La Bruxelles dell’Africa

La Bruxelles dell’Africa

agosto 2010
Addis Abeba sta rapidamente cambiando volto. La capitale etiope è un misto di stili: baraccopoli, art déco e nuove costruzioni per ospitare la diplomazia africana.

Nella mensa della sede dell’Unione africana (Ua) ad Addis Abeba le donne etiopi mangiano carne di manzo e focacce injera con le mani. Intanto, al modernissimo bancone di legno del bar, i diplomatici africani sorseggiano dosi triple di caffè macchiati. Un gruppo di burocrati con i cappelli colorati discute animatamente mentre gli uccelli stanno appollaiati in alto sui grandi candelieri di cristallo.

Siamo nella Bruxelles africana, lo snodo del potere amministrativo del continente. Qui non si vedono abiti sciatti perché Addis Abeba è una città piena di diplomatici, impiegati pubblici e dignitari in visita. È una delle capitali con più ambasciate al mondo e, come Washington, è un luogo che trasuda potere.

Mercedes nere

Mercedes nere blindate entrano ed escono dalla sede dell’Ua, mentre gli addetti alla sicurezza, in occhiali scuri, presidiano l’area. Nonostante l’immagine di capitale amministrativa, Addis Abeba è una città stravagante: un miscuglio caotico di baraccopoli, sedi diplomatiche e speculazioni edilizie con le montagne alle spalle. Il movimentato passato dell’Etiopia è scolpito nel paesaggio: i tanti resti art déco dell’occupazione mussoliniana (dal 1936 al 1941) e le costruzioni anni sessanta, in stile futurista, volute dall’imperatore Hailé Selassié.

A differenza di Bruxelles, Addis Abeba possiede un’identità molto spiccata. L’Etiopia è stata l’unica nazione africana capace di resistere al colonialismo (gli italiani se ne sono andati lasciandosi dietro una scia di macchinette per il caffè e di ricette per cucinare la pasta) e la città conserva uno spirito indipendente, quasi altero. Addis Abeba è il centro del potere panafricano in dal 1963, anno della fondazione dell’Organizzazione per l’unità africana (Oua), antenata dell’attuale Unione africana.

Nella frammentata Ua (divisa sull’opportunità o meno di dare vita agli Stati Uniti dell’Africa) c’è, però, ancora chi si chiede se la capitale etiope sia all’altezza del suo ruolo di fulcro diplomatico del continente. In passato altre nazioni africane si sono candidate alla stessa posizione, Ghana in testa. “Oggi la lotta di potere è tra nord e sud. Credo che ai libici farebbe piacere vedere un centro di potere a nord. Ma il Sudafrica non lo permetterebbe mai”, spiega Myles Wickstead, ex ambasciatore britannico in Etiopia e consulente del dipartimento africano dell’Associazione delle università del Commonwealth, a Londra.

La nuova sede dell’Unione Africana, regalo dei cinesi

etiopia african unionL’Etiopia vorrebbe consolidare il suo status di sede centrale dell’Ua. In un cantiere vicino all’attuale palazzo dell’Ua, le enormi travi d’acciaio della nuova sede spuntano dal terreno color ocra. È qui che il governo cinese ha deciso di costruire la nuova sede dell’Ua, con tanto di teatro all’aperto e una sala, coperta da una cupola, che ospiterà l’incontro annuale tra gli stati membri. “L’Ua si è ingrandita troppo per la vecchia sede, che ha una capienza inadatta allo scopo.

Questo è un grande progetto. La Cina dà molta importanza alla cooperazione con l’Unione africana, la più potente organizzazione intergovernativa del continente”, spiega l’ambasciatore cinese Gu Xiaojie. I cinesi, tiene a precisare Gu, non traggono alcun vantaggio dall’opera. È un vero e proprio regalo, anche se è nell’interesse di tutti i paesi che ci sia stabilità in Africa e che l’Ua sia efficiente: “Quando i paesi africani consolideranno le loro capacità potranno fare affari con i partner internazionali, Cina compresa”, conclude Gu.

