Chi sono i mercenari africani arruolati da Gheddafi?

Chi sono i mercenari africani arruolati da Gheddafi?

marzo 2011
Chi sono, quanti sono, da dove vengono i mercenari africani sub-sahariani che combatterebbero per Gheddafi e contro la popolazione libica che si è ribellata al dittatore?

Fin dai primi giorni della sollevazione popolare nell’est della Libia, sono circolate informazioni riguardo combattenti africani di pelle nera, schierati al fianco delle truppe leali a Gheddafi, e impiegati per reprimere con il fuoco delle armi i dimostranti e i rivoltosi.

Saddam, un giovane universitario di Bayda, dichiarava il 21 febbraio alla Reuters: “I mercenari hanno ucciso 150 persone in due giorni. Mio fratello Khaled è stato il primo martire, e altri sette sono caduti con lui. I mercenari provengono dal Ciad, ma anche dal Marocco e dalla Tunisia. Ne abbiamo catturati alcuni, che dicono di aver ricevuto l’ordine da Gheddafi di eliminare i manifestanti”.

Il giornalista di France 24 Cyril Vanier all’inizio di marzo ha raccolto le testimonianze di civili che sono sfuggiti ai mercenari: “Numerosi abitanti di Brega, che sono arrivati da poco a Benghazi, raccontano di aver visto dei mercenari allineati con le truppe pro-Gheddafi. Dal loro accento si pensa che si tratti di ciadiani. Quaranta di loro sono stati arrestati dagli insorti”.

Informazioni da youtube e twitter

Il 22 febbraio anche l’ambasciatore libico in India, Ali al-Essawi, ha dichiarato ai giornalisti: “Dalle informazioni ricevute, i mercenari vengono dall’Africa sub-sahariana, parlano francese. Stanno commettendo delle atrocità, entrano nelle case e uccidono donne e bambini.”

Su internet sono cominciati a circolare dei video, come quelli raccolti dal sito Revolution Blog.

s-110306 mercenari libia 2Un altro mezzo usato dalla popolazione libica per diffondere informazioni sui mercenari africani è twitter. Halimatu Syadiah scrive il 18 febbraio: “Mercenari africani sono infiltrati in ogni città libica, e hanno con sé dei pugnali per uccidere”. Un altro che si fa chiamare Franck gli fa eco: “Si ha notizia che i mercenari africani siano originari dal Ciad, Niger, Uganda, Mali e Burkina Faso”. E un altro ancora, con il nick-name di Raul Rodriguez: “Un mio contatto nell’esercito riferisce che 1300 mercenari africani sono arrivati in Libia nei giorni scorsi”.

L'opinione degli analisti internazionali

Cosa pensano gli esperti e gli analisti internazionali di queste informazioni su presunti mercenari africani? Nessuno di loro dispone di dati certi raccolti da fonti sul terreno, e fanno alcune considerazioni basandosi sul confronto tra queste informazioni e ciò che si conosce sull’organizzazione militare di Gheddafi e sulla storia della presenza di africani neri nell’esercito libico.

Jean-Philippe Daniel, specialista di mercenari all’Institut des relations internationales et stratégiques (Iris) di Parigi, è abbastanza cauto: non crede che Gheddafi abbia lanciato un appello ai mercenari del continente, non appena è scoppiato la rivolta. Non crede neppure alle cifre che circolano e ai favolosi compensi promessi da Gheddafi ai mercenari. “Questi mercenari di cui parlano i giornalisti sono probabilmente gruppi di militari stranieri che già collaborano con il regime da una trentina d’anni. All’inizio dell’insurrezione sono venuti di propria iniziativa a vendere i loro servizi al colonnello”.

Adam Roberts, che ha scritto un libro sui mercenari autori del fallito attentato al presidente della Guinea Equatoriale, suggerisce questa spiegazione: “Gheddafi ha sempre avuto attorno a sé una rete di soldati altamente addestrati, provenienti da tutta l’Africa Occidentale. La Libia è un paese ricco, e attira militari da vari paesi africani, disposti a vendere i loro servizi”.

E aggiunge: “I dittatori tendono a circondarsi di combattenti che siano fedeli alla loro persona più che a una fazione locale. E poi i mercenari stranieri sono meno schizzinosi quando si tratta di sparare sulla popolazione locale”.

Africani in Libia: una presenza antica e complessa

s-110306 mercenari libia 3Thomas Miles è un americano che cura un blog dedicato alle questioni politiche dell’Africa Occidentale. Il 20 febbraio ha pubblicato un lungo post sul “problema” dei mercenari in Libia. Anche lui non fa molto affidamento sulle testimonianze della popolazione, che ritiene esagerate e probabilmente viziate da certi pregiudizi xenofobi dei libici verso i neri africani.

