Pigmei: non più vittime di discriminazione

Pigmei: non più vittime di discriminazione

febbraio 2011
In questi ultimi anni i pigmei del Congo-Brazzaville hanno cessato di delegare la difesa dei loro diritti alle Ong, per creare essi stessi associazioni e comitati, che con determinazione fanno udire la loro voce e fanno pressione sul Parlamento, affinché vengano loro garantite le condizioni per lo sviluppo sociale ed economico.

Una di queste è l’AMEPA, Associazione delle Minoranze Etniche dei Popoli Autoctoni, di cui è presidente Guy Ngoma. Il suo segretario è un giovane studente in legge all’università di Brazzaville. È proprio la volontà di acquisire un’istruzione di livello universitario da parte di molti giovani pigmei, che ha fatto maturare l’autocoscienza e ha incoraggiato questo popolo, il più antico dell'Africa, ad assumersi la responsabilità di promuovere i propri diritti.

I pigmei non vogliono più vivere emarginati dalla società e dalla politica del paese che è anche il loro, non accettano più che vengano lesinati loro i servizi sociali di base, garantiti a tutti gli altri cittadini. Gli occhi di molti di loro si sono aperti su una condizione di sfruttamento economico di cui sono vittime: “I bantu ci fanno sgobbare per una giornata intera, e alla fine ci mettono in mano poco più di un euro, credendo di averci ancora fatto un favore”, si sfoga un pigmeo della regione di Impfondo. E continua: “Se non riusciamo a terminare il lavoro, ci minacciano, e non tollerano le nostre proteste. Dicono che noi siamo i loro schiavi”.

Il coordinamento nazionale di tutte le associazioni locali dei pigmei è riuscito a far arrivare una proposta di legge al Parlamento congolese. Si tratta di una serie di misure che intendono promuovere la protezione della loro minoranza e l’accesso all’istruzione e alla sanità, e allo stesso tempo punire le discriminazioni e i soprusi di cui sono fatti oggetto.

Nel 2005 il Ministero della Giustizia aveva introdotto in Parlamento un progetto di legge sulla protezione dei pigmei, ma questi ultimi l’hanno trovato tiepido e timido, e hanno deciso di metterci mano in prima persona. Ne è nato un testo coraggioso, che è stato discusso ed elaborato con la collaborazione di tutte le associazioni.

Colpisce la richiesta di introdurre delle pene severe verso chi è trovato colpevole di discriminazione versi i pigmei, che sono il 10% della popolazione del Congo. Il reato di discriminazione è così precisato: ogni atto volto a favorire lo sfruttamento economico, i maltrattamenti e le ingiurie contro i pigmei, e il rifiuto di prestare cure sanitarie e di pregiudicare un pigmeo nell’accesso a un qualsiasi servizio sociale a favore di un cittadino bantu.

James Anaya, membro della Commissione dell’Onu per la protezione dei diritti dei popoli indigeni, ha visitato il paese qualche settimana fa, ed ha incoraggiato il governo congolese a prendere in esame la proposta di legge elaborata dalle associazioni dei pigmei.

E nel rapporto che ha presentato all’Onu dopo la sua visita ha insistito sulla necessità che siano adottate misure concrete e risolute per cambiare il destino dei pigmei, che ancora oggi sono considerati cittadini di secondo ordine, emarginati ed esclusi dai processi di decisione e dallo sviluppo del paese. I comportamenti discriminatori nei loro confronti, ha sottolineato Anaya, sono purtroppo molto radicati nella popolazione bantu, ed è quindi necessario mandare segnali energici, affinché si crei una nuova mentalità tra i cittadini del paese, e i pigmei siano pienamente integrati nella società e nella cultura del Congo.

4-02-2011

Alcune scene della vita dei pigmei della tribù Babongo, che vivono nella foresta congolese



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