La Cina non è l’unico stato non africano ad aiutare l’Ua. L’ambasciata tedesca sta per cominciare a costruire la nuova sede del Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Ua (Psc). Si tratta di un comitato elettivo formato nel 2003 per affrontare i casi di conflitto nel continente. “È una dimostrazione del nostro impegno verso l’Africa. È un progetto premiato a livello internazionale, realizzato dallo studio di architetti tedeschi Hascher Jehle. Sarà una struttura dotata di apparecchiature all’avanguardia, una base operativa e una sede per la divisione di peacekeeping, che comprenderà anche la nuova polizia militare”, spiega l’ambasciatore tedesco, Claas Knoop.

La risposta della cooperazione tedesca

A differenza del gigantesco edificio cinese in vetro, la struttura eco compatibile in pietra realizzata dai tedeschi è parte di una revisione olistica del Psc. La nuova costruzione è parte integrante di un piano di rafforzamento delle capacità di peacekeeping dell’Africa, attraverso la creazione di una forza di sicurezza africana permanente. Il tutto anche grazie a una gigantesca iniezione di liquidità in euro finanziata dall’Unione europea e dagli Stati Uniti.

“Vogliamo che sia un simbolo di forza”, spiega Stefan Helming, direttore della Deutsche gesellschaft für technische zusammenarbeit (Gtz), l’organizzazione tedesca per la cooperazione internazionale. Mentre i donatori stranieri creano infrastrutture per il futuro dell’Ua, l’amministrazione pubblica di Addis Abeba trasforma la città per renderla all’altezza del suo ruolo di capitale diplomatica dell’Africa. La crescente presenza di delegazioni straniere, e il Pil in continua crescita, sta alimentando un boom immobiliare.

Addis Abeba è una città che sta attraversando un periodo di transizione: i pastori fanno pascolare le pecore vicino agli eleganti palazzi moderni e alle strutture di cemento circondate da fragili impalcature fatte in legno d’eucalipto. Secondo un consulente del governo etiope, l’obiettivo è costruire un numero di alberghi a cinque e quattro stelle sufficiente a ospitare i delegati delle 53 nazioni africane attese al vertice dell’Ua che si terrà nel gennaio del 2011. Intanto, i bambini che vivono in strada si aggirano tra le auto di lusso.

Centro di addestramento dei piloti africani

Il nuovo aeroporto internazionale di Bole, costato 86 milioni di euro, è uno scintillante edificio di vetro inaugurato nel 2003 e prima opera di un piano di sviluppo aeroportuale che sarà completato nel 2017. L’aeroporto di Bole ha una pista d’atterraggio di 3.800 metri, ed è uno dei principali centri di addestramento africani per i piloti e per la manutenzione degli aerei. Inoltre l’Ethiopian Airlines ha appena ordinato dieci Boeing 757 Dreamliner, che valgono più di un miliardo di euro. È la prima compagnia aerea africana a spendere una cifra così alta.

etiopia maritimeNell’imponente palazzo municipale, il nuovo sindaco, Kuma Demeksa, sta preparando un piano generale per le infrastrutture. “C’è una proposta per costruire una ferrovia che colleghi la città da est a ovest e un progetto per riaprire la vecchia stazione ferroviaria che collega Addis Abeba a Gibuti”, spiega l’architetto tedesco Michael Maivald, che collabora con il municipio all’interno del programma della Gtz. Maivald sta lavorando alla creazione di un database informatico che mapperà l’intera città.

“Qui non c’è un sistema d’indirizzi. Spesso le ambulanze si perdono. Recentemente un musicista straniero è morto mentre stava cercando un ospedale”. Il fascino caotico della città ha i suoi svantaggi, però Maivald è entusiasta della disponibilità del sindaco nei confronti delle nuove tecnologie. L’architetto ha passato gli ultimi anni a lavorare al progetto con una squadra di 28 periti, e ha censito quasi tremila strade.

I nomi delle strade, questione politica


L’82 per cento della popolazione vive in quartieri abusivi e mappare le strade anonime non è affatto facile. “Il processo di assegnazione dei nomi è diventato una questione politica. Se n’è discusso per anni. Le uniche strade nuove che hanno un nome l’hanno preso dai 53 paesi membri dell’Ua”. L’unico organismo in grado si bloccare lo stallo burocratico è proprio l’Ua.

