Energia rinnovabile in Africa, con il sostegno europeo

Energia rinnovabile in Africa, con il sostegno europeo

gennaio 2011
A metà dello scorso settembre, i ministri dell’energia di 20 paesi africani e i commissari europei per l’energia e lo sviluppo si sono riuniti a Vienna per lanciare un programma di cooperazione nell’ambito dell’Africa-Europe Energy Partnership (Aeep), il partenariato istituito per favorire il dialogo tra i due continenti sulle questioni energetiche.

Il Renewable Energy Cooperation Programme – questo il nome del programma – garantirà un contributo di 5 milioni di euro per avviare investimenti nelle fonti di energia rinnovabile, per assicurare, entro il 2020, l’accesso a servizi energetici moderni a 100 milioni di africani. Attraverso l’individuazione di nuove potenziali fonti di eco-energia ancora non utilizzate, il programma consentirà di sostenere lo sviluppo di un settore industriale innovativo nel continente, favorendo un aumento dell’occupazione e un incremento della sicurezza energetica.

Al termine dei lavori del vertice, il ministro degli esteri austriaco, Michael Spindelegger, ha spiegato: «Il settore delle cosiddette energie alternative riveste ormai un’importanza strategica per l’Africa che, con un opportuno sfruttamento delle fonti rinnovabili potrebbe emanciparsi dalla sua dipendenza energetica, da sempre uno tra gli ostacoli principali al suo sviluppo». Ha poi aggiunto: «Il ricorso alle tecnologie verdi potrebbe rappresentare per il continente un’importante opportunità di crescita economica, diretta a favorire gli investimenti interni e attrarre quelli internazionali».

Alle dichiarazioni di Spindelegger ha fatto eco il commissario europeo per lo sviluppo, Andris Piebalgs, che ha sottolineato: «L’incremento dell’energia verde può svolgere un ruolo determinante per lo sviluppo sociale dell’Africa, contribuendo a migliorare gli standard di vita della popolazione, che in termini occupazionali beneficerebbe della realizzazione di impianti solari, geotermici, idroelettrici o eolici».

Il sostegno del World Future Council

In Africa, la linea di sviluppo energetico a partire da fonti rinnovabili è sostenuta, oltre che dall’Unione europea, anche dalla Banca mondiale e dalle organizzazioni internazionali. Tra queste ultime, c’è da segnalare il World Future Council (Wfc), un forum composto da 50 personalità internazionali, che lavora per porre al centro delle politiche governative gli interessi delle generazioni future, promuovendo modelli di sviluppo ecosostenibile.

Il Wfc ha da pochi mesi aperto un nuovo ufficio ad Addis Abeba (Etiopia) per la promozione delle energie rinnovabili: secondo l’organizzazione, che ha sede ad Amburgo, queste energie costituiscono l’unica soluzione per dotare l’Africa di una rete elettrica efficace a lungo termine, senza contare i benefici sull’ambiente e sul clima. Guidata da Ansgar Kiene, già alto esponente del Wfc per l’Africa, l’antenna di Addis Abeba ha in agenda l’organizzazione di incontri di lavoro con politici di tutta l’Africa, per informarli sulle energie rinnovabili e sui modi di facilitarne la diffusione.

Come è noto, non è certo l’Africa il continente che produce grandi quantità di gas serra. Il solo stato del Texas, con appena 23 milioni di abitanti, è responsabile di emissioni di Col più dell’intera Africa subsahariana. Gli 800 milioni di africani subsahariani, pur rappresentando quasi il 12% della popolazione mondiale, consumano il 3% dell’energia totale disponibile; due terzi delle abitazioni non hanno elettricità; in tre quarti della regione non s’impiegano combustibili puliti per cucinare, perché si utilizzano legna e carbonella.

Impianti che si adattano facilmente alle situazioni geografiche locali

Le centrali per la produzione di energia alternativa, in particolare quella solare ed eolica, presentano caratteristiche che ben si adattano a una realtà demografica e geografica come quella delle grandi aree rurali dell’Africa subsahariana. Entrambi i tipi di impianto possono essere impiegati per soddisfare le esigenze energetiche di comunità di varie dimensioni, nonché adattati, se le esigenze stanziali mutano nel tempo (per esempio, in seguito all’ingrandirsi di un insediamento).

