprenditori tessili della colonia britannica, arricchendo l'isola di un know how prezioso. Da allora il settore industriale è decollato, facendo aumentare produttività e salari, mentre uno stato sociale in stile europeo riduceva le differenze economiche e teneva sostenuta la domanda.

A metà degli anni ‘90 è apparso chiaro che il sistema non avrebbe potuto offrire molto di più: Mauritius doveva almeno in parte riconvertirsi. Vision 2020, il piano di sviluppo, ha allora aperto le porte all'information technology, alle biotecnologie, e ai servizi finanziari. E da qualche anno, al primo posto tra gli investitori esteri in India non compare un ricco paese sviluppato, ma proprio l'isola di Mauritius.
La storia: Colonia francese fino al 1968, Mauritius deve il nome agli olandesi che, alla fine del 1500, la ribattezzarono in onore del principe Maurizio di Nassau.

La popolazione: è di 1,2 milioni di abitanti (poco meno di Milano), su una superficie di 1.860 chilometri quadrati (poco più della provincia di Milano)

L'economia: Il Pi l pro-capite è di 12.100 dollari (a parità di potere d'acquisto), il 91' al mondo. Il prodotto interno lordo è cresciuto del 5% nel 2008; per il 2009 i l governo stima un'espansione del 2,9%.

Lo sviluppo: Negli anni 60 Mauritius rischiava la catastrofe economica con una popolazione divisa in varie etnie e e grandi disuguaglianze economiche. Il governo ha però fatto leva sulle piantagioni di zucchero degli ex coloni franco-mauriziani per lanciare lo sviluppo economico, ha "importato" imprenditori tessili da Hong Kong per lanciare l'industria (nella foto un operaio tessile a Balaclava) e si è dotato di un welfare di tipo europeo.
Oggi l'economia punta su information technology, biotech e servizi finanziari (Mauritius è i l principale investitore diretto estero in India)

Da Il Sole 24 ore

12-12-2009

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