Strade della RD Congo: tanti km ancora da fare

Strade della RD Congo: tanti km ancora da fare

febbraio 2011
RD Congo: ricostruzione delle strade

Nel 2006 il governo congolese annunciò un audace programma di ricostruzione dell’infrastruttura stradale del paese. Era una delle promesse elettorali, e, vinte le elezioni, il partito al governo si è dato da fare per mantenerla. Il programma era audace, perché aveva la pretesa di rimettere in funzione ben 10.000 km di rete viaria. Gli era stato dato il nome di Cinq Chantiers.

Audace anche perché il paese è grande 8 volte l’Italia, è reduce da una guerra civile durata un decennio, è tra i paesi più disastrati per vie di comunicazione, è traversato in tutta la sua superficie da fiumi numerosi e abbondanti di acque.

Un quinquennio è passato, e si avvicina un’altra tornata elettorale. È un’occasione per fare un bilancio di Cinq Chantiers. Ecco le cifre presentate dal Ministero delle Infrastrutture: 1.322 km di vecchie strade riasfaltate, 110 km di asfalto costruito ex novo, 3.754 km di strade in terra battuta riaperte al traffico pesante, 198 km di rete viaria aumentata di portata.

Un totale, dunque, di circa 5.000 km di strade su cui si è lavorato, la metà dell’obiettivo annunciato. Ma poco l’asfalto e poche le nuove strade. In sostanza si è rimodernato il vecchio impianto stradale dell’epoca coloniale, concepito per un paese che aveva all’epoca 15 milioni di abitanti, mentre oggi ne ha 63. Una vecchia rete di comunicazione che non risponde più alla mappa odierna dei centri di produzione economica del paese.

Tra i finanziatori di queste grandi opere pubbliche troviamo attori già noti al paese, come la Banca Mondiale, l’Unione Europea e la BAD, Banca Africana per lo Sviluppo. Un solo attore nuovo: la Cina. Il suo ingresso nel mercato congolese non è avvenuto per la porta di servizio, ma sul tappeto rosso di un accordo ambizioso tra il Ministero congolese delle Infrastrutture e un consorzio di grosse imprese cinese, sponsorizzate dal loro governo. L’oggetto di questo accordo è il diritto di esclusiva sullo sfruttamento delle miniere congolesi.

Il Congo ha il sottosuolo più ricco non solo dell’Africa ma di tutto il pianeta. Metalli preziosi (diamanti, oro, platino), rame, ferro, e i minerali strategici per le tecnologie del presente e del futuro, come la tantalite e la columbite.

Ma il Fondo Monetario Internazionale nel settembre 2009 ha imposto la revisione del contratto, perché concedeva troppi vantaggi alla Cina, e svendeva il futuro del paese. Di conseguenza la Cina ha bloccato quasi tutti i cantieri che le sue imprese avevano aperto due anni prima, dopo la firma del contratto.

Ritorniamo alle strade. La ricostruzione e riabilitazione ha privilegiato la capitale Kinshasa. Tre imponenti cantieri hanno permesso di rimettere a nuovo le più importanti arterie: i boulevard 30 Juin, Patrice Lumumba, e il Trionphal. Fuori della capitale, 4 province si sono accaparrate la maggioranza dei cantieri: Bas-Congo, Bandundu, Province Orientale e Katanga. Si veda la cartina qui in basso pubblicata da Jeune Afrique.

La Route Nationale 1, che unisce il porto di Matadi con Kinshasa, è stata la prima ad essere rifatta, visto il suo ruolo chiave nell’approvvigionamento della capitale. Poi i lavori sono proseguiti lungo la stessa Strada Nazionale in direzione Est, fino a Batshimba, nel Bandundu, il granaio del Congo, che rifornisce di vivande i 6 milioni di kinois. Il Katanga è invece il forziere del paese, dove sono concentrate le più ricche miniere. Anche qui gli sforzi si sono moltiplicati, per favorire gli investimenti stranieri e aumentare la produttività.

Un altro asse viario privilegiato è quello del nord-est: Kisangani-Beni-Bunia. Anche qui ci sono interessi minerari. L’isolamento in cui versava quella Provincia aveva incoraggiato nell’ultimo decennio ripetuti tentativi secessionisti.

Le altre Province aspettano il loro turno. Nel Kasai Occidentale sono già arrivati i bulldozer che inizieranno a breve la riabilitazione dell’asse Tchikapa-Kananga. Poi sarà il turno dell’altro Kasai e dell’Equatore, che non ha più il presidente Mobutu, suo più illustre figlio, come volano del suo sviluppo.

Il paese sente già il clima elettorale e la riabilitazione del sistema viario è un argomento che suscita dibattiti e discussioni accese. Sui quotidiani, stampati e online, i sostenitori del presidente Kabila lodano lo sforzo dispiegato finora, il più rilevante ed efficace da quando il paese è indipendente.

Gli oppositori del governo, invece, criticano il programma perché troppo dispersivo, superficiale, senza obiettivi e strategie coerenti.

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Approfondimenti:

  • Cinq Chantiers, il sito informativo del Governo della RD Congo sui lavori di ricostruzione stradale. C’è anche la versione inglese.

  • Qualche voce del dibattito congolese sulle strade:

* RD Congo : Indispensables et coûteuses routes chinoises (Info Sud)
* Cinq Chantiers: Le temps de l’essoufflement? (Congo Indépendant)
* Vari articoli pubblicati dal sito di Radio Okapi, la voce indipendente della Missione dell’Onu nel Congo


  • Guarda su Flick alcune foto della Ong Première Urgence che ha realizzato un progetto di rifacimento di alcune vie di comunicazione nella Provincia dell’Haut-Uelé (estremo nord-est)


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