Swaziland: preoccupazioni per l'economia

Swaziland: preoccupazioni per l'economia

febbraio 2011
Il Swaziland è un piccolo paese incastonato tra il Sudafrica e il Mozambico, senza sbocchi sul mare. Ha una popolazione di 1.130.000 abitanti. È diventato indipendente nel 1968, dopo essere stato per quasi un secolo protettorato britannico. Ha il triste primato mondiale dell’infezione da HIV: il 40% della popolazione è sieropositiva. L’Aids ha fatto crollare l’aspettativa di vita, che è di 32 anni per le donne e 31 per gli uomini.

La sua economia ha un aspetto curioso: il 20% del Pil è fornito dagli introiti che gli versa il SACU, la Southern African Customs Unions. Questo è un accordo doganale che il Swaziland ha firmato con altri paesi dell’Africa Australe: Botswana, Namibia, Lesotho, Sudafrica. È una specie di cassa comune nella quale vengono versate le imposte doganali degli interscambi tra quei paesi, fissate e applicate in comune. Alla fine di ogni anno i ricavi vengono ripartiti con il criterio della solidarietà, andando ad aiutare principalmente i paesi più poveri.

La crisi economica globale ha però fatto crollare del 70% i ricavi doganali, dato che tra le misure scelte dai paesi più forti del SACU per rilanciare l’economia c’è quella di ridurre la pressione fiscale. Il Swaziland ha visto così la sua economia precipitare ancora più in basso.

Il governo deve fare i conti con una riduzione drammatica del budget statale, e nel 2010 ha dovuto operare profondi e dolorosi tagli alla spesa pubblica. Nonostante le promesse di non toccare i servizi sociali, come scuole e ospedali, di fronte a un debito pubblico che è arrivato a un terzo del Pil il governo ha rivisto la sua politica sociale.

L'Agenzia Fides riferisce che 140.000 bambini orfani quest'anno non potranno essere ammessi a scuola, perché è stato tagliato il sussidio statale che permette il loro accesso alle scuole pubbliche o private.

In queste ultime settimane si è messo di traverso anche il clima, con piogge diluviali che hanno provocato numerose frane e fatto crollare diversi ponti. Ma il governo ha dovuto annunciare che non ha più fondi per finanziare la società statale dei lavori pubblici, rimasta con i suoi bulldozer nei garage, a causa della mancanza di combustibile e di pezzi di ricambio.

I contadini si lamentano che non riescono più a far arrivare i prodotti agricoli ai mercati delle città, dato che le pessime condizioni delle strade hanno fatto schizzare i prezzi del trasporto.

Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) si è occupato recentemente di questa piccola enclave africana. Le sue ricette non sono una novità: riduzione delle spese statali, aumento del prelievo fiscale, incentivo all’industria privata per rilanciare la produzione.

Il governo, che ha bisogno di un’iniezione urgente di liquidità, ha annunciato un piano per tagliare 7.000 posti nella funzione pubblica. Sta inoltre studiando l’introduzione di un’imposta sul valore aggiunto, contrastando le proteste dei sindacati che denunciano il considerevole aumento dei prezzi che ne conseguirà, e la drammatica riduzione del potere di acquisto della massa dei cittadini, che era già il più debole di tutti i paesi della SACU.

Forti perplessità sono state sollevate dai rappresentanti della società civile sulle misure proposte dal governo di aumentare la produzione dell’industria mineraria, in modo da far crescere le entrate dalle royalties statali e dare una scossa a tutta l’economia nazionale. Essi fanno notare, in antitesi, che lo stesso Fmi ha fatto previsioni per i prossimi anni di una diminuzione del fatturato dell’industria mineraria dei vicini Botswana e Namibia, che hanno giacimenti immensamente più ricchi dello Swaziland.

Prima di pensare ad aumentare le entrate statali, consiglia il Fmi, è urgente e fondamentale pianificare con razionalità la contrazione delle spese.

8-02-2011

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