Scrive: “In Libia c’è una lunga storia di paura, odio e oppressione basata sul colore della pelle. Pochi sanno che c’è una minoranza “nera” di libici, ben distinta dal resto della popolazione e guardata con disprezzo, minoranza che discende da antichi schiavi africani”. E poi c’è un’altra minoranza di “neri”, di origine più recente: sono rifugiati politici ed economici arrivati decenni fa, che si sono inseriti nel tessuto sociale ed ora godono di una certa agiatezza. Ma anche questi sono guardati dai libici con diffidenza.

Alcuni video che circolano su Internet, nei quali si vedono passare gruppi abbastanza numerosi di neri, osserva Miles, ritraggono con molta probabilità però un altro gruppo: sono i lavoratori africani, regolarmente assunti da imprese che operano in Libia, ed ora, come tutti gli stranieri, cercano disperatamente una via di fuga.

Oppure possono essere i migliaia di immigrati clandestini, mal visti dai libici, che fuggono dai campi di raccolta che il governo ha predisposto in vari punti del paese. Il caos che regna non può non avere conseguenze drammatiche su queste persone. Su di essi si scatena la xenofobia e il bisogno di capri espiatori.

A Tripoli un centro di addestramento per aspiranti guerriglieri

s-110306 mercenari libia 4Miles invita a non dimenticare pagine di storia recente della Libia: quando il mondo era ancora diviso nei due blocchi della guerra fredda, la Libia era il più grande campo di addestramento dei rivoluzionari e oppositori di vari angoli del mondo. Quale terrorista o ribelle non è passato dalla Libia? Foday Sankoh della Sierra Leone, Charles Taylor e Moses Blah della Liberia, Blaise Compaoré del Burkina Faso, hanno tutti imparato la guerriglia in Libia. Per non parlare dei ribelli tuareg del Mali e del Niger, che qui sono di casa.

Spiega Miles: “la Libia ha sviluppato una sofisticata struttura di supporto a gruppi rebelli, con base nelle vicinanze di Tripoli. È chiamata ‘Al-mathaba al-alamiyya’, Centro mondiale di lotta contro il razzismo e il fascismo”. Non è poi così segreta, dato che su internet circolano parecchi documenti su di essa.

Chi si stupisce della presenza di militari ciadiani ha dimenticato la storia delle relazioni tra Libia e Ciad. Negli anni ’70 e ’80 i due paesi si sono fatti guerra per il controllo della striscia di Aouzou. Gheddafi a questo scopo appoggiò il Frolinat di Hissène Habré (che tra l’altro è sotto processo della Corte Penale Internazionale), fornendo addestramento e materiale militare, affinché rovesciasse il governo filo-francese e instaurasse in Ciad un governo docile alla Libia. E non c’è tentativo di colpo di stato in quel martoriato paese, in ci non siano coinvolti i servizi segreti libici.

Miliziani ciadiani, di casa a Tripoli

Uomini armati di origine ciadiana vanno e vengono in Libia da molti anni, e molti di loro sono stati arruolati nella guardia presidenziale, insieme a libici di origine sub-sahariana. I neri in divisa che sparano alla popolazione in rivolta possono appartenere a questi due gruppi, e non necessariamente essere dei mercenari, arruolati per l’occasione.

Ma non si esclude che ex-guerriglieri formati in Libia, spontaneamente o su diretta richiesta siano arrivati recentemente in Libia. Ma Miles li stima in un numero molto inferiore a quello ipotizzato dai giornalisti europei: non sarebbero più di 300.

Un altro blog molto informato è Sahel Blog, che in un post per i lettori approfondisce la questione dei mercenari africani.

Alex Thurston, autore del post, così riassume l’enigma della loro identità: “In Libia ci sono almeno tre categorie di combattenti stranieri: stranieri che sono parte delle forze di sicurezza regolari, stranieri che combattono a lato di Gheddafi per ragioni politiche, stranieri che uccidono i libici principalmente per denaro. Ma aggiungiamo altre due categorie: quelli che sono arruolati con la forza, e persone innocenti accusate di essere mercenari”.

6-03-2011

La foto sotto il titolo: Un miliziano anti-Gheddafi controlla tre africani intercettati a un posto di blocco nell’est della Libia, e sospettati di essere mercenari arruolati del governo (foto BBC).

Le altre foto sono di Julian Simmonds, tratte dalla Gallery esclusiva pubblicata dal sito di The Telegraph, che ritrae combattenti stranieri catturati e imprigionati nella scuola di Al Bayda, est della Libia.

Due video sul coinvolgimento di africani nei combattimenti in Libia:






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