Le nuove patologie della metropoli africana

Le nuove patologie della metropoli africana

ottobre 2010
Urbanizzazione, mondializzazione, livello di vita più elevato: dei cambiamenti radicali intervengono nelle abitudini di vita dei paesi del Sud del Mondo. In Africa, la popolazione urbana è triplicata in meno di trent’anni. Da meno del 5% nel 1960, le città africane concentrano oggi il 40% delle popolazioni, cioè 400 milioni di persone.

Oltre ai comuni problemi sociali e culturali provocati dalla rapida urbanizzazione, le città africane sono oggi confrontate con il diffondersi di patologie dette non trasmissibili, che fino a poco tempo erano considerate come mali puramente occidentali: diabete, obesità, ipertensione arteriosa o malattie cardiovascolari.

L’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) nel suo rapporto “Prevenire le malattie croniche: un investimento vitale”, stima a 53 milioni il numero di morti causate dalle malattie non trasmissibili nel 2005, di cui l’80% nei paesi poveri. La precarietà dei sistemi sanitari (mancanza di ospedali, di personale curante o di presa a carico finanziaria) e la povertà sono catastrofiche per queste popolazioni.

In Costa d’Avorio, un diabetico può spendere 53 € al mese per la sua cura e la sua assistenza medica, ciò l’intero valore del “salario minimo garantito”. Il Programma nazionale di prevenzione delle malattie non trasmissibili, con mezzi molto limitati, può soltanto intraprendere azioni di sensibilizzazione molto circoscritte. Senza contare la crisi politica che ha considerevolmente limitato i bilanci di sanità.

Campagne di sensibilizzazione

Nel Mali, in compenso, il ministero della Sanità, in unione con alcune Ong, ha organizzato una politica ambiziosa per arrivare a tutti gli strati della popolazione. “Noi organizziamo campagne attraverso i media, controlli su campioni di popolazione, ma anche formazione per medici di distretto”, spiega Stéphane Besançon, nutrizionista e direttore dell’associazione Santé Diabète Mali.

Si fa molta sensibilizzazione con i giovani e nelle scuole, dove ci sono corsi di educazione alla salute. Le medicine per le nuove patologie della città, come il diabete e l’ipertensione, non sono ancora gratuite, ma i loro prezzi sono considerevolmente calati in questi ultimi anni, e solo alla portata anche dei poveri. Una fiala d’insulina costa ormai solo 5 €, la metà rispetto a poco tempo fa, e un farmaco antidiabetico generico costa 1 €.

Ciò che stupisce è che queste sarebbero patologie facili da prevenire. Un’attività fisica regolare e un’alimentazione equilibrata sono sufficienti per ridurre considerevolmente i rischi di obesità e di ipertensione arteriosa.

Secondo Stéphane Besançon, occorre anche attirare l’attenzione dei governanti sulle conseguenze economiche delle malattie non trasmissibili: “tutti i programmi di sviluppo sono vani se non si considera il costo di queste nuove malattie: meno mano d’opera, maggiori spese di salute pubblica”.

Alcuni paesi hanno già fatto il calcolo: nel 2005 il mancato profitto del reddito cinese a causa di queste patologie ammontava a 18 miliardi di dollari, a 9 miliardi in India e a 3 miliardi in Brasile.

13-10-2010

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