Bravi nella ricerca, meno nella produzione

Bravi nella ricerca, meno nella produzione

gennaio 2011
I laboratori africani di ricerca nel campo della salute non mancano di ingegnosità per inventare strumenti, apparecchi e farmaci, che possono aiutare a combattere le malattie del continente. Ma i loro sforzi il più sovente ristagnano per mancanza di sostegno politico e finanziario, e per incapacità a fabbricare e commercializzare i prodotti secondo gli standard del mercato globale.

Lo scrive la rivista Science et BiodMed Central, che ha identificato ben 25 “tecnologie stagnanti”, rimaste nel cassetto, per non aver superato lo scoglio della fabbricazione industriale o della commercializzazione.

Ken Simiyu, keniano, responsabile dello studio per conto dell’organizzazione non governativa canadese Mc Laughlin-Rotman Centre (MCR), spiega: “Grazie a ricercatori locali, delle tecnologie innovative e poco costose vengono scoperte attraverso tutto il continente, ma restano allo stato embrionale del loro sviluppo. I frutti di queste ricerche non arrivano a maturazione perché manca il supporto dei donatori internazionali e dei governi”.

Innovazioni dormienti

Dopo aver visitato una serie di laboratori sul continente africano (percorrendo Ghana, Kenya, Madagascar, Nigeria, Ruanda, Africa del Sud, Tanzania e Uganda) Ken Simiyu ha scoperto queste innovazioni “dormienti”:

- un kit mobile di diagnostica a basso costo della schistosomiasi, malattia parassitaria tropicale che colpisce 200 milioni di persone, messa a punto dall’istituto di ricerca medica Noguchi a Accra (Ghana);
- un inceneritore portabile di residui medici molto economico, particolarmente adatto per le vaccinazioni in massa in zone rurali messo a punto dall’Università di Makerere (Uganda) e approvato dall’Organizzazione mondiale della sanità.
- un farmaco contro la malaria, il Nibima, a base di piante tradizionali in corso di sviluppo al Centro di ricerca scientifica per le medicine a base di piante in Ghana.

L’assenza di commercializzazione di questi prodotti, dice Simiyu, “non è soltanto un problema finanziario. È un problema generale legato all’innovazione, che include questioni sia finanziarie che politiche”.

È innegabile che i governi africani fanno quasi niente per promuovere la ricerca e l’innovazione: la quota del PIL che i paesi africani dedicano alla ricerca e allo sviluppo non supera lo 0,3%, dieci volte meno alla quota dei paesi sviluppati (3%).

Ma gli ideatori di queste innovazioni si sono trovati privi non soltanto di denaro, ma anche di contatti e di competenze per affrontare gli stadi dell’omologazione, della fabbricazione e della commercializzazione.

Farmacopea tradizionale, un futuro promettente

L’Istituto di ricerca medica del Kenia (KEMRI) aveva messo a punto un’unità di fabbricazione di kits di diagnostica dell’AIDS e dell’epatite B. Il suo acquirente era il Ministero keniano della sanità. Ma dopo poco tempo dall’entrata in funzione dell’unità produttiva, il governo keniota ha preferito acquistare i kits all’estero. Il KEMRI ha perso la commessa e anche una preziosa fonte di finanziamento per le sue ricerche.

In Nigeria, l’Istituto nazionale per la ricerca farmaceutica e lo sviluppo (NIPRD) ha messo a punto una delle rarissime terapie senza grave tossicità contro l’anemia falciforme, una malattia ereditaria del sangue, diffusa in Africa e presso gli Afro-americani degli Stati Uniti e del Canada.

Questa terapia, brevettata con il nome di Niprisan, è stata omologata dalle autorità americane della Food and Drug Administration, ma la sua commercializzazione è fallita per problemi di produzione, di controllo di qualità e di distribuzione.

Al contrario, tra le storie africane di successo figurano l’impresa tanzaniana “A to Z Textiles”, primo fabbricante africano di zanzariere impregnate di insetticida, e l’Istituto malgascio di ricerca applicata (IMRA) che si è ispirato alle terapie tradizionali per produrre una terapia contro il diabete, il Madeglucy.

Sedici delle 25 innovazioni citate si ispirano a terapie tradizionali, a base di piante, “la pista più promettente”, secondo Simiyu.

15-01-2011

SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova