Due inchieste denunciano crimini contro l’umanità in Guinea

Due inchieste denunciano crimini contro l’umanità in Guinea

gennaio 2010
Un'inchiesta aperta dall'Onu e un'altra realizzata dalla Ong Human Rights Watch arrivano alla medesima conclusione: la feroce repressione della manifestazione degli oppositori del regime, sfociata in una carneficina, è un vero e proprio crimine contro l'umanità. I responsabili dei massacri devono essere condotti davanti alla giustizia internazionale.

Il 16 Ottobre 2009 il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon annunciò l’apertura di una commissione d’inchiesta sui massacri del 28 settembre 2009 avvenuti in Guinea.

Intorno alle 11,30 di quel giorno centinaia di membri delle forze di sicurezza guineane (i famigerati “berretti rossi”) fecero irruzione all’interno dello stadio di Conakry, capitale della Guinea, aprirono il fuoco su decine di migliaia di sostenitori dell’opposizione che manifestavano pacificamente. Già nel primo pomeriggio almeno 150 Guineiani morirono. Dozzine di donne subirono brutali forme di violenze e stupri di gruppo per mano delle forze di sicurezza. In alcuni casi le donne furono violate con oggetti, armi da fuoco, baionette, bastoni. Nelle ore e nei giorni seguenti alle violenze, disperatamente i padri le madri e gli altri membri delle famiglie cercarono di trovare i loro dispersi, ma le forze di sicurezza si organizzarono per insabbiare le prove e nascondere il numero dei morti.

Dopo aver reso impossibile l’ingresso allo stadio e agli obitori, le forze di sicurezza occultarono diversi cadaveri e li bruciarono in una fossa comune. Non contenti, i “berretti rossi” cominciarono la caccia ai sostenitori dei partiti dell’opposizione: essi furono rinchiusi nelle carceri e sottoposti a vari abusi oltre che torturati.

La giunta militare non vuole fare luce sugli avvenimenti e incriminare i responsabili

La giunta militare, capeggiata dal capitano Dadis Camara, che ha preso il potere con un colpo di Stato nel dicembre del 2008, non ha fatto niente per incriminare i colpevoli di questi orrendi delitti.

La commissione d’inchiesta dell’Onu era composta da Mohamed Bedjaul (Algeria) e due donne: Francoise N. Kayiramirwa (Burundi) e Pramila Pattern (Mauritius). Bedjaul, giurista e diplomatico, è stato giudice nella Corte Internazionale di giustizia, attualmente è presidente del Consiglio costituzionale algerino. Francoise N. Kayiramirwa è stato ministro della solidarietà e dei diritti dell’uomo in Burundi oltre che consigliere, per le questioni legate all’assistenza delle vittime, nel Tribunale Internazionale sul Ruanda.

Ruolo determinante è stato anche quello svolto da Pramila Pattern, membro del comitato delle Nazioni sulle discriminazioni femminili, avvocato, ha scritto molto sulle violenze contro le donne e sui diritti dei bambini.

Nel rapporto della commissione d’inchiesta stilato sabato 19 dicembre si giudica che i massacri e le altre violenza perpetrate il 28 Settembre sono da considerarsi “crimini contro l’umanità.” Di ciò è imputato Dadis Camara, capo di stato guineiano, come maggior responsabile. Di fatto la commissione riferisce che ci sono ragioni sufficienti per presumere una responsabilità penale diretta del presidente Camara.

Bedjaul, Kayiramirwa, Pattern, in un dettagliato documento di una sessantina di pagine, riferiscono che le uccisioni, gli stupri e le torture furono sistematiche e premeditate. Confermano in oltre le cifre dei dispersi già trasmesse dalle organizzazioni per i diritti umani: 156 morti, 109 donne vittime di violenze, mutilazioni sessuali e stupri.

I colpevoli devono essere giudicati dalla Corte Penale Internazionale

camara guineaFra gli altri responsabili, oltre il capitano Camara, il rapporto cita: il luogotenente Aboucar Sidiki Cherif Diakité (Toumba), il comandante Moussa Thieggboro Camara (capo dei servizi speciali) e il capitano Claudio Pivi. L’inchiesta reclama l’intervento della Corte Penale internazionale per giudicare Dadis Camara e i suoi collaboratori di “Crimini contro l’umanità”

Parallela all’inchiesta ufficiale dell’Onu, è stata condotta anche un’inchiesta indipendente, da parte della Ong Human Rights Watch, che ha la sua sede negli Usa. La conclusione, contenuta in un rapporto di 100 pagine, è che i massacri e gli stupri perpetrati a Conakry costituiscono un autentico crimine contro l’umanità: “Il governo e la comunità internazionale dovrebbero assicurarsi che gli autori dei crimini rispondano dei loro atti”.

Durante la sua inchiesta la Ong americana ha intervistato 240 persone, e il suo rapporto, elaborato nei minimi dettagli, è una testimonianza fondamentale per la verità e la giustizia che il popolo guineano richiede con tutta la sua forza.

240 testimoni intervistati da Human Right Watch


Tra gli intervistati figurano alcune delle vittime ferite mortalmente durante gli attacchi, testimoni presenti allo stadio, parenti di persone disperse,s oldati che parteciparono all’inquinamento delle prove, medici, ufficiali umanitari, diplomatici, giornalisti e leader dell’opposizione. L’inchiesta ha stabilito che la maggior parte delle uccisioni e degli stupri furono commessi dai membri della guardia presidenziale, in particolar modo dall’unità che è direttamente responsabile della sicurezza personale del presidente Dadis Camara. Ma sono responsabili anche altri soggetti delle forze dell’ordine inclusi gendarmi, polizia e uomini in borghese che erano armati di machete e coltelli.

Gli abusi non furono azioni di un gruppetto di soldati indisciplinati, come sostiene il governo Guineiano, ma furono azioni organizzate attentamente. Le forze dell’ordine, in diverse unità, arrivarono simultaneamente nello stadio e furono collocate strategicamente anche al di fuori dello stadio per impedire la fuga ai manifestanti. Il modo in cui è stato compiuta l’irruzione e la presenza di un ministro incaricato della responsabilità della sicurezza suggerisce che i crimini furono premeditati ed organizzati a priori.

Adattato da Andrea G. Cammarata, in due articoli del blog espr3ssioni: L’Onu denuncia e Human Right Wath, rapporto d’inchiesta

8/01/2010

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