La fuga dei cervelli africani: come arrestarla?

La fuga dei cervelli africani: come arrestarla?

novembre 2010
Il 2,3 per cento dei ricercatori di tutto il mondo viene dall’Africa. I più qualificati cercano lavoro negli altri continenti. Ma ora le università europee vogliono invertire questa tendenza.

Come è possibile sviluppare la collaborazione tra i ricercatori europei e africani, senza accelerare la fuga dei cervelli dall’Africa? Il 28 settembre l’Associazione delle università europee (Eua), che comprende 850 istituti presenti in 46 paesi, ha presentato a Bruxelles un piano per dare il buon esempio. L’Eua vuole “consolidare la fiducia e gli scambi tra Europa e Africa”, ma vuole anche una cooperazione universitaria tra i due continenti che combatta la fuga di cervelli.

L’Africa forma il 2,3 per cento dei ricercatori del mondo, meno di quelli della sola Gran Bretagna. Inoltre le persone altamente qualificate abbandonano l’Africa. Abdeslam Marfouk, ricercatore dell’università di Lovanio, che lavora da molti anni sulla fuga di cervelli africani, spiega che il tasso di emigrazione dei lavoratori qualificati in cinque paesi africani supera il 50%: 67% a Capo Verde, 63% in Gambia, 56% alle Seychelles, 56% a Mauritius e 52% in Sierra Leone.

E quasi un ricercatore africano su due abita in Europa. La fuga è stata rallentata dalla crisi economica, ma le università africane continuano a dover affrontare molti problemi, in particolare l’aumento degli studenti (reso possibile dal miglioramento dell’istruzione secondaria), l’assenza di investimenti pubblici e la competizione sulle risorse umane con gli altri stati africani.

“Senza laboratori degni di questo nome, senza centri di eccellenza e con salari dieci o venti volte inferiori a quelli offerti nelle università del nord, non possiamo stupirci di questa emorragia di competenze”, ha dichiarato Abdoulaye Salifou, direttore della politica scientifica dell’Agence universitaire de la francophonie. La cooperazione è in grado di fermare e invertire questa tendenza?

“Il sostegno dell’Unione europea si concentra sulla realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio. Gli aiuti nel settore dell’istruzione sono molto modesti”, spiega Kees Kouwenaar, direttore del centro di cooperazione internazionale dell’università di Amsterdam. Secondo Pascal Hoba, dell’Associazione delle università africane, le iniziative esistenti sono poche e poco visibili. Dal 2004, per esempio, le borse di studio Erasmus Mundus sono state concesse a 866 studenti africani. “Ma questo tipo d’iniziative è riservato all’élite”, dice Hoba.

Un esempio da seguire Jamil Salmi, esperto della Banca mondiale, sostiene che ci sono pochi programmi di cooperazione bilaterali che ofrono alle università africane i mezzi per convincere i ricercatori a tornare nei loro paesi di origine. Esistono, però, partenariati a lungo termine che lavorano per consolidare le squadre di ricerca sul posto.

L’Eua vuole ispirarsi a questi esperimenti, convinta che una cooperazione corretta sia meglio della mobilità sfrenata. L’università di Uppsala, in Svezia, porta avanti da quasi quarant’anni il suo International science program in chimica, fisica e matematica rivolto non agli studenti, ma ai dipartimenti delle università.

Tra il 2003 e il 2008 il programma è stato sviluppato in dodici paesi, di cui dieci dell’Africa subsahariana, e il bilancio è positivo: 138 dottorati, 600 lauree e una fuga di cervelli del 5 per cento. Secondo l’Eua è un esempio da seguire. Ma bisogna convincere l’Unione europea e l’Unione africana a condividere questa prospettiva.

Nel 1997 la Banca mondiale ha creato l’Università virtuale africana (Uva), con l’obiettivo di colmare il deficit accademico del continente. L’Uva è una ong che collabora con l’Unesco e decine di università di tutto il mondo. Dal 1997, 40mila studenti hanno seguito i suoi programmi online. L’Uva promuove la formazione delle donne e l’insegnamento nelle zone di guerra. Con i corsi dell’Uva in Somalia settemila studenti si sono formati.

Brigitte Perucca, Le Monde (tradotto da Internazionale n° 868)

12-11-2010

SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova