Marguerite Barankitse e la Casa della Pace

Marguerite Barankitse e la Casa della Pace

agosto 2010
Il Burundi è ancora oscurato dalle ombre del passato e dall’incapacità dell’èlite politica di creare una normalizzazione sociale. Grazie però alla Maison Shalom, a Bujumbura, donne, bambini ed ex-combattenti trovano accoglienza e fiducia per un presente migliore.

Il Burundi, come altri Paesi della regione dei Grandi Laghi, durante gli anni Novanta, è stato investito da violenze e odio etnico. Dopo l’uccisione del Presidente Melchior Ndadaye, nel 1993, si sono verificati una serie di terribili scontri fra Hutu-Tutsi, che hanno provocato 300mila morti, in gran parte civili.

All’inizio del 1994, fu eletto presidente Cyprien Ntaryamira, il quale nel mese di aprile perse la vita a causa di un attentato, mentre stava viaggiando a bordo dello stesso aereo di Juvenal Habyarimana, presidente del Ruanda. Questo evento fu la miccia che aprì le porte a un periodo di forte instabilità e di violenze etniche in tutta l’area dei Grandi Laghi. In Burundi, un cambio politico decisivo avvenne soltanto nel 2005, con l’elezione di Pierre Nkurunziza, come primo presidente scelto con libere elezioni. Ma solo nel maggio 2008 è stato firmato il definitivo cessate il fuoco tra le forze governative e i gruppi ribelli appartenenti alla minoranza Tutsi.

Nonostante la fine delle ostilità, numerose critiche investono l’establishment burundese, che stenta a realizzare politiche sociali serie per alleviare il malcontento della popolazione, causato da un’alta inflazione e dalla disoccupazione. Lo scontento della gente nasce anche dall’aumento delle dispute sulla terra, a seguito del rientro in patria di 95.050 rifugiati burundesi, principalmente dalla Tanzania, di cui 30.818 erano rifugiati fuggiti dal Paese nel lontano 1972. Il governo aveva istituito una Commissione nazionale sulla terra e altre proprietà, nel 2006, ma l’attività ha subito ostacoli a causa della mancanza di giurisdizione legale sulle dispute e dal numero impressionante di denunce (oltre 10mila).

“L’angelo del Burundi”

maison shalom foto the opus prize foundationPace e fraternità, malgrado le difficili condizioni socio-economiche, si possono incontrare in alcuni luoghi dove il dialogo e la cooperazione ne costituiscono i pilastri. Una delle realtà più importanti è La Maison Shalom, “la casa della pace”, fondata nel quartiere di Ruyigi (Bujumbura), nel 1993, da Marguerite Barankitse per offrire un aiuto concreto alle vittime della guerra civile e per lottare pacificamente contro l’idea di una società divisa secondo appartenenze etnico-religiose.

La decisione di creare questo progetto nacque dopo che Maggy fu testimone del massacro di settantadue persone, tra cui la sua migliore amica. Dopo un iniziale periodo di avvilimento, Maggy Barankitse, chiamata anche “l’angelo del Burundi”, sentì in lei un richiamo: «Compresi che la mia missione era di occuparmi dei bambini orfani e di far comprendere ai miei fratelli burundesi che Dio li ama, e che noi siamo stati creati non per massacrarci, ma per essere felici». La sua forza interiore le è stata trasmessa sin dall’infanzia.

Quando morì il padre, Maggy era ancora piccola e sua madre, per infonderle coraggio, le disse: «Non piangere Marguerite, un cristiano non è mai orfano!» La profondità di quell’insegnamento l’ha motivata a creare una “casa della pace”, dove accogliere e aiutare bambini, prostitute, gente scampata ai massacri. «Ho accettato di non comprendere tutto dell’animo umano, e di questa violenza che è in noi. Ho lasciato che la presenza di Dio in me fosse più forte della mia angoscia».

Messaggi di fratellanza

Tramite la Maison Shalom vengono realizzati vari programmi, con una priorità verso il sostegno psico-sociale, la prevenzione contro l’Aids e il reinserimento nella società civile di donne ex-combattenti. Altrettanto importante è il progetto di costruzione dell’Hôpital Rema, centro medico dedicato alle cure sanitarie per madri e bambini.

maison shalom copertina del libro madre di diecimila figliMarguerite Barankitse, per il suo impegno ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio internazionale ONU per i rifugiati e il Voices of Courage Award dalla Commissione femminile per le donne e i bambini degli Stati Uniti. Anche l’Italia l’ha accolta più volte, sostenendola nel suo progetto, e conferendole il Premio Federico II per la Pace, edizione 2010, riconoscimento assegnato a chi opera per il bene comune.

Margherite Barankitse ha tra l’altro partecipato al Festival del Suq 2010, organizzato presso il Porto Antico di Genova, in occasione di un’intervista rilasciata a Maria Pace Ottieri, il 6 maggio, nella Sala del Consiglio Provinciale.

Il coraggio e la determinazione di Marguerite Barankitse sono stati raccontati nel libro La haine n’aura pas le dernier mot, scritto da Martin Christel e Nobécourt Lorette (tradotto con il titolo Madre di diecimila figli, Piemme edizioni), le cui pagine svelano l’altruismo di questa donna, che ha saputo reagire alle ingiustizie attraverso l’amore e il perdono.

Silvia Turrin

31-08-2010

27 settembre 2011: Marguerite Barankitse ha ricevuto il Premio 2011 della Fondazione per la Prevenzione dei Conflitti, istituito dall'ex-presidente francese Jacques Chirac.

Per approfondire:


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