Mezzo miliardo di africani nelle bidonville nel 2030

Mezzo miliardo di africani nelle bidonville nel 2030

giugno 2010
L'Africa, il continente più rurale del pianeta, è anche quello in cui si registra la più forte crescita urbana: circa il 7 % all'anno; il 40 % della popolazione vive oggi nelle città contro il 3% del 1900.

Nel 2030, l'Africa conterà 760 milioni di abitanti nei centri urbani, di cui più del 70 %, se non cambia nulla, nelle bidonville e negli alloggi precari situati alla periferia delle vecchie creazioni coloniali (Kinshasa e Nairobi) e delle antichissime città (Ibadan e Kano, in Nigeria). In effetti, metà della popolazione urbana, in maggioranza al di sotto dei 25 anni di età, vive oggi con meno di due dollari al giorno.

L'Onu-habitat nel 2008 affermava che questa popolazione ha saputo cavarsela malgrado condizioni di vita spesso difficili (1). I protagonisti delle nuove tendenze culturali sorte in questi anni (in maggioranza provenienti dai quartieri popolari delle metropoli) ne sono la manifestazione più vitale: il coupé-decalé ivoriano, il kwaito sudafricano, l'hiplife ghanese e il kuduro angolano rinnovano il passato, a colpi di effetti elettronici e di street attitude del nuovo secolo.

Ma le «rivolte della fame» dell'inverno 2008-2009 hanno brutalmente ricordato che questa clientela in cattività, in balia del rialzo dei prezzi dei prodotti di prima necessità e di quelli del carburante, si sente sempre più ignorata dai poteri centrali. Questi ultimi, inoltre, hanno largamente contribuito all'impennata dei prezzi immobiliari e fondiari, concorrendo a intensificare il fenomeno della gentrificazione.

Ad Abuja, tra il 2003 e il 2007, circa 800.000 «occupanti abusivi» sono stati espulsi dalle terre che circondano la capitale nigeriana. Anche i preparativi della Coppa del mondo che si terranno in Sudafrica nel 2010 sono accompagnati da campagne di espulsione (2). Gli abitanti dei quartieri poveri sono sempre più minacciati dai rischi industriali, sanitari e meteorologici.

Le inondazioni letali - 160 morti - avvenute nell'autunno 2009 nell'Africa occidentale sono «la conseguenza dell'esplosiva crescita demografica delle città, della povertà e dell'insufficienza delle politiche di pianificazione urbana (3)».

Imperniando i loro sforzi sulle campagne, i gestori dei fondi internazionali hanno preso coscienza solo recentemente di tali questioni, dopo avere spesso contributo ad accelerare l'esodo rurale indebolendo le risorse delle municipalità. Solo il 20 % degli abitanti delle zone urbane ha accesso all'acqua potabile, e il 10 % ad una rete fognaria.

Dal momento che l'aiuto pubblico allo sviluppo si prosciuga, la pressione viene esercitata oggi più che mai sulle collettività. Ma queste ultime dispongono mediamente soltanto del 2 % delle risorse pubbliche.

Sostenuto dalle Nazioni unite, il ricollocamento dei primi abitanti della bidonville di Kibera, a Nairobi - tra le 500.000 e le 800.000 persone ammassate nella misura di circa 3.000 per ettaro - , è stato finalmente avviato nel settembre 2009 con... numerosi anni di ritardo.

Secondo alcuni, a questo ritmo saranno necessari millecentosettant'anni prima che tale progetto (valutato a circa 1,2 miliardi di dollari) venga completato.

note:

(1) Si legga «The state of African cities 2008», www.unhabitat.org
(2) Si legga Philippe Rivière, «Opération coup de poing à Durban», Echos d'Afrique, http://blog.mondediplo.net, 1 ottobre 2009.
(3) Si legga «Afrique de l'Ouest: la croissance urbaine mise en cause dans les inondations», 16 settembre 2009, www.irinnews.org.

Jean-Christophe Servant in Le Monde Diplomatique, aprile 2010

Foto: Kibera, baraccopoli della periferia di Nairobi

6-06-2010

SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova