Angola, il petrolio e il ritorno dei portoghesi

Angola, il petrolio e il ritorno dei portoghesi

marzo 2010
A fine dicembre 2009, Luanda, la capitale angolana, accoglieva il 155mo vertice dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opep). Il meeting, che riunisce tutti gli anni i maggiori esportatori di oro nero, è stato l’atto conclusivo della presidenza dell’Opep, affidata all’Angola nel corso del 2009. Una consacrazione per questo paese, uscito nel 2002 da più di venticinque anni di sanguinosa guerra civile, e che ostenta oggi la sua ambizione di figurare tra le più grandi potenze petrolifere del continente. La società nazionale Sonangol, attraverso lo sviluppo delle sue attività in campo internazionale, potrebbe venirgli in aiuto.

L’Angola estrarrà petrolio in Irak

Nella scia del vertice di Luanda, la Sonangol (Società petrolifera statale angolana) ha ottenuto – dopo aspri negoziati – un contratto in Irak per lo sfruttamento di due campi nel nord del paese. Vinta la concorrenza di altre compagnie più importanti, da quest’anno la Sonangol sfrutterà per venti anni il campo di Najma (858 milioni di barili), e verserà al governo iracheno 6 dollari per barile pompato.

Sul secondo sito, Qayara (807 milioni di barili), l’impresa pubblica angolana dovrebbe pagare 5 dollari al barile. Oltre l’Irak, l’Angola vuole ugualmente investire nell’esplorazione e nella produzione in Brasile, in Ecuador e a Sao Tome e Principe.

Con quest’ultimo paese (un arcipelago situato a 350 km dalle coste del Gabon) la Sonangol ha concluso alla fine del 2009 un accordo di partnership e diventerà produttore fra due o tre anni.

Nel 2008 Manuel Vincente, presidente della Sonangol, aveva detto: “Investiremo 100 miliardi di dollari tra il 2008 e il 2014 nell’esplorazione e la produzione e scaveremo 100 pozzi all’anno”.

Secondo Philippe Hugon, ricercatore all’Istituto delle relazioni internazionali e strategiche (Iris), questo sviluppo su tutti i fronti all’esterno della Sonangol non ha per obiettivo di compensare l’esaurimento delle riserve il cui sfruttamento dura da un mezzo secolo. Infatti, “I giacimenti del paese stanno crescendo grazie alle forti potenzialità del sottosuolo marittimo del paese”.

Nell’ottobre 2009, Total e Eni hanno ancora annunciato nuove scoperte. E molti altri progetti in corso di sviluppo dovrebbero aumentare le capacità del paese a partire dal 2011: Pazflor per Total con 200.000 barili al giorno (b/g) previsti, i campi Tombua e Landana per Chevron (100.000 b/g), il progetto PSVM di BP(130.000 b/g) e Kizomba-D per Exxon-Mobil (125.000b/g).

Sonangol, ambizioni mondiali

Dotato di circa 13 miliardi di barili di riserve dimostrate e con una produzione quotidiana di circa 1,9 milioni di barili, “l’Angola con la Sonangol, sembra dotarsi di una società dalle ambizioni mondiali, come Petrobras o Gazprom”, afferma Frédéric Cegarra, vice-presidente di Total, incaricato delle operazioni del gruppo in Angola.

Il paese è oggi il primo produttore di petrolio nell’Africa sub-sahariana, superando la Nigeria, leader fino al 2008. Penalizzato dall’insicurezza nella regione petrolifera del Delta del Niger, il paese di Umaru Yar’Adua ha visto passare la sua produzione da più di 2 milioni di b/g nel 2006 a circa 1,8 milioni attuali.

Resta il fatto che il paese dovrebbe far fronte alla recrudescenza degli atti di violenza dei ribelli del Fronte di liberazione dell’enclave di Cabinda (Flec). Ma anche alla corruzione. L’Angola è stata classificata nel 2009 da Transparency International tra i dieci paesi più corrotti dell’Africa.

Imprenditori portoghesi sempre più numerosi a Luanda

Curioso ribaltamento storico. Dopo aspri negoziati, Antonio Pires de Lima, direttore della Società di bibite portoghese Unicer, è stato finalmente autorizzato, il 25 gennaio, a costruire una fabbrica di birra in Angola.

Questo investimento di 120 milioni di dollari che dovrebbe partire nel maggio 2011 e creare più di 1000 posti di lavoro diretti e 10000 indiretti, illustra in modo spettacolare il ritorno con grande impegno degli industriali e degli investitori portoghesi nella loro antica colonia africana.

L’investimento di Unicer rafforza, all’infuori del settore petrolifero, il primo posto del Portogallo tra gli investitori stranieri nel paese, con più di un miliardo di dollari immessi dal 2007. E dopo un aumento del 35% delle sue esportazioni verso l’Angola nel 2008, l’antico colonizzatore rimane il secondo fornitore dopo la Cina.

Immigrazione in senso inverso

Fenomeno rimarchevole, il vigore degli scambi tra i due paesi si è accompagnato a un’ondata d’immigrazione crescente di Portoghesi, che figuravano tuttavia tra i coloni più repressivi. Se sono lontani dal raggiungere la popolazione di 500.000 persone della vigilia dell’indipendenza nel paese nel 1975, essi sarebbero tuttavia 100.000 a vivere in Angola. Due volte di più di tre anni fa.

L’ex-colonia portoghese sta attraversando una fase di sviluppo frenetico. Ricca di diamanti, primo produttore africano di petrolio, l’Angola dovrebbe vedere crescere il suo PIL del 9,3% nel 2010, secondo la previsioni del FMI. Al contrario, il Portogallo è duramente toccato dalla crisi. Il tasso di disoccupazione è salito al 9%, e l’anno scorso il debito pubblico ha raggiunto l’80% del PIL.

Uomini d’affari e imprenditori portoghesi vengono a tentare la loro fortuna, approfittando di un mercato in pieno sviluppo, e alimentando così un movimento migratorio in senso contrario ai flussi tradizionali.

La dura concorrenza di Cina e Brasile

La presenza commerciale portoghese si vede immediatamente per le strade di Luanda, per esempio i pannelli pubblicitari di Blue, una bibita analcolica popolare, lanciata cinque anni fa dalla compagnia portoghese Refriango, che ha battuto Coca-Cola e Schwepps. Oppure attraverso le imprese di costruzione Duarte e Soares da Costa, che fanno concorrenza ai costruttori cinesi e brasiliani. Secondo l’Agenzia Angolana per l’investimento privato (Anip), gli investimenti portoghesi rappresentano il 20% del flusso totale.

Ma numerosi progetti rimangono estremamente fragili. “Molte di queste piccole imprese avrebbero scarsissime possibilità di sopravvivere in Europa”, nota Antonio Prata, responsabile delle relazioni internazionali all’Anip. Secondo l’International Finance Corporation, l’Angola ha uno degli ambienti commerciali più ostili al mondo. Per dare maggiori possibilità di successo ai nuovi arrivati, le autorità hanno preso delle iniziative per armonizzare le legislazioni commerciali angolana e portoghese. Inoltre, gli investitori stranieri sono invitati a collaborare con dei partners locali.

Ma i portoghesi devono fare i conti con la concorrenza feroce di un rivale potente, il Brasile, i cui prodotti sono molto popolari nei quartieri poveri di Luanda. Roque Salterio, il mercato tentacolare al disopra del porto di Luanda, trae il suo nome da un personaggio di una tele-novela, genere televisivo adorato dalle classi popolari disagiate.

Adattato da Jeune Afrique

7-03-2010

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