L’Italia scommette sulle potenzialità del Kenya

L’Italia scommette sulle potenzialità del Kenya

febbraio 2010
Le ferrovie italiane in gara per l'ammodernamento dei 500 chilometri della linea Nairobi-Mombasa; accordi sul turismo, per creare in tempi brevi forme di finanziamento e di partnership a sostegno degli operatori italiani in Kenya; e intese sul commercio estero, destinate ad agevolare il transito delle merci trai porti italiani e quello keniota di Mombasa.

È il bilancio della missione di sistema a Malindi e a Nairobi guidata dal vice ministro per lo Sviluppo economico, Adolfo Urso, in collaborazione con l'Istituto italiano per il commercio estero (Ice) e con Simest, la finanziaria per l'internazionalizzazione delle imprese. A Malindi la delegazione ha visitato la base dell'Agenzia spaziale italiana "Luigi Broglio", polo di eccellenza della tecnologia made in Italy, e ha incontrato la comunità di imprenditori italiani attivi soprattutto nel settore turistico.
Un corridoio marittimo Genova-Malindi e la ferrovia Nairobi-Mombasa

Le ferrovie e il corridoio marittimo Genova-Mombasa

«In Kenya, nuova tappa del Piano Africa del ministero - dice Urso - esistono concrete possibilità di business per le nostre aziende. Vogliamo passare dalla politica del dono a quella della partnership. Ecco perché abbiamo siglato due intese: una sul turismo, per aumentare il livello della nostra presenza a Malindi, e l'altra sul commercio estero, per favorire un corridoio marittimo per le nostre merci tra i porti di Genova e Trieste e quello di Mombasa. Ma c'è grande interesse anche per il settore delle infrastrutture. Attraverso Italferr le nostre ferrovie stanno partecipando all'appalto da io milioni di curo per l'ammodernamento della linea che collega Nairobi a Mombasa». Progetto dal valore iniziale di 10 milioni di dollari.

A supporto delle imprese italiane (sono circa 40 quelle che hanno preso parte alla missione) c'è anche l'ingresso di Sace, la società italiana di assicurazione del credito all'export, nel capitale di Ati, la compagnia interafricana per le assicurazioni al credito, con un investimento di io milioni di dollari. Uno strumento in più per operare con meno rischi sui mercati dell'Africa subsahariana.
Il Piano Africa, del quale la missione in Kenya costituisce la quinta tappa, continua con le missioni previste in aprile in Angola per le infrastrutture insieme a Confindustria, e poi, in luglio, in Camerun e Ghana.

Il Kenya e il contributo alla lotta contro la pirateria

«Noi sul Kenya ci scommettiamo», dice il viceministro Urso a al termine della sua. «Non solo per gli evidenti e radicati rapporti bilaterali nei settori turistici e commerciali, ma anche per il ruolo strategico geopolitico che il Kenya può e deve svolgere».

È anche un problema di sicurezza: «Il Kenya - spiega Urso - anche per la posizione geografica rappresenta l’argine, la base centrale per combattere quelli che attualmente sono i due principali problemi del mondo: pirateria e terrorismo, ancor di più ora che i gruppi somali legati ad al Qaida si stanno collegando operativamente con quelli yemeniti».

Per quanto riguarda la pirateria (contro cui l’Italia si appresta a rafforzare la sua presenza) oltre all’enorme gravità globale del fenomeno, Urso sottolinea che «se non verrà stroncata ci saranno ricadute drammatiche e dirette lì dove la grandi compagnie decidessero di abbandonare il Canale di Suez ed il Golfo di Aden per i rischi eccessivi, e decidere di circumnavigare l’Africa dall’altra parte, più lunga, ma meno rischiosa. In tal caso le grandi infrastrutture italiane attualmente molto attive, che si occupano di questi movimenti crollerebbero, restando tagliate fuori dai grandi traffici».
La Cina apre in Ghana una scuola d’eccellenza di management

Nata sedici anni fa come piazza di incontro fra l'Europa e la Cina, il Ceibs (acronimo di China Europe international business school), con sede a Shanghai e succursali nei centri nevralgici di Pechino e Shenzhen, ha lanciato l'Africa Programme, un Executive Mba con sede ad Accra, in Ghana. Una conferma, se mai ce ne fosse bisogno, di quale sia per la Cina oggi il continente più ambito.

Ogni anno ammette 190 studenti per il corso normale e 700 per quelli executive. Tra gli istituti partner ha templi del sapere del calibro dell'Harvard business school, della Wharton o della Colombia business school, nella top ten dei migliori mba al mondo. Nella sua aula magna hanno parlato Gerhard Schroeder e José Manuel Barroso, Valery Giscard D'Estaign e il re Juan Carlos di Spagna. L'edificio che la ospita è stato disegnato da Ieoh Ming Pei, lo stesso della Piramide del Louvre.

Lo slogan del Ceibs è «China rooted, global impact»: un cocktail di cultura di business cinese e di internazionalismo in parti uguali. Tra i padri fondatori ha la Jiao Tong university di Shanghai e l'European foundation for management development. Metà corpo docente è locale, l'altra metà viene dagli Usa, dal Canada e dalla Vecchia Europa. L'obiettivo è chiaro: da un lato, attirare la classe dirigente del Dragone che sposa il Go global. Dall'altro, diventare il riferimento di quel top management straniero che vuole formarsi in Cina per poi operare qui al meglio. Naturalmente, prezzi separati: 32mila dollari per un Mba se sei cinese, 45mila se sei straniero.

Foto: la base spaziale San Marco a Malindi


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