Se Addis Abeba vuole coronare i suoi sogni di primato in Africa, però, dovrà offrire qualcosa in più delle competenze tecnologiche e di una schiera di edifici costosi. Il suo vero fascino come capitale continentale consiste nella sua spiccata identità africana. Tra le pieghe del boom alimentato dalla diplomazia emergono casi di creatività locale. Un artista, Elias Sime, ha passato gli ultimi otto anni a realizzare a mano una struttura usando l’argilla, la materia prima locale. Il risultato è una complessa opera di valore antropologico che Sime e il curatore Meskerem Assegued hanno inaugurato nell’ottobre del 2009 presso il Centro d’arte contemporanea di Zorma, che ospita proiezioni di film ed eventi.

Edifici costruiti con l’argilla

Un altro sostenitore dell’argilla è l’architetto Fasil Giorghis, che si è formato a Helsinki. Il suo studio ha realizzato le opere più innovative della città. “Circa il 70 per cento delle case in Etiopia è fatto di argilla”, dice durante un pranzo in un caffè con una volta modernista, appena completato dal suo studio. “Ma gli architetti e la società la considerano un materiale scadente. Nei miei edifici cerco di usarla il più possibile”.

Poi aggiunge: “L’Africa deve cominciare a valorizzare i suoi materiali locali. Addis Abeba è una capitale africana, non è Dubai”. Nei vari complessi di Addis Abeba immersi nel verde, le ambasciate stanno aprendo la strada a una forma tutta africana di modernismo. Più il prestigio della città cresce, e più le missioni diplomatiche investono somme consistenti nelle nuove ambasciate. Quella del Sudafrica, aperta lo scorso anno, ha una facciata astratta, ispirata a un motivo dei boscimani del Kalahari.

La teatralità dell’opera, che affaccia su una delle strade principali del centro della città, è una rivendicazione della presenza vitale del Sudafrica nell’Ua. Per l’ambasciata dei Paesi Bassi, anch’essa premiata a livello internazionale, l’architetto Dick van Gameren si è rifatto alle tradizioni architettoniche etiopi. La struttura di cemento rosso ocra è scavata sul fianco di una collina, secondo una tecnica utilizzata nelle famose chiese del XIII secolo ritrovate presso la città settentrionale di Lalibela. “C’è qualcosa delle chiese di pietra etiopi che fa parte della nostra filosofia”, spiega l’ambasciatore olandese Hans Blankenberg.

Priorità per le grandi vie di trasporto

L’edificio, costato cinque milioni di euro, è un simbolo dell’impegno diplomatico olandese verso l’Ua e l’Etiopia. “Vogliamo restare. Per questo l’abbiamo fatta di cemento”, spiega Blankenberg. I progetti edilizi presentati alla commissione infrastrutture dell’Ua sono a più ampio raggio. “In questo momento le grandi vie di trasporto interne sono la priorità”, spiega la commissaria, l’egiziana Elham Mahmoud Ahmed Ibrahim, passando la mano su una cartina dell’Africa.

“Stiamo lavorando insieme su un piano generale dei trasporti chiamato Programma di sviluppo delle infrastrutture in Africa (Pida), che sarà completato entro il 2030. Abbiamo bisogno di un corridoio nord-sud. Per l’Ua non è un compito facile”. Ibrahim assicura che la nuova struttura che ospiterà l’Ua è necessaria, se non altro perché garantisce uno spazio maggiore.

“Siamo un organismo in crescita. All’inizio l’Ua era una realtà piccola ma adesso abbiamo delle responsabilità politiche”. Il presidente dell’Ua, Jean Ping, è d’accordo. “Questo nuovo edificio è la dimostrazione del fatto che la comunità internazionale ci prende molto sul serio. Se i tedeschi decidono di costruire qualcosa per la pace e la sicurezza significa che stiamo facendo il nostro dovere”, aggiunge Ping, che è stato anche ministro degli esteri del Gabon. Gli scettici dicono che all’Ua servirà ben altro che una sede appariscente per diventare efficace, ma i diplomatici sperano che l’ambizione del progetto architettonico si estenda all’organizzazione. Un vero paradosso di causa ed effetto.

Sophie Grove, Monocle (Gran Bretagna), tradotto da Internazionale n. 853

31/07/2010

Le foto:

1. Monumento al Leone di Giuda
2. Il progetto della nuova sede dell'Ua
3. La nuova sede già realizzata del Maritime Transit Services Enterprise

Guarda i progetti dei nuovi edifici per Addis Abeba


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