“Musico e fisioterapista, il Lesotho mi ha cambiato”

“Musico e fisioterapista, il Lesotho mi ha cambiato”

marzo 2010
Lo svizzero Wolfgang Fasser ha superato l’ostacolo della cecità attraverso la musica e, soprattutto, grazie alla sua attività di fisioterapista in Lesotho. L’esperienza e le conoscenze acquisite le ha portate con sé in Italia, avviando progetti di sostegno per individui diversamente abili

La storia di Wolfgang Fasser è intrisa di forza interiore, ricerca personale, scoperta del mondo e aiuto degli altri. Nato a Glarus, in Svizzera, nel 1955, ha seguito un percorso professionale interamente dedicato al prossimo.

wolfgang-fasserNon vedente dall’età di 20 anni, si è specializzato in musicoterapia e fisioterapia, frequentando varie scuole, tra cui la North London Physiotherapy School, l’Istituto di Psicologia umanistica a Esalen, in California, e la scuola Pro Civitate Cittadella di Assisi. Studi che gli hanno permesso di specializzarsi nella diagnosi e nella terapia di disturbi neuro-muscolo-scheletrici. Dal 1978 al 1980, ha lavorato presso la Rehumaklinik Bad Schinznach, in Svizzera, nel campo della riabilitazione reumatologica, ortopedica e neurologica, psicosomatica.

Fasser, a 30 anni, era un noto fisioterapista, molto apprezzato, ma dentro di lui provava un senso di irrequietezza e di insoddisfazione. Sentiva che nella sua vita mancava qualcosa. Quel qualcosa lo ha trovato andando come volontario in Africa. Era il 1981. Grazie a un progetto di cooperazione allo sviluppo, Fasser si recò in Lesotho, piccolo Stato posto nel cuore del Sudafrica, svolgendo attività clinica e di riabilitazione all’Ospedale Paray.

«In quella terra, la vita rurale, la semplicità, il contatto con la natura mi fecero sentire a casa», ricorda Fasser. Grazie ai paesaggi africani e all’interrelazione con le persone, la sensazione di insoddisfazione che lo ha tormentato per parecchio tempo, lentamente scomparve. In Lesotho, Fasser si avvicinò ai suoni della natura, e ne scoprì le enormi potenzialità, grazie all’aiuto di uno sciamano locale, che insegnò lui ancestrali saperi legati alla Madre Terra. Il fisioterapista svizzero iniziò a conoscere l’essenza primordiale degli elementi, delle piante e dei corsi d’acqua.

Ne rimase talmente coinvolto, da tornare una seconda volta, nel 1987, all’Ospedale Paray, per rimanervi più a lungo, effettuando attività clinica e didattica nel sostentamento medico-terapeutico di base, promuovendo corsi di salute primaria.

Musica e incontri per approfondire la cultura africana

fasser nell atelier di musicoterapia il trilloQueste esperienze in Lesotho gli hanno trasmesso emozioni e nuove energie, che ha portato con sé una volta ritornato in Europa. Alla fine degli anni Novanta, ha fondato l’atelier di improvvisazione musicale “il Trillo”, nel cuore del Casentino, presso la ex-scuola di Becarino, vicino a Poppi. In questo angolo in provincia di Arezzo, Fasser sta portando avanti numerosi progetti di musicoterapia rivolti a piccoli e grandi, in particolare bambini e adolescenti “altrimenti abili”.

Il lavoro si concentra sulla [inter]-relazione corpo-voce-musica-natura tramite attività di gruppo o individuali. I vari progetti hanno finalità preventive, riabilitative e terapeutiche, per aiutare le persone con disagio fisico, psico-fisico o sociale a sviluppare un cammino di crescita attraverso il gioco, il movimento, il linguaggio della musica e il dialogo.

Oltre all’evoluzione personale degli individui coinvolti, le attività proposte dall’associazione “il Trillo” incoraggiano l’apertura, l’accoglienza e l’integrazione delle diversità a livello sociale, al fine di prevenire o superare forme di emarginazione o discriminazione. Tra queste segnaliamo incontri dedicati ai suoni e alla cultura dell’Africa, come: “Racconti e musiche dal Lesotho” e “Cosa ci insegna Sarafina?”, appuntamento dedicato alla visione del film Sarafina, cui segue un momento di riflessione e dibattito di gruppo sulle tematiche sviluppate dalla pellicola.

Il lungometraggio, in cui riecheggia l’eccidio di Soweto del 1976, descrive la storia di una ragazza sudafricana, che decide di mettere in scena un musical per chiedere la liberazione di Nelson Mandela. Uno spunto per capire quali forme di razzismo e discriminazione ci sono nella società contemporanea e come la musica possa cambiare la visione delle persone.

Una scuola di fisioterapisti in Lesotho



invisibile agli occhi copertina del libroIl legame con l’Africa è continuato, come dimostra il workshop da lui organizzato alla fine del 2007 presso la scuola infermieristica di Paray, chiamata Thaba Tseka, che ha avuto come obiettivi: sostenere i terapeuti già formati; prepararne di nuovi; e insegnare alle infermiere elementi preventivi della fisioterapia. Thaba Tseka è un centro incastonato negli altipiani del Lesotho, in un distretto in montagna. Per tanti pazienti risulta difficilmente raggiungibile.

Il workshop e gli insegnamenti forniti hanno puntato sulla riabilitazione attraverso la preparazione di un personale locale, del villaggio e della famiglia. Fasser ha toccato anche la piaga dell’Aids: per un fisioterapista è fondamentale conoscere i trattamenti appropriati, poiché molti malati hanno bisogno della riabilitazione per superare difficoltà causate da neuropatie, problemi respiratori e debolezza fisica.

La vita intensa di Fasser è stata raccolta nelle pagine del libro Invisibile agli occhi (edizioni Fraternità di Romena Onlus, 2009), scritto in collaborazione con il giornalista Massimo Orlandi. Un racconto toccante, che svela l’umanità e la forza di un non vedente, che sa cogliere l’anima africana, portandola con sé attraverso le sue attività a favore di chi vive un disagio psico-fisico o sociale.

Silvia Turrin

27-03-2010


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