Il calvario della popolazione ivoriana

Il calvario della popolazione ivoriana

febbraio 2011
Da 90 giorni la Costa d’Avorio è senza presidente. O meglio ne ha due che si disputano il diritto di governare il paese, dopo il secondo turno delle elezioni del 28 novembre scorso. Il primo, Laurent Gbagbo è il presidente uscente, dichiarato vincitore dal Consiglio Costituzionale. Questo organo, composto in maggioranza da uomini di sua fiducia, ha annullato i risultati proclamati dalla Commissione Elettorale Indipendente, che dava vincitore il secondo candidato, Alassane Ouattara.

Gbagbo è ostinato nel conservare il potere, ma gode di pochi appoggi nella comunità internazionale. Sia l’Onu che l’Unione Africana, infatti, hanno riconosciuto Alassane Ouattara come presidente legittimo, eletto tramite una votazione “free and fair”, libera e giusta.

Mentre la politica e la diplomazia cercano faticosamente una via per uscire da questa situazione intricata, la gente della Costa d’Avorio deve fare i conti con un quadro sociale sempre più degradato.

Farmacie senza medicinali

Cominciamo dalla salute: chi è malato e ha bisogno di acquistare medicine non sa più dove trovarle. Il suo farmacista gli dice: “Sai anche tu che siamo colpiti da sanzioni economiche internazionali e che nel nostro porto le navi non scaricano più le merci”.

Ascolta poi alla radio le dichiarazioni di Kouassi Parfait, presidente dell’ordine dei farmacisti: “Il sistema bancario nazionale è bloccato, non possiamo più trasferire fondi all’estero per comprare i medicinali dai nostri fornitori in Europa o in Asia. Finché dura questa situazione politica le nostre farmacie rimarranno senza approvvigionamenti”.

Se si rivolge poi a un ospedale o a un ambulatorio trova che il personale è drasticamente ridotto. Gli spiegano che molti medici e infermieri hanno preferito raggiungere le loro zone di origine, dove si sentono più sicuri nel caso scoppi una nuova guerra civile. Purtroppo il popolo fa equivalere appartenenza etnica e appartenenza politica, e in caso di disordini non si risparmia nessuno.

Campagne di vaccinazione in stallo

Aurélien Kouamé è un tecnico dell’Oms. Dall’inizio di novembre aspetta di cominciare la seconda fase di una vasta campagna di vaccinazione contro la polio, che dovrebbe raggiungere 6,8 milioni di bambini. “Abbiamo tutte le dosi dei vaccini nei nostri magazzini, ma non possiamo viaggiare per il paese. Ce lo impedisce la situazione politica. Intanto passa il tempo e la scadenza dei vaccini si avvicina. Dovremo rinunciare alla campagna”.

Un’altra grande campagna di vaccinazioni era programma per il 2011, quella contro la febbre gialla. È rivolta ad alcune province del centro del paese, dove il virus ha colpito una settantina di persone in poche settimane. Se non si interviene con prontezza l’epidemia rischia di propagarsi. L’Unicef, con l’aiuto di alcune Ong, sta portando avanti la campagna, tra mille difficoltà.

“Non riusciamo a raggiungere tutti i villaggi, ma dobbiamo continuare là dove si può. Nonostante l’impasse politica che vive il paese, noi stiamo dimostrando che l’opera umanitaria continua a funzionare e a salvare molte vive in Costa d’Avorio”, dice il dr Eli Ramamonjisoa, uno dei responsabili dell’Unicef nel paese.

Cassa integrazione senza salario

Ma le difficoltà dei cittadini non si limitano alla salute. Andare a fare la spesa al mercato è diventato un incubo: i generi alimentari, sia quelli prodotti sul posto, sia quelli importati, diventano sempre più rari, e i loro prezzi sempre più alti. La causa è sempre la stessa: la circolazione delle merci tra le varie regioni del paese è interrotta, e le importazioni sono rese difficili dall’embargo decretato contro il paese.

