Chiese del Sudan: tra timori e speranze

Chiese del Sudan: tra timori e speranze

febbraio 2011
Mons. Daniel Adwork, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Khartoum, scrive all’organizzazione cattolica Kirche in Not: “Qualche settimana fa il presidente Omar al-Bechir ha dichiarato che, dopo il referendum e la partizione del Sudan in due stati, il Nord diventerà uno stato interamente islamico nella sua religione, e interamente arabo nella sua cultura. Questa non è una strategia politica nuova, ma un piano messo in atto a partire dal 1956, anno dell’Indipendenza del Sudan”.

Cristiani rimasti al Nord: minacce e soprusi

Il prelato denuncia le pressioni che vengono esercitate sui cittadini del Sud-Sudan che vivono ancora nel Nord: “In molti posti è chiesto loro che cosa stanno ancora a fare nel Nord. Lavoratori agricoli del Sud, impiegati in aziende gestite da padroni del Nord, hanno subito maltrattamenti, il loro salario è stato ridotto arbitrariamente, e quando osano protestare vengono minacciati con un arma”.

Il timore è che il Nord, con il pretesto dell’esito referendum, radicalizzi il suo orientamento islamico, e abolisca d’un tratto tutti i progressi fatti in 50 anni, sotto pressione internazionale, per aprire la Costituzione e le istituzioni del paese alla tolleranza e alla coesistenza di più religioni.

Il vescovo si dice anche preoccupato dalle voci che circolano a Khartoum, e cioè che sia già stata presa la decisione di espellere tutti i sudanesi del Sud dai posti di responsabilità che ancora occupano nei ministeri, nella polizia, nell’esercito, e in tutte le istituzioni pubbliche.

Ma la sua speranza non vuole cedere al pessimismo, dice Mons. Adwork, e si dice fiducioso nelle ripetute dichiarazioni da parte degli uomini di governo del Nord che ogni soluzione sarà trovata per mezzo del dialogo, e con mezzi pacifici, e che il futuro sarà costruito insieme, Nord e Sud, uniti da comuni interessi e da una storia che non si può cancellare.

Tra pochi giorni i vescovi delle due parti del Sudan, Nord e Sud, si riuniranno per una seduta straordinaria della Conferenza Episcopale. Il tema sarà il futuro della stessa Conferenza: rimanere ancora insieme, con due regioni ecclesiastiche, oppure creare due Conferenze nazionali? Ma non mancherà un dibattito anche sulle iniziative che la chiesa deve intraprendere per promuovere la pace e per difendere i diritti dei cristiani del Nord.

La presenze dei guerriglieri del LRA, minaccia per la pace

L’indipendenza del Sud Sudan è minacciata dalla presenza dei guerriglieri dell’Esercito di Resistenza del Signore (LRA), avvertono i membri della Acholi Religious Leaders Peace Initiative (ARLPI), che si sono riuniti nel nord Uganda. Gli Acholi sono il gruppo etnico maggioritario del nord Uganda. Appartengono a questa etnia sia i membri dell’LRA sia le vittime ugandesi di questo gruppo.

Da anni l’LRA ha abbandonato il nord Uganda, trovando rifugio in una vasta area che va dal nord-est della Repubblica Democratica del Congo al sud-est del Centrafrica, fino al Sud Sudan.

“L’LRA senza dubbio costituisce una minaccia per il Sud Sudan”, ha dichiarato all’Agenzia Fides Mons. Edward Hiiboro Kussala, Vescovo di Tombura-Yambio, la diocesi sud-sudanese più colpita dalle azioni del gruppo. “Solo tre giorni fa i guerriglieri hanno attaccato il mio villaggio natale, Source Yubu, dove hanno ucciso 4 persone e rapito altre 7”, afferma il Vescovo.

L’ARLPI ha voluto rilanciare una serie di iniziative volte a instaurare un clima di fiducia, di dialogo, di riconciliazione all’interno dell’etnia Acholi. I leaders religiosi hanno ribadito la loro opposizione ad una soluzione militare (sostenuta dai governi dei Paesi interessati) ed hanno lanciato un appello perché vengano riprese le trattative di pace con la dirigenza dell’LRA.

Anche Mons. Kussala afferma che “solo il negoziato può mettere fine alle violenze dell’LRA” e sottolinea: “Anch’io lancio un appello per la ripresa del dialogo con l’LRA”.

I Gesuiti inaugurano a Rumbek un centro di formazione agricola

I Gesuiti sono presenti nel Sud Sudan da parecchi anni, ed oltre alla conduzione di alcune parrocchie nella diocesi diretta da un missionario italiano, Mons. Cesare Mazzolari, gestiscono un importante centro di formazione professionale, che prepara giovani tecnici nei campi dell’elettricità, dell’animazione sanitaria, dell’informatica e delle energie rinnovabili.

Da pochi giorni funziona un altro importante settore di formazione, quello dell’agricoltura e dell’allevamento. Il suo direttore è il p. Francis Njuguna, e la sua sede è nel villaggio di Akoljal, a 10 km a est da Rumbek. Il direttore spiega che la scuola è una risposta un bisogno più volte espresso dalla popolazione locale, la quale ha offerto il terreno su cui funziona il centro, vasto 1,2 km quadrati.

Accoglierà 100 studenti ogni anno, fornendo loro le conoscenze necessarie per avviare un’impresa agricola, dedicata alla coltivazione di cereali e all’allevamento di animali.

20-02-2011


Sud Sudan, nascita di una nazione



I progetti sociali della chiesa a Rumbek




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