I minerali del Mozambico attirano investimenti

I minerali del Mozambico attirano investimenti

gennaio 2010
Il Mozambico è l’esempio di una ricostruzione postbellica riuscita. Nel loro rapporto annuale 2009 sull’Africa, la BAD (Banca africana di sviluppo) e l’OCSE sottolineano «la stabilità macroeconomica e politica» del paese, un’«impressionante crescita media dell’8% fra il 2000 e il 2006». Inoltre questo stato dedica una parte consistente del proprio bilancio all’istruzione (il 22%).

Tuttavia con un reddito medio pro-capite di 230 euro, il Mozambico rimane fra i paesi più poveri del mondo. con disuguaglianze crescenti fra le regioni in alcuni casi particolarmente colpite da catastrofi naturali - inondazioni e ondate di siccità. Maputo è una dei primi beneficiari dell’aiuto pubblico alle sviluppo in Africa subsahariana.

Dai tempi dell’ultimo periodo di colonizzazione portoghese (1895-1975), il Mozambico è solidamente collegato alle zone più dinamiche dell’ex Rhodesia (attuale Zimbabwe e Zambia) e del Sudafrica, di cui è lo sbocco naturale.

I redditi derivati dai “corridoi” aperti verso i porti marini per Zimbabwe e Zambia

I redditi dei "corridoi" (stradale e ferroviario) di Maputo e di Beira al centro del paese, che collegano questi stati – ai quali si è aggiunta la ferrovia di Nacala, a nord, destinata a spezzare l’isolamento del Malawi – hanno per molto tempo costituito una delle principali risorse economiche del Mozambico. Questi redditi hanno cominciato a ridursi durante la guerra civile, poiché Pretoria aveva ridotto i suoi investimenti e privilegiato il collegamento con il porto di Durban.

Una volta finito il conflitto, Maputo ha cercato di diversificare la sua economia. Da questo punto di vista, non mancano certo le possibilità: l’energia (gas, idroelettricità e probabilmente il petrolio offshore), le miniere (carbone, titanio, oro e pietre preziose), il turismo – in forte aumento – e ovviamente l’agricoltura e la pesca, che costituiscono ancora il 27% del prodotto interno lordo.

Una serie di «grandi progetti» ha visto la luce nel corso di questo ultimo decennio nel settore dell’industria pesante estrattiva, e illustra le contraddizioni nelle quali si trova l’economia mozambicana. Tra questi progetti, che mobilitano miliardi di dollari, vi sono lo sviluppo dell’estrazione del gas – di cui il 95% è trasportato via gasdotto fino in Sudafrica – nella provincia di Inhambane da parte della sudafricana Sasol, e la fonderia di alluminio Mozal. Creata da un consorzio diretto dal gigante anglo-australiano Bhp Billiton, questa attività ha raddoppiato il suo fatturato tra il 2000 e il 2002.

“Zone franche” create per attrarre investimenti stranieri

Tuttavia la maggior parte di queste operazioni è stata fatta nel quadro di «zone franche» incoraggiate dalle istituzioni finanziarie internazionali e contribuisce molto poco alla ricchezza nazionale. Non deve quindi stupire se, nonostante il forte aumento delle esportazioni, il deficit globale della bilancia dei pagamenti è stato nel 2008 di 800 milioni di dollari. I mancati guadagni equivalgono quasi al deficit di bilancio dello stato, attualmente finanziato dai donatori.

Largamente deficitario in energia e da alcuni anni in una grave carenza di elettricità, il Sudafrica accorda un’importanza sempre più grande alla valorizzazione del potenziale idroelettrico del suo vicino mozambicano (5). La compagnia nazionale sudafricana, che fornisce il 95°% dell’elettricità di una «nazione arcobaleno» in piena crescita, è il primo compratore dell’energia prodotta dalla diga di Cahora Bassa (Hidroelectrica de Cahora Bassa, Hcb ).

Maputo ricompra a Eskom l’elettricità di cui ha bisogno, in particolare per la zona meridionale del paese, la più sviluppata, a dei prezzi faticosamente contrattati. In assenza di un raccordo nord-sud all’interno del Mozambico – il cui costo è stato valutato in 2,3 miliardi di dollari – questa dipendenza rimarrà ancora a lungo.

I capitali sudafricani costituiscono il 35% degli investimenti diretti stranieri in Mozambico, dove sono presenti 250 società sudafricane. Le esportazioni sudafricane verso queste paese superano di venti volte le esportazioni mozambicane in Sudafrica.

Brasiliani e australiani interessati a sfruttare il carbone mozambicano


A lungo considerato come una risorsa minore, il carbone ha improvvisamente attirato i giganti minerari. Prima di tutto la brasiliana Vale (ex Vale do Rio Doce, seconda impresa mondiale del settore) ha vinto la prima gara d'appalto per il sito di Moatize. Poi l'australiana Riversdale, associata all'indiana Tata Steel, ha ottenuto una seconda concessione su un sito vicino a quello della Vale.

E le prime esplorazioni hanno rivelato l'esistenza di uno dei più grandi giacimenti di carbon coke del mondo. Le due compagnie prevedono di raggiungere in qualche anno una produzione – considerevole – di 20-25 milioni di tonnellate annue. Di recente altri giganti dell'acciaio, come ArcelorMittal, si sono interessate a questa regione.

Il problema del trasporto però non è ancora stato risolto, poiché le infrastrutture sono sottosviluppate o inefficienti. Le uniche due linee ferroviarie di cui dispone il paese risalgono all'inizio del secolo scorso. Anche con i lavori di ammodernamento avviati nel 2002, non saranno sufficienti a reggere la domanda. I lavori, che termineranno all'inizio del 2010, sono stati affidati al consorzio Rites & Ircon, filiale della compagnia nazionale delle ferrovie dell'India (Indian Railways), che assicurerà la gestione della ferrovia sbarcando per la prima volta in Africa.

Le due compagnie hanno entrambe programmato la costruzione di una centrale termica sul loro sito (1.800 megawatt) per alimentare le miniere e la rete nazionale. Vale e Riversdale parlano di utilizzare le procedure più moderne e sofisticate – gli ecologisti mozambicani controllano da vicino l'insieme di questi progetti.

Fra dipendenza nei confronti del Sudafrica, partner fondamentale del paese ma con il quale i rapporti non sono sempre facili, e dipendenza dall'aiuto internazionale, la strada del Mozambico è stretta. Ma forse non più per molto.

Adattato da: Augusta Conchiglia, Le Monde Diplomatique, dicembre 2009

Leggi l’articolo completo: mozambico m dipl dic 09.pdf

8-01/2010


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