I lavoratori di molte aziende hanno dovuto imparare un termine nuovo: chomage technique. Noi la chiameremmo cassa integrazione, se lo stato ivoriano avesse effettivamente un fondo di accantonamento che permette di pagare un assegno sociale ai disoccupati. La maggior parte delle aziende ha ridotto di parecchio la produzione. Si sono già fatte fare le ferie anticipate a tutti i lavoratori, e non si sa come occupare i lavoratori in fabbrica o negli uffici, oltre al problema di arrivare alla fine del mese con un po’ di liquidità per pagare il salario.

In pratica, allora, una parte dei lavoratori sono sospesi dal lavoro, viene data loro una garanzia di mantenimento del posto, ma non viene assicurata nessuna retribuzione.

La camera di commercio di Abidjan quantifica tra il 30 e il 50% la riduzione della produzione, percentuale che arriva al 70% nel settore delle costruzioni. “Il nostro morale è al punto più basso – spiega un imprenditore. Le imprese più grosse riusciranno a risollevarsi passata questa crisi, ma le piccole e medie imprese che non hanno basi solide ne usciranno strangolate”.

Banche chiuse

I clienti della BICICI, terza banca del paese per depositi, lunedì 13 febbraio hanno avuto la sorpresa di trovare chiuse al pubblico le filiali. Impossibile ritirare i propri soldi ed eseguire altre operazioni. La BICICI fa parte del gruppo francese BNP Paribas. I vertici della società hanno informato i clienti che la decisione è stata presa in seguito alla chiusura della sede ivoriana della BCEAO, la banca centrale degli stati dell’Africa dell’ovest, che emette le banconote e regola le transazioni inter-bancarie nel paese e nella regione. I depositi dei clienti sono conservati intatti, anche se momentaneamente non sono resi disponibili.

Anche la Borsa d’Abidjan, che serve diversi paesi della regione, è chiusa per un tempo indeterminato. Nelle due settimane trascorse, una dietro l’altra, diverse banche hanno seguito l’esempio della BICICI: Access Bank, banca privata nigeriana, Standard Chartered Bank, sudafricana, Citibank (del gruppo americano Citigroup), SGBCI, del gruppo Société Générale, prima banca del paese. L’ultima è la SIB, ex Crédit Agricole e controllata ora da una società marocchina, che ha chiuso una settimana fa.

Citibank è una banca speciale: non ha sportelli per il grande pubblico, ma è il grande finanziatore delle imprese che lavorano nell’estrazione del gas e del petrolio, e il finanziatore dei grossi commercianti di cacao.

Il cacao è il prodotto che da solo costituisce un quinto del Pil. In Costa d’Avorio si coltiva e esporta il 46% della produzione mondiale. Da quando a metà gennaio sono state imposte le sanzioni economiche internazionali contro la Costa d’Avorio, è sempre più difficile esportare il cacao ivoriano. Le imprese esportatrici accreditate hanno interrotto le attività. Il contrabbando verso i paesi vicini ha aumentato di volume, con tutto il suo seguito di corruzione e di distorsione dei mercati.

Alunni rimasti a casa

Concludiamo con una parola sul sistema scolastico, che non poteva non soffrire perturbazioni. Le scuole dell’obbligo sono ufficialmente funzionanti a Abidjan, ma le violenze, che scoppiano qui e là improvvisamente, spingono i genitori a tenere i propri figli a casa. All’interno del paese parecchi insegnanti non originari del posto non sono ritornati nelle loro classi dopo le vacanze natalizie. Hanno paura delle ritorsioni etniche, e preferiscono rimanere là dove si sentono più al sicuro. L’università e i molti istituti secondari sono chiusi da tempo, e nessuno sa quando riapriranno.

Save the Children da anni svolge un programma di miglioramento dell’accesso alla scolarità e del livello degli insegnanti. Il suo responsabile in Costa d’Avorio, Elkane Mooh, oggi non può che costatare sconsolato il vanificarsi di tanti sforzi: “Se la crisi continua, abbiamo delle buone ragioni per prevedere che la situazione scolastica farà molti passi indietro”.

27-02-2011


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