Aminata Traoré. La forza delle donne africane

Aminata Traoré. La forza delle donne africane

febbraio 2010
Una delle voci più critiche contro le politiche neoliberiste, in un piccolo quartiere di Bamako sostiene progetti concreti che rivalutano l’economia locale

«Ho sempre lottato per una mobilitazione sociale partendo dalla base. Con pochi mezzi si può cambiare la vita della donna». È con questa convinzione che Aminata Dramane Traoré porta avanti una serie di iniziative volte a creare un’altra Africa, fondata sulla consapevolezza e sull’impegno sociale. Nata a Bamako, è stata ministro della cultura (1997-2000) del Mali sotto la presidenza di Alpha Oumar Konaré.

Fra le ideatrici del Forum sociale africano, è nota per le sue critiche contro il neoliberismo, sintetizzate in alcuni libri, come L’immaginario violato – dove denuncia la crisi d’identità dell’Africa dovuta alla globalizzazione neoliberista, che ha indebolito la capacità di immaginare un futuro diverso, con politiche alternative al neoliberismo –, e La morsa. L’Africa in un mondo senza frontiere, in cui descrive gli effetti nefasti dello sfruttamento del continente africano da parte dei Paesi occidentali.

La Casa delle Donne di Missira

La scrittrice ha realizzato inoltre progetti concreti che rafforzano il ruolo della donna e le economie locali. Tra questi figura la “casa delle donne”, creata nel quartiere di Missira a Bamako. Uno spazio dove mogli e madri si riuniscono per lavorare il cotone, una delle risorse più importanti per l’economia del Mali, oggetto però di speculazioni internazionali.

bogolan tipico tessuto del mali e di altre zone dell africa occidentale«Il Mali è il primo produttore africano di cotone, tra l’altro di un’eccellente qualità, ma viene esportato sul mercato mondiale a prezzi sempre più bassi. Il paradosso è che i maliani indossano vestiti, spesso di pessima fattura, importati dalla Cina!», sottolinea Aminata. La casa delle donne è diventata un atelier dove si realizza anche il bogolan, tessuto tradizionale costituito da strisce di cotone cucite l’una accanto all’altra, le cui decorazioni richiedono numerose fasi consecutive di tintura, ammollo e lavaggio. I prodotti tessili dell’atelier vengono poi venduti al locale mercato "bio-naturale" di Missira, sorto in seguito alla riqualificazione del vecchio marché, ormai insalubre.

Grazie al sostegno di Aminata, di associazioni straniere e all’impegno dei cittadini, il mercato di Missira si è trasformato in un punto di riferimento per lo scambio, l’informazione, l’educazione e la distribuzione di vari prodotti naturali. Lo spazio è stato realizzato impiegando risorse locali (vari tipi di terra e pietre) e attingendo anche a energie alternative, come l’energia solare.

Una nuova prospettiva per l’Africa

Lo sviluppo economico locale parte quindi dalla consapevolezza e dalla partecipazione attiva delle persone. E in tutto questo il ruolo delle donne è centrale per gettare le basi per un’altra Africa: «Non è più possibile guardare alle donne africane senza riconoscere che la rinascita di molti Paesi può partire dall’ascolto delle loro parole e dall’attenzione alle loro visioni».

l immaginario violato libroE aggiunge: «Il pensiero unico, che caratterizza l’ordine economico dominante, va di pari passo con l’involuzione culturale e la disumanizzazione. L’Africa deve avere la volontà politica di riappropriarsi del proprio patrimonio per riconciliarsi con se stessa. La ricostruzione sociale, seguendo ciò che è stato fatto a Missira, è un’esigenza fondamentalmente culturale».

Nel bellissimo libro già citato L`Immaginario Violato si ritrovano molti spunti di riflessione per ripensare a nuove relazioni tra Occidente e Africa. Sebbene sia uscito nel 2002, numerose considerazioni appaiono ancora sorprendente attuali.

Scrive Aminata Traoré: «Tutto tranne le armi, è una delle iniziative dell’Unione Europea nei suoi rapporti con il continente africano. A nostra volta proponiamo ai padroni del mondo la parola d’ordine “Tutto tranne la menzogna”: la menzogna su noi stessi, sul nostro ruolo nella produzione delle ricchezze di cui i nostri popoli sono privati, sulle conseguenze della schiavitù, sul principio della riparazione, sulla colonizzazione, sui programmi di adeguamento strutturale, sulle regole del commercio mondiale, sui diritti dell’uomo e della democrazia. Più verità e più etica dissiperanno le nuvole che oscurano il cielo con il loro fardello di paure e di odio».

Silvia Turrin


Foto: La scrittrice; il bogolan, tipico tessuto del Mali; la copertina del libro "L'Immaginario violato"

Per approfondire:

  • L`Immaginario Violato, Ponte alle Grazie ed., 2002
  • La morsa. L’Africa in un mondo senza frontiere, Ibis, 2003
  • L’Africa umiliata, Avagliano ed., 2009
  • Il sito del Forum per un altro Mali (in francese)



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