Il Kenya punta sull’energia verde

Il Kenya punta sull’energia verde

febbraio 2010
Andrew Ndege abita a Naivasha, 100 km a nord di Nairobi. Ha 45 anni e di mestiere fa l'ispettore. Il suo compito è controllare la rete di tubature degli impianti geotermici di Olkaria dentro le quali, ogni giorno, passano decine di milioni di metri cubi di gas, vapore e acqua per la produzione di circa 170 MW di energia verde all'anno. Dalla mattina alla sera, sulla sua jeep, percorre il reticolato di strade sterrate dei 300 kmq del parco nazionale di Hell's gate che ospita le due centrali. Deve verificare che i tubi non abbiano perdite o siano danneggiati.

Potenziamento della centrale geotermica

In città, il mestiere di Andrew è considerato un buon mestiere: un posto sicuro, una paga dignitosa. Poco meno di 2mila scellini kenyoti al mese (circa 200 euro) con i quali poter mantenere senza affanni la sua famiglia. È contento così anche perché a Naivasha non sono tante le prospettive lavorative: o si lavora alle centrali geotermiche, o si viene assoldati dalle numerose piantagioni floreali, o si avvia un'attività commerciale. Sono tantissimi i negozi, baracche o semplici gazebo di legno e paglia, sul ciglio della statale A 104 che da Naivasha porta a Nairobi.

Da qualche mese, però, le cose a Naivasha stanno cambiando perché la KenGen, la società nazionale che produce energia elettrica, ha deciso di incrementare la produzione energetica di Olkaria di altri 280 MW con il trivellamento di una trentina di nuovi pozzi. Questo significherà nuovi posti di lavoro e, quindi, più benessere per la popolazione. L'ampliamento degli impianti geotermici rientra in un piano energetico nazionale più ampio, con il quale KenGen punta a incrementare la produzione nazionale di energia dagli attuali mille MW a 3mila, entro il 2018, e a 9mila entro il 2030, con il ricorso a fonti rinnovabili.

L’idroelettrico compromesso dalle frequenti siccità

Sono obiettivi ambiziosi, per un paese che ha un tasso di elettrificazione di poco superiore al 15%, relazioni incerte con i confinanti Sudan e Somalia, e che sul fronte della politica interna è chiamato ad attuare importanti riforme per garantire una maggiore stabilità politica ed efficaci strumenti di lotta alla corruzione. Obiettivi che certamente cambieranno il volto del Kenya nei prossimi 10 anni e che potrebbero collocarlo tra i primi paesi invia di sviluppo produttori di energia verde.

Tra i motori di questa politica che rappresenta una sorta di cambiale per lo sviluppo economico del paese, anche la necessità di disancorare l'attuale produzione energetica (che dipende per il 67% dall'idroelettrico) dai cicli di siccità che, lo scorso anno, sono stati particolarmente devastanti.

Così sono già partiti i lavori per la realizzazione di nuovi impianti geotermici in diversi siti della Rift Valley, che ha un potenziale di circa 7mila MW. Oltre al sito vulcanico di Olkaria, sono interessati anche quelli di Nakuru, Bogoria, Baringo, Suswa, Eburru e Longonot.

Una nuova rivoluzione verde


È una sorta di rivoluzione verde quella che sta nascendo in Kenya, che ha investito per i prossimi 10 anni circa 4,5 miliardi di dollari in impianti rinnovabili (geotermici, solari, eolici e fotovoltaici) riaprendo così a gran voce il dibattito sull'ecosostenibilità dopo i mancati accordi di Copenhagen e proponendosi come un esempio globale di green economy.

Pur essendo stato uno dei pionieri mondiali nell'utilizzo dell'energia geotermica (i primi pozzi di Olkaria sono stati scavati nel 1956), la fonte energetica a cui punta principalmente il paese è l'eolico, con la costruzione di un parco a Ngong, nella periferia sud-ovest di Nairobi, e un altro nella periferia di Malindi, per un totale di 200 MW. Mentre altri 900 MW saranno prodotti negli impianti misti (eolico, fotovoltaico e solare termico) di Marsabit, nella parte Nord della Rift Valley, e saranno oggetto del secondo bando per l'energia atteso per il prossimo mese.

Boom dell’eolico, in partnership con la Spagna

Principale partner dei progetti sull'eolico è la Spagna. Con un investimento di 20 milioni di euro la ditta spagnola Solarig guiderà la realizzazione delle due nuove centrali di Nairobi e Malindi facendo da capofila a una cordata di imprenditori europei che fa capo alla holding lussemburghese Regenco, costituita, fra gli altri, anche dall'italiana BP Engineering e dalla francese Entoria Group. «Nulla osta all'ingresso di altri partner stranieri dal momento che - spiega Eddy Njoroge, managing director di KenGen - siamo aperti a qualsiasi tipo di collaborazione».

Oltre alla Spagna, investono in questi progetti anche il Giappone (320 milioni di euro soprattutto nel geotermico), la World Bank (100 milioni di euro), la Germania (90 milioni di euro) e la Cina, interessata peraltro a un progetto più ampio di infrastrutture che riguarda il paese per la costruzione, prevalentemente, di strade e aeroporti. Sono, infine, ancora in fase preliminare gli accordi con Francia e Filippine.

Fotovoltaico con tecnologia italiana


Italiana, invece, è la tecnologia usata per la realizzazione degli impianti eolici, fotovoltaici e solari grazie al coinvolgimento della toscana BP Engineering nel ruolo di sviluppatore tecnico dei progetti. «La difficoltà principale - spiega Massimiliano Biselli, responsabile tecnico nonché amministratore delegato della Regenco Italia - è quella di riuscire a inserire l'energia prodotta all'interno della rete nazionale di modo da garantirne un costante flusso nel sistema. Nei prossimi giorni abbiamo in agenda una serie di incontri con le autorità kenyote per definirne le modalità».

Si aprono così nuove prospettive anche per gli investitori italiani, sostenute dalle recenti visite del ministro degli Esteri Franco Frattini e del sottosegretario al Commercio estero, Adolfo Urso, «che potrebbero ragionevolmente portare a ipotizzare - secondo l'ambasciatore italiano in Kenya, Pierandrea Magistrati - agevolazioni da parte del governo italiano per gli investitori interessati al mercato energetico keniota».

Mariangela Latella, su Il Sole 24 Ore

27-02-2010



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