Inoltre, la produzione di energia pulita sarebbe particolarmente conciliabile con le necessità di basso impatto ambientale proprie del mondo agricolo, ma anche di altri settori chiave dell’economia dei paesi africani, come il turismo. Senza contare che si tratta di impianti modulari, i quali, nel caso di guasti localizzati, come la rottura di un pannello solare, non perdono del tutto la propria funzionalità: una caratteristica importante per l’impiego delle energie alternative in località remote, dove la manutenzione potrebbe essere sporadica e i tempi d’intervento per la riparazione di un guasto poco rapidi. Questa superiore affidabilità rende gli impianti per la produzione di energia alternativa, rispetto alle tradizionali centrali elettriche, maggiormente sicuri in aree geografiche soggette a conflitti.

Tutte queste componenti hanno favorito una costante crescita dell’impegno di un numero, purtroppo ancora ristretto, di governi africani nel campo delle energie rinnovabili, come attestato dai 112 progetti presentati nel 2009 dagli stati africani per aderire ai meccanismi, fissati dai Protocolli di Kyoto, per lo sviluppo di energia pulita (nel 2008 ne erano stati proposti 78 e solo due nel 2004).

Finanziamenti e tecnologie anche da imprese africane

In Ciad, a Kayrati, dal 2004 sono in funzione stazioni di pompaggio e stoccaggio dell’acqua che traggono energia dal fotovoltaico. In Sudan, la diffusione di questi impianti è discretamente ampia, dato che, negli ultimi 10 anni, sono stati messi in funzione oltre 250 impianti per il pompaggio dell’acqua funzionanti con il fotovoltaico. La sudafricana Eskom, un colosso nel settore energetico, ha realizzato molti investimenti nel fotovoltaico e nell’energia eolica.

All’inizio dell’anno, in Kenya è stato approvato il Lake Turkana Wind Power Project (Ltwpp), un piano d’investimento da 600 milioni di curo, coperto per il 30% dalla Banca africana di sviluppo e per il 70% finanziato da banche kenyane, fondi d’investimento sudafricani, statunitensi e mediorientali. Il Ltwpp prevede la realizzazione, nei prossimi tre anni, della più grossa centrale eolica del continente africano. L’impianto verrà edificato nei pressi del lago Turkana, 500 km a nord della capitale Nairobi, e sarà in grado di fornire nei prossimi trent’anni circa il 30% della fornitura energetica totale del paese.

Una serie di progetti già in via di realizzazione


Molte sono le realizzazioni in corso d’opera in tutta l’Africa per lo sfruttamento delle energie rinnovabili per creare valide opportunità di lavoro, aiutando, nel contempo, la “salute” del nostro pianeta. L’energia pulita così prodotta viene impiegata per fornire elettricità a villaggi e piccole comunità, per gli impianti di desalinizzazione, per far funzionare stazioni di pompaggio e per il trattamento delle acque. In questo modo, una risorsa preziosa come l’acqua viene messa, con costi molto ridotti, a disposizione anche del settore agricolo. Nella parte settentrionale del continente, lo sfruttamento dell’energia solare vede coinvolti Marocco, Algeria, Egitto e Tunisia. Rabat è all’avanguardia nel settore del solare con molti progetti pilota.

L’Unione per il Mediterraneo, nel luglio 2008, ha messo in cantiere il progetto denominato Piano solare mediterraneo (Psm) per la produzione a regime di 20 gigawatt entro il 2020, attraverso l’installazione di pannelli solari. Il progetto ha trovato un solido alleato in Desertec, un consorzio di aziende private a guida tedesca nato nel 2008 come fondazione noprofit e integrato nel luglio 2009 da una vera e propria iniziativa industriale - Desertec Industrial Iniziative - che ha registrato la rapida adesione di 17 grandi gruppi europei.

Ottimismo unito a prudenza

L’obiettivo finale è l’installazione in zone desertiche di pannelli solari a concentrazione, attraverso i quali il calore solare viene utilizzato per produrre vapore, poi convertito in energia termica o elettrica. I vantaggi di questo tipo di tecnologia rispetto al tradizionale fotovoltaico sono rappresentati dalla possibilità di conservare l’energia prodotta e di trasportarla facilmente.

Tuttavia, l’effettiva possibilità di realizzazione di questo progetto non dovrebbero lasciare spazio a eccessivi ottimismi. Il commissario europeo per l’energia, Gunther Oettinger, ha dichiarato che «nei prossimi cinque anni saranno realizzati soltanto alcuni progetti pilota, per una capacità di poche centinaia di megawatt, mentre progetti come Desertec saranno completati soltanto nei prossimi 20-40 anni e con investimenti per centinaia di miliardi di curo, in gran parte provenienti da fondi statali».

Vista l’attuale congiuntura economica internazionale negativa, è probabile che tale progetto non riscuoterà grande favore tra l’opinione pubblica.

Da Nigrizia, gennaio 2011

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