Mabanckou e la tragedia di Haiti: Negri, in piedi!

Mabanckou e la tragedia di Haiti: Negri, in piedi!

febbraio 2010
Ci si domanderà a lungo: perché Haiti? E ci si ricorderà del titolo di un romanzo dell’haitiano Louis-Philippe Dalembert: La matita di Dio non ha la gomma. Sì, perché se tutto fosse dipeso da un capriccio di Dio, Costui l’avrebbe cancellata con la gomma d’un colpo solo. Ma ecco: queste case sconquassate, questa polvere soffocante, questi corpi che si trascinano lungo i viali ci mostrano che c’è stato il risentimento della natura, una collera che il popolo haitiano non conosceva da due secoli (l’ultimo terremoto di tale intensità risale al 1770).

Altri parleranno della maledizione di una nazione, e il destino crudele del suo popolo. Tuttavia bisogna ricordare che è proprio questo paese che e stato la guardia pretoriana del mondo nero, e la la voce dei senza voce. È questo stesso paese che ha respinto l'occupante. È questo stesso paese che ha messo fine al regno sanguinario dei Duvalier e dei loro leggendari Tontos Macoutes.
L'unico bene che nessuno potrà mai togliere agli haitiani – essi lo difenderebbero fino alle porte dell'inferno – è la cultura.

Avremmo potuto pensare che in una nazione colpita dalla miseria, estenuata dal succedersi di dittatori, ci fosse una “siccità culturale”, un fossato nella comprensione del mondo. Ma è tutto il contrario. Haiti ha tracciato una linea di creazione autonoma, talvolta a controcorrente, ma sempre in anticipo sul resto del mondo nero.

Questo paese non si è lasciato sedurre dai dibattiti ideologici e identitari della “creolità”, in voga in certe contrade delle Antille francesi. Questo paese ha cercato e continua a cercare i suoi legami con l'Africa. Nessuno può dire di comprendere il continente nero, se non ha mai messo piede su questo territorio, celebrato sia da Césaire che da Senghor.

André Malraux l'aveva capito: è morto con l'opera di un haitiano sul comodino: Au pipirite chantant, raccolta di poesie di Jean Métellus.

Alain Bosquet l'aveva capito; nel 1964 ha scritto la prefazione alla riedizione di Idem, la raccolta di poesie di Davertige, un altro haitiano. Nel suo romanzo L'enigme du retour (2009), verso gli ultimi capitoli, Laferrière racconta la resurrezione di mia madre a Haiti. Fui il primo a rimanere sorpreso. M lui trovava ciò naturale. Ora so che gli africani risuscitano tutti a Haiti. Perché anche quando noi avremo perduto tutto – il nostro corpo la nostra anima – ci saranno sempre a Haiti le vestigia della nostra “africanità”.

È proprio in questo che il terremoto che si è abbattuto su questo paese ha colpito di fatto l'Africa in pieno cuore. Io lo so, perché questa mattina, guardandomi allo specchio, mi sono reso conto che ero più che mai un haitiano. Sono uscito per strada, ho incrociato la prima persona e gli ho detto: Haiti, un paese in piedi! Mi ha certamente preso per un pazzo.

Alain Mabanckou, scrittore franco-congolese


2-02-2010

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